“Commenti” la Mossa di Maroni (P.Ichino)

18/04/2006
    sabato 15 aprile 2006

      Pagina 1 e 30 – Opinioni

      LAVORO PRECARIO

        la Mossa di Maroni

          Pietro Ichino

          La Cgil ribadisce la sua richiesta di abrogazione della legge Biagi, come primo passo essenziale nella lotta contro il lavoro precario. Il ministro del Lavoro uscente si prepara a rispondere con una mossa abile e maliziosa, destinata a mettere in evidenza la crepa interna della strategia della Cgil.

          Una circolare applicativa severissima, pronta per essere emanata nei giorni prossimi, che mostra come quella stessa legge possa paradossalmente costituire uno strumento di contrasto al lavoro precario molto pi� drastico di quanto non possano le misure proposte dal centrosinistra e dalla stessa Cgil.

          La circolare in attesa di emanazione riguarda il �lavoro a progetto�, che nel settore privato sostituisce le vecchie collaborazioni autonome coordinate e continuative (co.co.co.): qui la nuova legge interviene con una disciplina finora applicata in modo a dir poco indulgente dalle autorit� amministrative, ma la cui applicazione rigorosa porterebbe alla soppressione di centinaia di migliaia di �lavori a progetto� fasulli. Su questa materia due anni or sono il ministro del Lavoro aveva optato per un orientamento interpretativo molto lassista (circolare n. 1/2004), che nella sostanza annullava il contenuto restrittivo della nuova norma. Ora invece egli ne pone puntigliosamente in rilievo tutti gli elementi volti a impedire l’ utilizzazione disinvolta del �lavoro a progetto�: l’ interesse del committente dev’ essere strettamente temporaneo e non coincidente con la normale attivit� dell’ impresa; oggetto del contratto non pu� essere dunque un’ attivit� �ripetitiva e predeterminata�; il �progetto� deve essere ben definito e circoscritto; il collaboratore dev’ essere del tutto libero nella scelta sul come e quando lavorare; l’ ispettore deve addirittura diffidare delle situazioni nelle quali il collaboratore lavora per un’ unica impresa (come accade nella quasi totalit� di questi casi), essendo tale �monocommittenza… indiziaria di una non genuina fattispecie di collaborazione a progetto�. La circolare si spinge a individuare i settori considerati pi� a rischio, sui quali deve concentrarsi l’ attivit� ispettiva: call center, scuole private, autoscuole, attivit� di marketing, merchandising, servizi di pony express, pulizia, distribuzione dei giornali, lettura di contatori, babysitter, agenzie ippiche, e alcuni altri (manca, sorprendentemente, l’ editoria, dove pure le collaborazioni continuative autonome sono molto diffuse: honny soit qui mal y pense!).

          In tutti questi settori l’ applicazione rigorosissima della legge secondo le nuove direttive di Maroni avrebbe l’ effetto di spazzare via non meno del 90% delle collaborazioni continuative; e i dati disponibili lasciano presumere che, in questo caso, non pi� di una o due collaborazioni su dieci si trasformerebbero in posti di lavoro regolare stabile. Nell’ immediato – in attesa di una riforma ulteriore della materia, che non si far� comunque in quattro e quattr’ otto – la polpetta avvelenata lasciata in eredit� dal ministro uscente porr� il suo successore di fronte a una curiosa alternativa: confermare la linea dura, usando proprio la legge Biagi per contrastare la forma pi� grave e oggi pi� diffusa di precariato, oppure – per non rischiare la perdita di centinaia di migliaia di occupati – addolcire quelle direttive per depotenziare l’ effetto di contenimento che la legge potrebbe produrre.

          In entrambi i casi risulter� evidente una cosa: non � certo la legge Biagi a favorire questa forma di lavoro meno costoso e meno protetto; la sua applicazione rigorosa produce semmai l’ effetto opposto. E le altre forme di lavoro non stabile? �Lavoro a chiamata� e �contratto di inserimento� stanno avendo di fatto un’ applicazione ridottissima; il nuovo apprendistato sta faticando molto a sostituire i vecchi contratti di formazione e lavoro, ora soppressi; il lavoro interinale tramite agenzia continua per la sua strada senza sbalzi, anche perch� la riforma non ha portato alcuna modifica rilevante rispetto alla legge Treu del 1997 che lo aveva istituito. Applicazione molto ridotta stanno avendo anche lo staff leasing e il job sharing, che non sono comunque forme di lavoro a termine, ma di lavoro stabile, cui si applica l’ art. 18 dello Statuto dei lavoratori.

          La verit� � che la legge Biagi, nonostante i suoi stessi contenuti, � stata assunta dal governo Berlusconi come simbolo della propria velleit� di liberalizzare il mercato del lavoro; e, simmetricamente, � stata assunta dalla Cgil come simbolo della tendenza del mercato del lavoro a produrre un maggior numero di lavori precari. Ma il precariato non nasce da l�; e non � certo cancellando un simbolo che si risolve il problema.