“Commenti” La strada della concertazione (B.Ugolini)

23/03/2007
    venerdì 23 marzo 2007

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    La strada della concertazione

      Bruno Ugolini

        Torna la parola «concertazione». Appare, però, come un’esperienza nuova rispetto a tutte quelle del passato. Non è certo, innanzi tutto, il ripristino del cosiddetto «dialogo sociale», secondo la dizione cara al governo di centrodestra. Quello era un «dialogo» che (lo si è presto visto), puntava soprattutto a risultati politici. Ovverosia puntava ad accordi separati, in grado di isolare la Cgil, varando riforme a metà. Come quella sul mercato del lavoro che moltiplicava le forme contrattuali ma non assicurava diritti e tutele al popolo dei nuovi flessibili.

        Ignorando, in questo modo, le stesse indicazioni di Marco Biagi (ammortizzatori sociali, statuto dei nuovi lavori).

        Il metodo adottato dal governo Prodi emerge dissimile anche rispetto alla «concertazione» degli anni Novanta. Nei maxi-accordi del 1992 col governo Amato e del 1993 col governo Ciampi eravamo di fronte ad una situazione d’inflazione galoppante. L’incendio era alle porte, la patria in pericolo. E in quelle due tornate si consumò uno «scambio» tra governo, sindacati e imprenditori. Tra la cancellazione della scala mobile e la costruzione di un nuovo modello contrattuale. Una scelta che consentì l’entrata in Europa, il risanamento del Paese. Mentre cinque anni più tardi, nel cosiddetto «patto di Natale» del 1998, col governo presieduto da Massimo D’Alema, tutto filò abbastanza liscio e se c’erano dei problemi furono accantonati.

        Ora Romani Prodi «resuscita» una concertazione con stimmate nuove. Lo ha fatto capire bene quando ha sottolineato il fatto che la discussione sarà approfondita, nei tre tavoli approntati. Saranno ascoltate e confrontate le proposte dei diversi attori sociali. Ma poi occorrerà addivenire ad una sintesi, ad un compromesso.

        E alla fine, se rimarranno aperti dissensi, toccherà al governo decidere. Anche se non potrà, crediamo, infischiarsene delle opinioni delle parti sociali (a loro volta attese dal verdetto del mondo del lavoro che rappresentano).

        I sindacati, del resto, vanno a questi appuntamenti con una piattaforma rivendicativa approvata dagli organismi dirigenti di Cgil Cisl e Uil. È un insieme di istanze che a prima vista si evidenziano come abbastanza generiche, anche se mantengono un proprio preciso filo conduttore. Sono però la testimonianza di una raggiunta unità, assai più convincente del passato. Tanto che sarebbero stati in qualche modo intravisti anche i possibili «punti di caduta» di un negoziato che si annuncia difficile, sul quale però si addensano molte realistiche speranze.

        Ma perché Cgil Cisl e Uil non hanno messo sul tavolo tutte le loro carte, ammesso che le abbiano concordate? La ragione di fondo di questa scelta crediamo consista nel timore di vedersi «scavalcare» da qualche esponente governativo. E per questo hanno in questi giorni chiesto alla coalizione di centrosinistra di presentare le proprie precise disponibilità: dalle risorse a disposizione (il famoso «tesoretto») agli obiettivi da realizzare. Con l’uscita, insomma, da una ridda di voci, supposizioni, orientamenti spesso contrastanti.

        Non sarà una passeggiata, come ha fatto notare Guglielmo Epifani. Anche perché questa fatidica concertazione inizia mentre i giornali annunciano – ed è come un pugno in un occhio – lo sciopero del pubblico impiego ancora senza contratto. Mentre le prime sortite sul sistema pensionistico, i temi dell’allungamento dell’età pensionabile e del ritocco dei coefficienti, accanto alle promesse misure per i giovani e per le pensioni più basse, lasciano intravedere una risposta non accomodante dei sindacati. La carne al fuoco è tanta. Resta il fatto che il documento presentato ieri da Romano Prodi è valutato con rispetto ed attenzione. Alcuni punti certo, suscitano contrasti forti. Ma superabili. La verità si vedrà nei prossimi giorni e per i sindacati la carta vincente questa volta sta in loro stessi. Non più divisi.