“Commenti” Idee chiare sul lavoro nero (A.Genovesi)

27/02/2006
    domenica 26 febbraio 2006

    Pagina 25 – Commenti

    Programma, idee chiare sul lavoro nero

      Alessandro Genovesi

        Cgil nazionale, autore del libro �Lavoro nero e qualit� dello sviluppo�, Ediesse 2005

          Non pochi “opinionisti” hanno definito il programma dell’Unione uno zibaldone di proposte ambigue o superficiali, ma non � cos�. Vi si trovano, al contrario, idee e ricette chiare: la parte dedicata alla lotta al lavoro nero �, al riguardo, emblematica (e il tema non � di poco conto). Da sindacalista che si occupa di economia sommersa tutti i giorni e da “esperto” prestato temporaneamente al tavolo tematico dell’Unione sottolineo come, in poche righe del programma (forse questo � l’unico limite, se proprio dobbiamo trovarne uno) vi sono concentrate una serie di proposte a dir poco rivoluzionarie di cui vorrei spiegare meglio la portata (anche per farne dell’ “ottimo materiale di propaganda”).

            Con una premessa: il fenomeno del lavoro nero rappresenta l’altra faccia della crisi morale, sociale e produttiva del nostro Paese. Non � una semplice eredit� del passato, ma il volto moderno di un modello di competizione che ha scelto la via bassa allo sviluppo; fatta di un terziario povero, di un’agricoltura e un industria che competono slealmente. Stiamo parlando di circa 4 milioni di uomini e donne (di cui almeno un milione e mezzo clandestini), privi di ogni diritti e tutele, che in questi anni sono aumentati del 5-10% in numeri assoluti e che producono una ricchezza pari al 20% del PIL, sottraendo annualmente circa 18 miliardi di euro solo in termini di contributi assicurativi e previdenziali. Parte non piccola di quei 200 miliardi di imponibile che vengono ogni anno (dati Agenzia delle Entrate) sottratti al fisco e di cui il 45% va in spese di lusso (case, gioielli griffati, macchine di grossa cilindrata, ecc.). Quindi la lotta al lavoro nero rappresenta una grande questione di giustizia sociale, ma � anche la premessa per un patto fiscale pi� equo e per una politica di qualificazione dei tessuti imprenditoriali.

              Da questo punto di vista il programma dell’Unione si propone un approccio nuovo e radicale indicando alcuni (certo non tutti) primi strumenti. Lo scenario � chiaro: occorre superare l’idea che, per far emergere le imprese, si debba agire sulla deroga temporanea ai contratti collettivi di lavoro o scommettendo sulla precariet�, concependo l’azienda stessa come un corpo isolato dal territorio e dai sistemi locali (questa era, al contrario, la filosofia della legge 383/01 e della legge 30/03 del centrodestra).

                Politiche di qualificazione dal basso, di messa in rete di pi� strumenti di supporto oggi finalizzati all’emersione, domani a “sostenere” la crescita legale delle imprese: sono queste le coordinate culturali proposte dall’Unione, che scommette su buone politiche di sviluppo, come risposta anche all’emergenza “nero”. In un programma che indica non solo il rafforzamento dei servizi ispettivi (sviliti dal dlgs. 124/04 targato Maroni), ma anche l’introduzione di nuove norme su appalti e responsabilit� tra imprese; la definizione per legge di indici di congruit�; un automatismo tra concessione del permesso di soggiorno e denuncia da parte del clandestino del caporale o dell’impresa che lo sfrutta a nero. E qui occorre forse esplicitare meglio la portata “rivoluzionaria” di queste due ultime proposte.

                  Cosa sono gli indici di congruit�? Sono parametri che, in base a diverse variabili, stabiliscono per ogni tipo di servizio, opera o merce prodotti il corrispondente numero minimo di lavoratori necessari. Per esempio: un albergo con 100 stanze, dotato di un ristorante da 150 coperti al giorno, aperto tutto l’anno con una media clienti di 3000 l’anno, non pu� avere – in base a tali indici – meno di “x” lavoratori full-time. Ovviamente gli indici riguarderebbero i principali settori (pensiamo all’impresa agricola che in uno specifico territorio, con caratteristiche particolari di pendenza del terreno e con diversi macchinari produce 100 tonnellate di mele l’anno; o ancora all’impresa edile che produce tanti metri cubi di nuove palazzine; o all’artigiano meccanico che assemblea tanti semilavorati in acciaio, e via di questo passo). Rappresenterebbero, quindi, il pi� efficace e potente strumento non solo per una lettura approfondita del tessuto imprenditoriale italiano (essenziale per rendere pi� mirate le ispezioni), ma anche per far emergere le imprese border line tra “grigio” e nero. Una rivoluzione copernicana, soprattutto se al rispetto di tali indici venissero subordinati i vari incentivi normativi ed economici, licenze, autorizzazioni, standard di qualit�, partecipazione ad appalti, con tanto di inversione dell’onere della prova a carico dell’impresa che non rispettasse tali indici. Gli indici poi, come gli studi di settore, potrebbero essere infine fissati dalla legge, concertando con le diverse parti sociali gli eventuali aggiornamenti.

                    Ancora pi� rivoluzionaria � poi la proposta sugli immigrati clandestini: oggi pi� di un milione e mezzo di uomini e donne – che gi� fuggono spesso da situazioni di miseria, guerre, carestie – vengono reclutati da caporali e da imprenditori senza scrupoli, con la certezza da parte di questi ultimi di non poter essere mai denunciati, pena il rimpatrio coatto degli stessi denuncianti. La proposta dell’Unione di concedere un regolare permesso di soggiorno al lavoratore clandestino che denuncia (in maniera fondata ovviamente) chi lo sfrutta, rappresenterebbe il “taglio del nodo gordiano”. Una proposta che concettualmente fa impallidire Zapatero (a proposito di programmi e riforme radicali, come giustamente invoca Prodi); un motore di legalit� e di rientro di risorse imparagonabile; e soprattutto uno strumento di riscatto e di cittadinanza per tanti lavoratori che potranno cos� dare il loro contributo al paese alla luce del sole, senza dover temere mai pi� (cosa indegna per un paese civile e, ahim�, molto diffusa in Italia) di essere lasciati moribondi sul ciglio di una strada.

                      Un solo consiglio quindi: facciamo della lotta al lavoro nero un grande tema di questa campagna elettorale. Perch� parla ai pi� deboli di questo paese, gi� troppo penalizzati da Berlusconi; perch� parla di legalit� e giustizia dopo i troppi condoni e le troppe leggi vergogna; perch� parla di integrazione e coesione, contro la xenofobia della Lega; perch� � parte integrante di una strategia per il rilancio produttivo del paese; perch� � la premessa (in termini di risorse recuperate, di nuove entrate, ecc.) per rendere pi� forte il nostro welfare.