“Commenti” Impari opportunità – di C.Saraceno

28/10/2002





Editoriali e opinioni  


PERCHÉ LE DONNE ITALIANE SONO ESCLUSE DAL POTERE
Impari opportunità

28 ottobre 2002

di Chiara Saraceno

QUASI nessuno degli uomini politici invitati (e neppure la Ministra della Pubblica Istruzione) ha ritenuto opportuno partecipare ad un convegno organizzato dalla Fondazione Bellisario, creata da donne professioniste, sul tema «Donne, potere, economia».

Confermando come per gli uomini di potere italiani l’esclusione dal potere delle donne è così naturale e ovvia che neppure la preoccupazione per il consenso, l’esigenza di piacere e raccogliere voti, motiva anche una solo formale dichiarazione di simpatia – cosa impensabile in altri paesi. Fin che si tratta di parlare di asili nido e di sostegni al part time sono tutti «dalla parte delle donne».

Ma quando si tratta di discutere perché il potere – politico o economico – continui a rimanere saldamente in mano a uomini la cosa appare non solo improponibile, ma non interessante e soprattutto non rilevante né per la gestione del consenso né, cosa che mi preme di più, per la democrazia.

Certo, verrebbe da dire che in parte le responsabili della Fondazione se la sono cercata, dato che hanno invitato quasi esclusivamente politici della maggioranza: in cui il tasso vuoi di maschilismo becero vuoi di egocentrismo narcisistico dei leader è altissimo e poco contestato dalle donne che ne fanno parte. Ma non facciamoci illusioni.

Anche tra i politici dell’opposizione le cose non vanno molto meglio; anche se una maggiore consuetudine con le critiche delle loro colleghe e con la storia del femminismo, oltre che una lunga tradizione emancipazionista, se non altro motiva comportamenti formali e linguaggi più attenti.

Ma anche qui non c’è da stare allegre e il narcisismo maschile della leadership (e della lotta per la leadership) nel centro-sinistra è tutt’altro che confortante. Gli stessi movimenti – che si tratti del Social Forum o dei «girotondini» – in Italia sembrano non riuscire ad esprimere, o meglio a riconoscere, una leadership anche femminile.

Anche se molte sono le donne che vi partecipano e li organizzano. E molte sono, a livello internazionale, le intellettuali donne il cui pensiero ispira i più nuovi tra questi movimenti. Si dirà che è solo ciò che si vede all’esterno e che è colpa dei giornali e della televisione che intervistano solo i leader maschi e che danno conto solo delle posizioni di questi ultimi, con effetti di corto-circuito: non vale la pena di investire in ciò che non appare in Tv.

Non vi è dubbio che le impari opportunità sono un assunto condiviso in modo trasversale nel discorso pubblico nel nostro paese. Ma allora che cosa resta da fare alle donne se non ritirare la fiducia?

Affrontare la questione della assenza delle donne dai luoghi di presa di decisione è un passaggio cruciale per la democrazia. Non risolverla rischia di minare alle basi uno dei suoi fondamenti: la fiducia nella equità delle regole e nella eguaglianza delle possibilità