“Commenti” Quel che Ichino finge di non sapere (P.Alleva)

20/02/2006
    venerd� 17 febbraio 2006

    Pagina 10 – Opinioni

      LAVORO

        Quel che Ichino finge di non sapere

          Piergiovanni Alleva

            Nel suo articolo, pubblicato sul Corriere della Sera del 2 febbraio 2006, Pietro lchino ha presentato una tesi polemica, semplice, ma insidiosa: l’Unione critica la legge (strumentalmente definita) �Biagi� (che pi� correttamente chiameremo �Maroni�) la quale avrebbe cambiato poco o nulla in materia di precariet� e mercato del lavoro, per nascondere un vuoto di idee su quegli stessi temi. E’ vero l’esatto contrario, e non si pu� concedere all’Autore neanche l’attenuante dell’insufficiente informazione. Si tratta, infatti, di un giurista specializzato, ben addentro al dibattito di politica del diritto. La risposta non pu� che essere precisa. Innanzitutto, se avesse potuto, il governo di centrodestra pi� che cambiare qualche virgola allo Statuto dei lavoratori, lo avrebbe distrutto o svuotato, abrogando l’art. 18, ossia la garanzia fondamentale che regge tutte le altre. Altres� ha tentato di introdurre l’arbitrato di equit� che avrebbe di fatto impedito ai lavoratori di ricorrere alla magistratura. Questi tentativi sono stati scongiurati dalla resistenza di una parte del movimento sindacale.

              Vi sono, per�, leggi non meno importanti dello Statuto dei lavoratori che la legge Maroni, o altri interventi legislativi del centrodestra, hanno stravolto, come la legge 230/1962 sui contratti a termine e il Dlgs. 61/2000 sul part-time. O hanno abrogato, come la fondamentale legge 1369/1960 che fissava un principio-base di ordine pubblico del lavoro: � datore di lavoro chi effettivamente utilizza le prestazioni del lavoratore, e non chi lo assume per farlo lavorare presso altri. E che, inoltre, responsabilizzava l’imprenditore committente di un appalto – anche se lecito – rispetto al fatto che i dipendenti dell’appaltatore ricevessero un trattamento economico-normativo non inferiore a quello dei dipendenti diretti del committente. L’abrogazione della legge 1369 � la principale, negativa, novit� di una specifica parte della legge Maroni, in cui si � cercato di separare il lavoro dall’impresa che ne trae profitto, rendendo possibili, da un lato, appalti di mera manodopera, e, dall’altro, scorpori incontrollati di rami dell’azienda da cedere, per lo pi�, a societ� controllate dallo stesso imprenditore, formalmente autonome. Lo scopo � che i lavoratori continuino a produrre come prima, ma con minore retribuzione e minori diritti, perch� il loro rapporto di lavoro intercorre, ora, con un soggetto diverso (l’appaltatore di sola manodopera o la societ� controllata cessionaria) dal vecchio imprenditore, che, tuttavia, continua a utilizzare il loro lavoro.

                Anche nella parte dedicata ai rapporti di lavoro precari, la legge Maroni � stata tutt’altro che innocua. Anche se � vero che alcune figure di contratti precari, quali il contratto di lavoro a chiamata, occasionale, job sharing e di inserimento, sono disciplinati e presentati come prodotti di nicchia, cio� destinati a situazioni specifiche e soggetti deboli sul mercato del lavoro (giovani, donne, disoccupati di lungo periodo), tuttavia la moltiplicazione delle figure contrattuali innesca un pericoloso effetto di cumulo con le altre figure contrattuali di portata generale, che la legge Maroni ha molto peggiorato.

                  Ci riferiamo alla quasi completa liberalizzazione dei contratti a termine, con possibilit� di loro ripetizione, praticamente all’infinito, introdotta dal Dlgs. 368/2001; ancora, alla falsa promessa di eliminazione degli abusi delle co.co.co tradottasi nella beffa delle collaborazioni a progetto, che le hanno sostituite, ma senza portare nuove tutele, con l’aggravante di essere strutturalmente a termine, nonch� di aver fatto dilagare l’abitudine all’illegalit�, visto che i progetti sono meri espedienti verbali. Vi � stato, poi, l’ampliamento delle somministrazioni di lavoro a tempo determinato, sostitutive dei vecchi contratti di lavoro interinale, quale effetto a cascata della liberalizzazione dei contratti a termine diretti, e l’introduzione della somministrazione a tempo indeterminato (staff leasing) che costituisce il simbolo stesso della estraneazione formale tra chi presta il lavoro e chi lo utilizza. Sicuramente peggiorata � stata anche la disciplina del part-time, con la reintroduzione di un’accentuata flessibilit�, cio� invasivit� di quegli spazi di vita che, per esigenze di famiglia, salute, studio, il lavoratore a part-time cerca di salvaguardare, accettando il sacrificio economico connesso all’orario ridotto.

                    � l’effetto di cumulo tra tutti questi tipi di contratto precario, a valenza pi� o meno generale, che sta destrutturando il mercato del lavoro: si passa dal contratto interinale a quello di inserimento, poi, di nuovo, all’interinale, e, poi, al contratto a progetto, poi a quello a termine, magari reiterato. Intanto scorrono gli anni senza che si sia realizzato un vero inserimento professionale. Parlare di percentuale ancora modesta dei rapporti precari sull’insieme di tutti gli occupati � un non-senso, perch� ci� che conta, � che il precariato dilaga tra le nuove generazioni. Quelle a cui il centrodestra ha promesso tutele nel mercato al posto delle tutele nel rapporto, ma per negare, poi, sia le une che le altre.

                      I danni della legge Maroni sono stati, dunque, molteplici e, correttamente, vi � nel programma dell’Unione il suo superamento. A questo proposito, crediamo di dover formulare una proposizione, insieme metodologica e di merito, che, da una parte, costituisce una risposta ai dubbi di Ichino sui programmi dell’Unione e, dall’altra, risolve le diversit� di accenti all’interno dell’Unione, dove c’� chi vuol abrogare la legge Maroni, chi riformarla, chi superarla, e chi, prudentemente, ritoccarla. Si tratta di comprendere che sui temi su cui � intervenuta non si pu� distruggere senza costruire, n� costruire senza distruggere. Occorrer�, dunque, (ri)disciplinare l’intera materia degli appalti, delle esternalizzazioni, dei trasferimenti d’impresa, e, pi� in generale, il regime dei rapporti di lavoro all’interno dei gruppi societari, promuovere una riunificazione del mondo del lavoro, superando la distinzione tra lavoro subordinato e parasubordinato. Sar� necessario, dopo aver eliminato le varie figurette di rapporti precari, articolare un sistema di incentivazioni positive e negative per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro subordinato a termine.

                        Per non costruire sulla sabbia, occorrer� parallelamente introdurre nuove discipline in tema di lotta al lavoro nero (e, in specifico, dei migranti) e dare concretezza a quel sistema di tutele nel mercato, da sommarsi alle tutele nel rapporto, che il centrodestra ha solo promesso. Il che significa rivedere tutta la materia degli ammortizzatori sociali, nel senso della loro universalizzazione al di l� dei settore industriale, e quella degli esuberi, delle ristrutturazioni e delle delocalizzazioni. Infine, anche una legge sulla rappresentanza, rappresentativit� e democrazia sindacale, costituisce un impegno che si contrappone alla filosofia della legislazione del lavoro del centrodestra.

                          Come si vede, il programma dell’Unione � – contrariamente a quanto asserito da Ichino – tanto denso e affollato da porre semmai problemi di ben diversa natura, di precedenza e graduazione delle soluzioni di merito.