“Commenti” Il Capri espiatorio

26/09/2002



        26 settembre 2002

        CONFINDUSTRIA/GOVERNO
        Il Capri espiatorio

        ROBERTA CARLINI


        Non gli passa. Il presidente degli industriali Antonio D’Amato è proprio furibondo con il presidente-imprenditore del consiglio, e non perde occasione per ricordarlo: ieri mattina ai microfoni di Radio anch’io ha praticamente lanciato un ultimatum a Berlusconi, avvertendo che la cambiale firmata a suo tempo da Confindustria «non era in bianco». Nelle stesse ore, nelle redazioni arrivava il consueto fax di invito alla kermesse autunnale dei Giovani della Confindustria, in programma a Capri il 4 e il 5 ottobre: nella solita messe di politici, imprenditori, giornalisti, showman spicca per assenza il presidente del consiglio e per presenza – assolutamente inedita – il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. Non che l’invito al presidente del consiglio in carica sia un obbligo, nella tradizione dei rampolli confindustriali: ma certo, se non c’è Lui, c’è qualcuno dei suoi ministri più importanti. E invece quest’anno la rappresentanza governativa è la seguente: Marzano-Gasparri-Buttiglione. Insomma, non proprio il top. Ma c’è di più. Al posto d’onore, quello che segue la tavola rotonda del sabato mattina e precede l’intervento finale del padre e padrone di casa (Antonio D’Amato), quello che di solito viene riservato al presidente del consiglio o per lo meno al ministro dell’Economia…chi c’è? Antonio Fazio, governatore della Banca d’Italia, altro grande elettore del governo Berlusconi passato nelle ultime settimane nel partito dei Rematori contro. Più che una candidatura, un’investitura.

        Del fatto che in viale dell’Astronomia preferirebbero un cambio della guardia al ministero dell’Economia non fa più mistero nessuno. E il nome del governatore viene messo in giro da tempo anche da qualche alleato della Casa delle libertà. Governatore o non governatore, quel che Amato e gli industriali vogliono è stato chiarito ieri dallo stesso presidente: «Abbia dato fiducia al governo e ora la stiamo verificando. Dare fiducia non vuol dire firmare cambiali in bianco. Abbiamo ora bisogno di vedere non patti scritti, ma riforme realizzate». Il riferimento è al Patto per l’Italia, ma il dente più dolente è il decreto fiscale – firmato ieri da Ciampi- che, a dire di D’Amato, peserà quest’anno sulle imprese italiane per 3,5 miliardi di euro.