“Commenti” Prodi ha respinto l’ipoteca Cgil sul governo (P.Baretta)

07/03/2006
    marted� 7 marzo 2006

    Pagina6

    RIMINI. DAY AFTER

      Di Pierpaolo Baretta
      Segretario confederale Cisl

        Ma Prodi ha respinto l’ipoteca Cgil sul governo

          L’operazione politica tentata a Rimini, quella di un’ipoteca della Cgil su un prossimo governo Prodi, non � pienamente riuscita. A rendere incompiuto questo ordito, ci ha pensato proprio Prodi. Incassati i facili consensi, egli ha ribadito che, pur riconfermando la concertazione, la politica deve mantenere un profilo autonomo nelle decisioni. Nel merito, inoltre, ha ribadito l’impianto riformatore di molte parti del programma, senza cedere alle lusinghe dei massimalisti. Ma il rischio c’� tutto e il solo aver paventato l’idea di un sindacato di governo � un grave errore. Il sindacato rappresenta valori e interessi per milioni di persone che chiedono di essere promosse e tutelate in qualsiasi scenario politico, fosse anche quello che loro stesse hanno votato. Non distinguere tra il voto dei singoli e la rappresentanza collettiva delle organizzazioni sociali � autolesionista. E’ legittimo che ogni iscritto al sindacato, militante o dirigente, tifi per un risultato politico, ma non che sia il sindacato, utilizzando la propria sigla, a schierarsi, a fare campagna elettorale. Essere autonomi non vuol dire essere indifferenti, agnostici. La Cisl, in questi ultimi tempi, ha dato un giudizio nettamente negativo sulla legislatura che si sta concludendo: non siamo stati neutrali. Ma questo non ha voluto dire appartenere a una parte politica e non lo vorr� dire in futuro.

          Epifani, nella sua replica, ha fatto di tutto per spiegare che quanto � avvenuto a Rimini � diverso da quanto era accaduto a Parma con l’abbraccio tra Berlusconi e D’Amato. La diversit� sta nei contenuti e nello schieramento, ma la modalit�, purtroppo, � la stessa. Per la Cisl � l’attenzione ai contenuti che deve prevalere sulle logiche di schieramento, e in quest’ottica la vera risposta a Epifani l’ha data Mario Draghi. Il neo governatore, pur con una impietosa analisi sulla situazione economica, ha parlato della non �ineluttabilit� del declino. L’accento di Draghi alle potenzialit� dell’Italia, a uno sviluppo ancora possibile, non assomiglia per nulla all’ottimismo propagandistico di Berlusconi, ma nemmeno al catastrofismo di chi diffonde, in buona o cattiva fede, un’idea solo negativa del nostro paese.

          L’analisi di Epifani � lucida, si ritrova in molte parti nelle nostre stesse preoccupazioni. Ma la ricetta sembra affidata esclusivamente all’azione di un futuro governo di centrosinistra. La proposta stessa del patto fiscale, pur interessante, per come � formulata non nasconde un certo pessimismo sulle potenzialit� autonome della negoziazione di intervenire nelle dinamiche economiche. Ma la crescita e lo sviluppo deriveranno non soltanto dalle dinamiche politiche o dalla evoluzione del quadro di governo. Come in ogni periodo di pesante crisi, il miglior modo per favorire la ripresa �, per il sindacato, il rilancio della negoziazione a tutti i livelli. Tornare ad essere autorit� salariale, come ha ricordato Pezzotta nel suo intervento a Rimini, non � una formula valida solo per ottenere per i nostri rappresentati ci� che � giusto, ma �, anche, il modo per rimettere in moto il circuito virtuoso, oggi bloccato, tra accumulazione e redistribuzione.

          La “ineluttabilit�” del declino, per trovare il filo che collega il discorso del governatore alla nostra responsabilit�, non dipender� solo da buone norme, da buone leggi, ma, anche, se non addirittura principalmente, da buoni contratti e buone relazioni sindacali. La fiducia del paese in s� stesso, la voglia di intraprendere, la modernizzazione dello Stato, dell’economia e della finanza, la riorganizzazione del welfare, la ricerca di una diffusa giustizia sociale, necessitano di un clima propositivo, partecipativo, solidarista e non antagonista. Necessitano di un sindacato non ridotto a suggeritore del principe, ma attore protagonista dell’evoluzione sociale ed economica, non subalterno alle dinamiche politiche, ma capace di operare in proprio una vera redistribuzione del reddito, dell’uguaglianza, delle opportunit�.

          Questa responsabilit� � in capo, ovviamente, anche agli imprenditori e ai banchieri. Va rilanciata una stagione di confronti e accordi quadro bilaterali tra le controparti naturali. Le parti sociali debbono, accanto a una energica azione concertativa verso l’esecutivo, produrre decisioni in proprio che rimettano in moto il volano della competitivit� e della protezione sociale. Sia che abbiamo a che fare con un buon governo, che ne verrebbe da questa prassi avvantaggiato, sia che avessimo a che fare con un cattivo governo. Ed � per questo che tutti coloro che hanno una responsabilit� non direttamente politica, e pure hanno a cuore il futuro del paese, debbono riconoscersi tra loro e dar vita, loro stessi, ad un patto.

          E’ in questo contesto che la questione del modello contrattuale e di una sua riforma verso relazioni partecipative e decentrate non � una nostra fissazione, ma l’essenza stessa dell’azione sindacale e una componente essenziale del rilancio della nostra economia. E’ in gioco, dunque, la strategia, non la modellistica. Ed � per questo che la discussione va continuata e incrementata. Se il declino � evitabile, ma, sempre per dirla con Draghi, i tempi sono stretti, allora dobbiamo, s�, rivolgerci alla politica e contribuire al formarsi di una buona politica, ma, al tempo stesso, assumerci, da subito e senza alibi o deleghe, le nostre dirette e irrinunciabili responsabilit�.