“Commenti” La democrazia senza sindacati – di Sandro Schmid

17/07/2002

mercoledì 17 luglio 2002



 I COMMENTI DEL GIORNO



 

L’INTERVENTO

LA DEMOCRAZIA SENZA SINDACATI

di Sandro Schmid

Come può essere un «Patto per l’Italia» se taglia diritti fondamentali dei lavoratori e spacca il movimento sindacale con l’obiettivo di isolare la Cgil? Negativo, anche perché lo «scambio» sul welfare è stato modesto. Si può girarla come si vuole ma l’articolo 18 è stato violato. In barba ai principi costituzionali di eguaglianza, avremo imprese dello stesso settore e della stessa dimensione dove alcune avranno libertà di licenziamento senza giusta causa e altre no.
Con l’inchiostro delle firme ancora fresco il ministro Marzano ha confermato il carattere permanente del provvedimento per i lavoratori che saranno direttamente interessati, negando così di fatto il carattere sperimentale. Uno schiaffo per Cisl e Uil. Che questa modifica centri poco con l’occupazione sarà certezza. I recenti dati dell’Istat indicano che non c’è alcuno scalino fra le imprese di 15 dipendenti e quelle di 16. In altre parole come hanno testimoniato dichiarazioni autorevoli anche di numerosi imprenditori, lo sviluppo di un’impresa e dei suoi occupati dipende da molti fattori ma non certo dall’ostacolo dell’articolo 18. Fino all’ultimo lo stesso presidente di Confcommercio, Billè, si è dichiarato contrario a questo provvedimento che causa rottura sindacale e nuova conflittualità. Contento invece il presidente di Confindustria D’Amato che non ha mai fatto mistero di volere «quel buco nella diga, che dovrebbe successivamente consentire di far crollare la diga stessa».
Si afferma che un sindacato, per propria natura, deve sempre trattare e che la Cgil si è quindi autoesclusa imputando a Cofferati obiettivi strumentali di natura politica.
Mi permetto di dissentire.
La contrattazione è sì l’attività fondamentale del sindacato, ma la trattativa è uno strumento, non il fine. Nell’esperienza contrattuale, di fronte a posizioni pregiudiziali negative della controparte, per il sindacato è una prassi sospendere il tavolo negoziale, assumere iniziative di lotta «fino a quando quelle posizioni non siano rimosse». Tutti e tre i sindacati confederali con milioni di lavoratori che hanno manifestato e scioperato unitariamente avevano ritenuto che cedere sulla modifica dell’articolo 18 era la rottura «dell’anello fondamentale della catena della tutela dei diritti» e che «la giusta causa per i licenziamenti non era un diritto negoziabile» ma un diritto «da trasmettere ai figli».
Si afferma anche che l’accordo rappresenta il male minore rispetto ad una lesione dei diritti che il Governo annunciava più grave. Tutto è opinabile, ma la mia convinzione è che una ferma tenuta unitaria di Cgil, Cisl e Uil sarebbe stata vincente: perché per il mondo delle imprese e per lo stesso Governo il gioco non avrebbe più valso la candela.
Dopo l’intesa sulla scuola con la Moratti, il presidente della Provincia di Trento, l’ulivista Dellai, alla vigilia dello sciopero generale della Cgil, non aveva trovato di meglio che «annunciare» di essere pronto con Maroni «a sperimentare in Trentino l’accordo sul lavoro», ad esclusione dell’articolo 18. Poi ha fatto retromarcia, confermando alla Cgil il metodo della concertazione. Ma la concertazione è una cosa seria e non è prerogativa del Trentino. E’ un patrimonio comune di Cgil, Cisl e Uil che con il Patto sulla politica dei redditi del 1993 ha risanato l’Italia e ha consentito il suo ingresso nell’Euro. La concertazione è alla base di centinaia di patti territoriali per l’occupazione e lo sviluppo del mezzogiorno, con flessibilità e provvedimenti in deroga a leggi e contratti nazionali ed è un metodo di relazioni sindacali con le imprese che ha ridotto al minimo la conflittualità. Ma la concertazione oggi è fortemente in crisi e messa in mora dal Governo e dalla politica di Confindustria. Anche a livello locale la concertazione può essere una risorsa importante ad alcune precise condizioni.
La reale discussione-contrattazione preventiva con le parti sociali dei provvedimenti che il Governo provinciale intende realizzare e, per il sindacato, la partecipazione democratica dei lavoratori che devono essere coinvolti nella condivisione delle ipotesi di accordo e la loro approvazione. Un metodo tutto all’opposto di quello consumato per la scuola: un accordo già concordato con la Moratti, annunciato alla stampa e poi firmato nei suoi contenuti dalle parti sociali senza consultare alla base una categoria significativa come quella della scuola.
La spaccatura sindacale è profonda, ma bisogna guardare avanti e lavorare sempre con fiducia per l’unità.