“Commenti” La precarietà alimenta il sommerso (F.Mussi)

06/02/2006
    luned� 6 febbraio 2006

      Pagina 15 – Economia

      Riforme&Lavoro
      il dibattito

        Dalle pagine del �Corriere� Pietro Ichino, lo scorso 2 febbraio, ha criticato le posizioni dell’Unione sui temi del lavoro, sostenendo che il programma elettorale del centrosinistra manca di proposte concrete e che l’unico obiettivo � quello di smontare la riforma del governo, che secondo l’Unione ha introdotto una eccessiva flessibilit� aumentando, e non combattendo, il precariato. Alle critiche di Ichino ha risposto il 3 febbraio l’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu, spiegando che la politica del lavoro del governo � stata fallimentare e che l’abolizione della Legge Biagi non provocherebbe danni. Nel programma dell’Unione, ha detto Treu, ci sono proposte concrete: estendere gli ammortizzatori sociali, promuovere la continuit� dei rapporti di lavoro e trasferire alcune tutele ai lavoratori atipici. Strumenti che, insieme alla riforma della contrattazione collettiva, possono rilanciare il mercato del lavoro.

          Fabio Mussi
          Vicepresidente della Camera dei Deputati,
          membro della Direzione Ds

            La precariet� alimenta il sommerso
            Va superata e corretta la Legge Biagi

              Su un punto Pietro Ichino ha ragione: non � tutta colpa della legge 30 firmata dal ministro Maroni. La legge 30 ha solo portato all’assurdo le norme che precarizzano il lavoro. Tanto all’assurdo che essa � largamente inapplicata, e anzi in molti contratti le parti sociali hanno gi� convenuto esplicitamente che, in quell’impresa o in quel settore, non sar� mai applicata.

              La legge 30 � un manifesto ideologico volto ad alimentare l’insicurezza soprattutto – come dice Treu – di giovani, donne e lavoratori del mezzogiorno. S�, c’� una �matematica della paura� che rafforza il potere dei gruppi dominanti nell’economia e nella societ�.

              Detto questo, � evidente che non basta stracciare la 30 per risolvere il problema. E’ da un quarto di secolo che avanza su larga scala una progressiva svalorizzazione del lavoro. Con la compressione salariale, la pressione fiscale e contributiva, la precarizzazione del mercato del lavoro, il lavoro nero. Che una riduzione della flessibilit� provocherebbe un aumento del lavoro nero, � una favola per bambini. Nella realt� � avvenuto piuttosto che la crescita di flessibilit� e di precariet� si � sposata felicemente con la crescita di lavoro nero: il Censis stima dal 2002 al 2005, incrementi del lavoro autonomo irregolare dal 15,7% al 16,2%, di quello dipendente irregolare dal 26% al 27,9%.

              Di che cosa stiamo parlando, dunque?

              Sul piano macroeconomico, negli ultimi 20 anni 6 punti di Pil (a forze di lavoro, anche se di poco, crescenti) si sono spostati dai redditi da lavoro a profitti e rendite. Aggiungiamo che l’Agenzia delle Entrate stima un’evasione fiscale tra gli 80 e i 100 miliardi di euro l’anno, destinati per la met� all’acquisto, in ordine, di �auto di grossa cilindrata, case in montagna e al mare, gioielli griffati, opere d’arte, prodotti di consumo ad alta tecnologia�. Le enormi risorse messe in circolazione dalla valorizzazione del lavoro e dalla evasione fiscale sono state largamente destinate,come avrebbe detto il buon Ricardo, al �consumo signorile�. Quando Ichino chiede: ma come sar� finanziato il programma per il lavoro dell’Unione? Bisogna partire dal fatto certo che � il lavoro nero, precario e malpagato che ha cofinanziato una massiccia dissipazione privata di risorse.

              Qui sta il cuore del declino italiano. E in questo senso allora una nuova politica del lavoro �� una nuova politica economica.

              C’� sicuramente una flessibilit� buona, che deriva dall’innovazione continua delle tecnologie e dei sistemi, e che richiede un’inedita versatilit� del lavoro, che deve incorporare sempre nuove conoscenze fortemente adattative. E c’� un’inevitabile flessibilit� connessa alle produzioni temporanee, stagionali, di picco, cicliche, o alle assenze dal lavoro per malattie, distacchi, congedi parentali, ecc. Il resto, cio� lo sfruttamento esagerato, va corretto risolutamente.

              Questa settimana comincia la raccolta di firme intorno ad una legge d’iniziativa popolare promossa da un comitato ("Precariare stanca") presieduto da Stefano Rodot�. Questa proposta prevede: 1) Una modifica del Codice civile, in modo da contemplare due soli possibili ruoli: lavoratori economicamente dipendenti e lavoratori autonomi; 2) Una previsione di causali specifiche per i contratti a termine e la proibizione di una loro reiterazione all’infinito (con l’abrogazione quindi del decreto legislativo 368); 3) Un costo orario del lavoro a tempo determinato significativamente superiore a quello a tempo indeterminato; 4) Una responsabilit� verso il lavoratore dell’impresa che ricorra all’outsourcing, per 48 mesi; 5) una stabilizzazione dei precari nel settore pubblico.

                Una proposta cos� non incide solo sulla legge 30, com’� evidente, ma, com’� altrettanto evidente, della 30 lascia poco.