“commenti” Il tango delle pensioni (A.Recanatesi)

04/07/2007
    mercoledì 4 luglio 2007

    Prima Pagina (segue a pagina 7) – Politica

    L’opinione

      TRATTATIVA Possibile che il governo non sappia trovare una posizione unica?

        Il tangodelle pensioni

          Alfredo Recanatesi

            Sulle pensioni – si è detto – questa è la settimana cruciale. D’accordo: ma quanto cruciale? Occorre chiederselo perché di settimane cruciali ne sono già trascorse parecchie tra un’alternanza di aperture e chiusure, di prospettive di intese e successive rotture, tutte puntualmente seguite dalle cronache alle quali i mezzi di informazione sono tenuti, ma che appaiono sempre più monotone e ripetitive, consolidando l’impressione di una esasperante impasse sulle contrastanti posizioni di principio.

            Intendiamoci: che si tratti di un tema complesso è fuori discussione dovendosi conciliare esigenze di equità sociale, per altro esplicitamente riconosciute anche nel programma dell’Unione, e una spesa previdenziale che, soprattutto per motivi demografici, è diventata una sorta di potenziale bomba ad orologeria che potrebbe deflagrare negli anni di un futuro anche lontano. Ma gli elementi della equazione che occorre far quadrare ci sono tutti; sono tanti e complessi, ma ci sono tutti.

            Di conseguenza, è difficile non rimanere quanto meno sconcertati di fronte alla mutevolezza delle posizioni assunte dalle diverse parti in causa attorno al tavolo della trattativa in tutte le settimane cruciali che già sono trascorse, e di fronte alla distonia che su un argomento in agenda già da mesi si deve registrare tra i membri stessi del governo. Che il ministro del Lavoro formuli una proposta di intesa da sottoporre ai sindacati ed il ministro dell’Economia la bocci ritenendola rischiosa per le casse dello Stato fa parte del gioco delle parti che si stabilisce all’interno di ogni governo tra chi ha il compito di gestire le spese (e le relazioni con le organizzazioni rappresentative) e chi ha quello di reperire le entrate e far tornare i conti. Ma che questo gioco debba avvenire attraverso i mezzi di informazione non sta scritto in alcuna regola ne di democrazia sostanziale, ne di trasparenza; ed a ragione, perché così non si fa altro che trasformare, senza alcun costrutto, la fisiologica differenza tra i punti di vista interni al governo in un patologico scontro tra i componenti dello stesso governo.

            Per stare all’ultimo episodio: prima di proporre ai sindacati, e pubblicizzare sui giornali, i 58 anni più incentivi per chi ritarda il pensionamento ed una verifica tra tre anni dei risultati ottenuti Damiano non poteva sentirsi con Padoa Schioppa ed eventualmente ricorrere a Prodi per individuare un punto di incontro da portare al tavolo della trattativa come proposta del governo?

            Insomma, tra le tante esigenze contrastanti il governo formuli una sua proposta che abbia un consenso collegiale e dopo, solo dopo, la esponga al tavolo della trattativa e la renda di pubblico dominio.

            Non come un diktat, beninteso, ma neppure come una iniziativa a titolo quasi personale soggetta a prese di distanze, distinguo o veri e propri sbarramenti; dissensi sui quali ogni parte in causa, politica o sindacale, ha l’opportunità di insinuarsi per coltivare il proprio specifico interesse, sia sostanziale che mediatico. In questo modo ci sarebbe, sì, una settimana cruciale per arrivare ad una conclusione, ma una.