“Commenti” Lavoratori disoccupati – di C.Saraceno

05/12/2002







            (Del 5/12/2002 Sezione: Cultura Pag. 21)

            LA CRISI INDUSTRIALE IN ITALIA
            LAVORATORI DISOCCUPATI
Chiara Saraceno

            COSÌ come non c’è prevenzione ambientale, cura del territorio, capacità politica (perché quella tecnica c’è) di prevedere e contenere i danni, non c’è capacità previsionale e di prevenzione dei danni di un mercato globalizzato ( oltre che di scelte imprenditoriali non adeguate). E’ anni che si parla di responsabilità sociali delle imprese, che non riguardano solo l’ambiente, ma i contesti locali e nazionali in cui operano, il capitale umano e sociale di cui si servono e che talvolta distruggono. Ma, anche nel dibattito attorno alla riforma del mercato del lavoro approvata di recente dalla Camera, è assente una riflessione sulle contropartite da chiedere alle aziende, in termini di investimenti sulle risorse umane che da un giorno all’altro dichiarano ridondanti. Ma il nostro paese è singolarmente sguarnito anche per quanto riguarda le misure di emergenza. La riforma degli ammortizzatori sociali è di là da venire, disattesa dai governi dell’Ulivo e bloccata dall’attuale nella inutile contesa sull’articolo 18. Nella Finanziaria non vi è traccia di fondi ad essa dedicati. Così che anche questa volta a Torino, Termini Imerese, Arese, ci sarà differenza tra i cassintegrati e i lavoratori dell’indotto riguardo alla durata della sicurezza del reddito e al suo ammontare. I cassintegrati hanno diritto all’80% dell’ultimo stipendio, fino a un massimo di 900 euro al mese. Certo una forte decurtazione per molti. Ma i «disoccupati semplici» hanno diritto solo al 30% dell’ultimo stipendio, e per un periodo inferiore. E chi non ha diritto neppure a questa indennità (ad esempio perché non ha almeno 2 anni di contributi o ha esaurito il tempo concesso) non riceve nulla. La disoccupazione di lunga durata, così come la povertà, rimangono prive di sostegni, essi soli tacciati sbrigativamente di assistenzialismo. Si dice che la riforma degli ammortizzatori sociali costi troppo – circa 3 miliardi di euro. Ma non è detto che il costo dei prepensionamenti, delle casse integrazioni a tempo lungo e così via alla fine sia più basso. Certamente è meno equo.