“Commenti” Lo strano vocabolario dei nostri politici (S.Bartezzaghi)

03/05/2006
    mercoled� 3 maggio 2006

    Pagina 22 – Commenti

      Lo strano vocabolario dei nostri politici

        "Operai", "padroni": � come se dalle credenze della politica siano state estratte antiche chicchere inutilizzate da tempo

          Stefano Bartezzaghi

            Nel giorno in cui Fausto Bertinotti dedicava la sua elezione a presidente della Camera a "operaie e operai", l�ex prefetto Bruno Ferrante, candidato sindaco di Milano, deprecava l�annunciata partecipazione della sua rivale Letizia Moratti alla manifestazione milanese per il Primo Maggio. Letizia Moratti �, o sarebbe, una "padrona", e non si � mai visto un padrone sfilare il Primo Maggio con i lavoratori.

            Operai e padroni: sar� anche un caso ma � come se dalle credenze della politica siano state estratte antiche chicchere, inutilizzate da decenni, fuori moda e forse polverose, in cui servire il rosolio. Oggi i padroni si chiamano datori di lavoro, capitani d�impresa, top manager, grandi azionisti, capi, boss o megaboss; gli operai si chiamano dipendenti o manodopera, gli impiegati sono collaboratori, quadri, staff (indimenticabile neologismo della stessa Letizia Moratti, quando cinque anni fa si stava insediando al ministero della Pubblica Istruzione e sceglieva i collaboratori: �Non ho ancora visto i dossier, per ora sto staffando�). Le segretarie sono assistenti, i precari sono lavoro flessibile, gli apprendisti sono stagisti, il lavoro stesso si chiama attivit�, collaborazione, sforzo comune. Nebulose di eufemismi, a volte anglicizzanti, sempre fuorvianti, circondano la realt� pura e semplice: il lavoro non � liberato, e non lo sar�. I lavoratori percepiscono salari e stipendi in contropartita della loro prestazione d�opera alle aziende. Le aziende sono governate in linea gerarchica, l�area di garanzia � ristretta al lavoro dipendente ma l�assunzione non � pi� lo sbocco naturale dopo lo studio e l�apprendistato. Questo � il dato di fatto, il resto � fondotinta lessicale.

            Ci� che vi � di pi� curioso nella vicenda dei candidati milanesi � che il termine "padrona" � stato avvertito come una parola forte, se non proprio come un insulto: ma nessuno fra i sarcastici propugnatori del linguaggio politicamente scorretto si � erto a elogiare la franchezza di Ferrante (che gi� all�epoca delle primarie si era distinto per aver chiamato "giullare" il rivale Dario Fo, che gli dava del "poliziotto"). L�ironia con cui si accolgono gli espedienti verbali per nominare absit iniuria i poveracci ("portatori di handicap", "diversamente abili", "persone di colore") non scatta quando si chiama padrone un padrone. Letizia Moratti � stata a capo di un�importante agenzia di brokerage ed � sposata a un petroliere; nel periodo in cui � stata alla presidenza della Rai non ha certo usato un metodo che spiccava per cautela e collegialit� delle decisioni, e ci si ricorda soprattutto dei conflitti epici con la Direzione Generale dell�azienda. Insomma, � una persona che comanda: ha il carattere e la possibilit� materiale di comandare, ama farlo e probabilmente sa come si fa. Come l�avrebbe chiamata l�ammiratissimo Barney di Mordecai Richler?

            Forse nella nebulosa di nuovi significanti che ne rendono opaca l�identit� il lavoro ha anche cambiato significato, e come lui la sua festa del Primo Maggio. Vie terze e terziarie hanno confuso le relazioni fra datori di lavoro e dipendenti e nulla, nel mondo del lavoro, ha conservato un nome proprio. "Padrona" oggi � un termine che � in corso solo nell�archeologia del "Scior padron da li belli braghi bianchi" o al massimo nei teatrini del sadomaso.

            Fra il presidente della Camera con i suoi operaie e operai e il candidato a Palazzo Marino con la sua padrona, uno dei due si � poi pentito della scelta lessicale, e non � stato Bertinotti. Peccato. Per quella volta che Ferrante ne diceva una bella e chiara…