“Commenti” Ichino, l’irriducibile

27/02/2006
    venerd� 24 febbraio 2006

      Pagina 9 – Capitale/Lavoro

      CONTRATTI

        Ichino, l’irriducibile

          Fucik

            Il professor Pietro Ichino insiste, in modo sistematico, nel proporre un sostanziale cambiamento del modello contrattuale in vigore nel nostro paese. L’ultima occasione gli � stata offerta dalle obiezioni sollevate da Eugenio Scalfari su Repubblica (�in questo modello il sindacato, inteso come strumento di solidariet�, unit� e egualianza tra i lavoratori, rischia di non contare pi� niente�). Semplificando il suo pensiero con le sue stesse parole, Ichino propone che �il contratto nazionale (ccnl)� venga �conservato cos� com’�, ma a livello regionale territoriale o aziendale consentiamo a un sindacato serio, sorretto dalla maggioranza dei lavoratori interessati, di sperimentare soluzioni diverse, negoziando anche in deroga rispetto al ccnl�. Anche a prescindere dal pericolo di creare cos� �sindacati padronali di comodo� o, all’opposto di �far diffondere i Cobas� (queste le ulteriori obiezioni sollevate da Scalfari), la �deroga� di Ichino lascia intravedere una negoziazione al ribasso. Lo ammette lui stesso, magnificandone per� il senso in rapporto al Sud, �dove il 40% dell’economia � sommersa� perch� �i livelli salariali decisi dal ccnl� sarebbero eccessivi. Il lavoro nero, ne conclude, � in fondo una �deroga� ben pi� grave di quella da lui proposta.

              Brandelli di verit� disseminati in un’argomentare capzioso e contestabile, peraltro nient’affatto nuovo avendo gi� supportato il dibattito sul �pacchetto Treu� prima, sulla �legge 30� poi. Si prende infatti ad esempio negativo il caso pi� estremo (l’economia sommersa e il lavoro nero) e, con la scusa di �combatterlo�, si riparametrano il sistema salariale e quello normativo a un livello pi� �compatibile� con quel fenomeno. Il risultato � una perdita secca per tutti i lavoratori, non un guadagno per quelli �in nero�. La �deroga al ribasso�, infatti, una volta ammessa nel sistema contrattuale, non pu� non far sentire il suo peso condizionante gi� in sede di definizione del ccnl; ma soprattutto, apre la strada al �federalismo contrattuale� e a una spirale di �concorrenza� verso il livello salariale pi� basso. Insomma: una volta riposizionata tutta la materia contrattuale intorno al sacro obiettivo della �competitivit� delle imprese, diventa obbligatorio rimuovere tutti gli ostacoli – persone in carne e ossa, dotate di diritti e pensiero autonomo – che rallentano il perseguimento della massima redditivit�.

                N� ci si pu� attardare sull’escamotage ichiniano, puramente retorico, secondo cui �nei casi migliori� i lavoratori potrebbero strappare anche aumenti superiori a quelli del ccnl. Intanto perch� un mercato del lavoro che svaluta organicamente il prezzo della forza-lavoro disincentiva gli imprenditori, e gli stessi lavoratori, dal creare �isole felici� che non siano puramente occasionali (una commessa eccezionale, un prodotto particolarmente riuscito, ecc); ma soprattutto, perch� un sindacato strategicamente �locale� (�federalizzato�, nel senso detto prima) ha un potere contrattuale infinitesimo.

                  La �modesta proposta� di Ichino, insomma, lungi dall’essere un disegno riformatore di largo respiro, si risolve in una dotta dissertazione intorno ad un’antica tesi padronale: �come funzionerebbe bene l’economia, se i lavoratori obbedissero e il sindacato si facesse da parte�.