“Commenti” I no della Cgil a nuove relazioni industriali (A.Bombassei)

14/04/2006
    venerd� 14 aprile 2006

    Pagina 44 – Opinioni

    I no della Cgil a nuove relazioni industriali

      di Alberto Bombassei *
      * Vicepresidente di Confindustri
      per le Relazioni industriali e gli Affari sociali

        I n un sistema �bloccato�, che stenta a creare sviluppo, dobbiamo impegnarci affinch� anche le relazioni industriali diventino un fattore di competitivit�. Proprio la necessit� di un forte recupero di competitivit� ha indotto Confindustria a una riflessione sulla validit� delle regole che finora hanno caratterizzato il nostro sistema di relazioni industriali, per capire in quale misura queste siano ancora adeguate al mutato contesto di riferimento. Dobbiamo per� uscire da un dibattito che si concentra solo sugli assetti della contrattazione collettiva. Il tema, infatti, non � decidere prioritariamente quali e quanti sono i livelli di contrattazione, bens� definire come e in che misura le relazioni industriali possono essere uno strumento per favorire la competitivit� delle imprese e, di conseguenza, la crescita del Paese.

        Questa � la scelta che Confindustria ha posto a base delle sue proposte e che, mi dispiace sottolinearlo, non � stata colta dalla Cgil che nel suo recente congresso di Rimini le ha �bocciate� soffermandosi solo sulla nostra ipotesi di modello contrattuale.

        Il problema attuale � stabilire come le relazioni industriali possano accompagnare la profonda trasformazione che � richiesta al sistema produttivo per essere maggiormente competitivo. � una trasformazione che implica l’internazionalizzazione dei processi produttivi cos� come la specializzazione dei prodotti e che investe l’organizzazione del lavoro e quindi, le competenze, la qualificazione, la formazione delle risorse umane. Tutto ci� porta a dire che le relazioni industriali devono essere in grado di favorire il migliore impiego delle risorse umane in termini di rapporto di lavoro, di coinvolgimento nel processo produttivo, di forme di compensazione economica della prestazione e di tempi di attivit�. Ritengo che il nostro impegno comune dev’essere di perseguire condizioni di competitivit� e di produttivit� tali da consentire il rafforzamento del sistema produttivo, lo sviluppo dei fattori per l’occupabilit� e il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di tutti coloro che collaborano con l’impresa.

        Pu� sembrare banale ma forse � bene ripeterlo: dobbiamo lavorare per la realizzazione di un sistema ordinato di relazioni fra le parti in cui vi siano regole per distribuire il reddito, ma anche regole per produrlo. Per far questo occorrono relazioni industriali che risultino sempre pi� di tipo collaborativo e sempre meno conflittuali; solo cos� � possibile favorire la produzione di quel maggior valore aggiunto da distribuire poi fra i fattori che hanno contribuito a crearlo.

        Dobbiamo realizzare un modello di contrattazione collettiva in cui vi sia certezza e affidabilit� delle �regole del gioco�, individuando i soggetti legittimati a trattare, le materie oggetto di negoziazione, i tempi e le sedi del confronto, le sanzioni in caso di mancato rispetto delle regole concordate, i modi per prevenire, raffreddare e ridurre i conflitti.

        Non capisco il ragionamento di chi �liquida� sbrigativamente le nostre proposte dicendo che vogliamo solo interventi per �restringere unilateralmente il ricorso al conflitto� e chiediamo arbitrati obbligatori.

        Certo, se il �nuovo� modello di relazioni industriali deve ancora ispirarsi alla �conflittualit� permanente�, sar� difficile trovare punti di intesa. Se invece � vero che � possibile instaurare relazioni di tipo partecipativo (e in questo senso si muovono anche tutte le direttive europee che stiamo gradualmente introducendo nel nostro Paese), allora mi sembra naturale che la fase conflittuale, per quanto ineliminabile, sar� pur sempre l’extrema ratio. Quando diciamo che �abbiamo bisogno di un sindacato moderno�, intendiamo invitare i sindacati, tutti i sindacati, a capire che il mondo � cambiato e che dare un contributo alla crescita della competitivit� non � un interesse solo delle imprese bens� � un interesse di tutti, specie di chi intende entrare nel mondo del lavoro. Cisl e Uil hanno detto che sono interessate ad affrontare tutti i diversi aspetti delle questioni che abbiamo sollevato. Non hanno certo detto d’essere d’accordo, ma disponibili al confronto s�. A Rimini, la Cgil ha risposto che il contratto collettivo nazionale cos� com’� (anzi, un po’ rafforzato) gi� di per s� �� moderno�.

          Ma, al di l� di tutto questo, resta solo un modo per verificare se ci sono problemi: sedersi intorno a un tavolo e cominciare a parlare. Auspico che questo sar� possibile molto presto.