“Commenti” I tic della destra – di G.De Luna

11/12/2002

                    (Del 11/12/2002 Sezione: Cultura Pag. 21)



                    LE REAZIONI DI FRONTE A SCIOPERI E BOMBE
                    I TIC DELLA DESTRA
                                          di Giovanni De Luna


                                    COME uno straccio rosso agitato davanti al toro, il conflitto sociale provoca nell’immaginario della destra italiana una fortissima coazione a ripetere. E’ come se, di fronte agli scioperi operai, alle piazze piene e alle bombe terroristiche, tutte le raffinate operazioni cosmetiche avviate negli ultimi anni vadano in frantumi lasciando riaffiorare i tic che affollano da sempre il senso comune di destra. E’ significativo, ad esempio, il modo in cui si guarda agli scioperi. La simpatia che circondava i blocchi stradali dei Cobas del latte, con il letame gettato addosso alla polizia, le mucche allegramente trascinate nelle piazze italiane, i trattori a intasare le vie cittadine, ha lasciato ora il posto a un astio malcelato, a una irritazione sorda e rancorosa. E’ uno sguardo «classista»? Sembra proprio di sì, per quanto anacronistico possa sembrare. A destra, ad esempio, si dà molto spazio alle recriminazioni dei «commessi viaggiatori» e più in generale di tutte quelle categorie di nuovi ceti medi che fanno della mobilità territoriale la loro principale risorsa lavorativa; ai loro occhi gli operai, così drammaticamente inchiodati al territorio e alla fabbrica, appaiono quasi degli ostacoli «fisici» da rimuovere, insieme ai loro striscioni e alle loro bandiere. Quanto alle bombe di Genova, la rivendicazione della Brigata 20 luglio è un fatto. Ma è anche un fatto che quelle bombe vengono dopo lo straordinario successo della manifestazione non violenta di Firenze, la scarcerazione e la vittoria giudiziaria dei «no global» arrestati a Cosenza, la mobilitazione di un intero paese a sostegno di don Vitaliano, ecc… I tic evidentemente possono ancora sedurre chi eventualmente pensi di ripetere l’operazione riuscita a Piazza Fontana, il 12 dicembre del 1969: sradicare «la contestazione» dalle sue forme di lotta pacifiche, costringerla a misurarsi sul terreno della violenza, farla precipitare nella spirale della sconfitta. Ritornando agli scioperi operai, i tic portano quindi a sottolinearne più il disagio di chi viene bloccato dai cortei che la sostanza delle rivendicazioni avanzate. Ci sono certi tic, poi, che sconfinano nei paradossi. Ieri sera, in una trasmissione radiofonica un ascoltatore ha proposto di dare la liquidazione agli operai della Fiat per metà in contanti e per metà in azioni. Era una posizione grottesca e strampalata, ma con una sua logica; l’ascoltatore apparteneva alla rete dei fornitori della Fiat e si sentiva discriminato nei confronti degli operai che, in caso di fallimento dell’azienda, sarebbero stati creditori privilegiati, mentre ai fornitori non restava che occupare l’ultimo posto nella fila dei creditori. Un’altra «guerra tra poveri», insomma, tra le tante che si intrecciano con la vertenza Fiat. Ma è stata la risposta data all’ascoltatore (da Marcello Veneziani) che ha lasciato irrompere nei microfoni della radio la sensazione di un «passato che non vuole passare»: si è ricordato un tentativo di associare gli operai della Fiat alla compartecipazione agli utili, sottolineando come quella iniziativa fosse fallita per l’opposizione sia della proprietà dell’azienda sia «dei socialcomunisti»; Veneziani si riferiva alla «socializzazione» della Repubblica di Salò nel 1944.