“Commenti” I dati ideologici di Ichino (DeBerlanga)

19/06/2007
    martedì 19 giugno 2007

    Pagina 4 – politica & società

      lavoro

      I dati ideologici del prof. Ichino

        Tommaso De Berlanga

          Da quando le «grandi ideologie» sono tramontate – tranne quella dominante, l’«unica», il liberismo – anche il mestiere dell’ideologo ha perso smalto. Non c’è più bisogno, infatti, del grande sforzo teorico dell’intellettuale «organico»; ci si accontenta volentieri anche della pura coazione a ripetere dell’opinionista.

          Accade che il prof. Ichino – per criticare l’intenzione del ministro Damiano di eliminare da quella legge soltanto le due formule meno usate in assoluto dalle imprese, il job on call e lo staff leasing – arrivi a sostenere che «l’aumento del lavoro precario» si è «arrestato proprio negli anni della penultima legislatura». I dati che riportiamo qui di fianco sono di fonte Istat, e dicono l’esatto opposto; corrispondono peraltro alla percezione sociale diffusa che la precarietà sia in continuo aumento.

          Non si spiegherebbe, in caso contrario, perché Confindustria e tutte le forze politico-mediatiche più importanti stiano alzando tanti muri in difesa di una legge «inutile». Anche utulizzando qualche prof.

          E’ certamente vero che nella gestione industriale quotidiana le imprese tendono volentieri a trasformare in contratti a tempo indeterminato («stabili») una quota rilevante delle posizioni «atipiche». Mentre nei servizi «ad alta intensità di lavoro» (dai call center alle imprese di pulizia, ma anche nella pubblica amministrazione dove vige da anni un blocco del turnover) accade esattamente l’opposto. Dipende dal tipo di lavoro, dalla lunghezza del periodo di formazione, dalle competenze complesse che un lavoratore acquisisce nel periodo di «apprendistato forzoso». Cambiare personale ogni sei mese o ogni anno, in certe funzioni, è economicamente controproducente. Ma anche un’impresa industriale altamente specializzata, e quindi con pochi precari, «apprezza» la legge 30 per la sua funzione politica: la condizione precaria è una condizione di ricatto che colpisce non solo i diretti interessati, ma tutta la forza lavoro. Immobilizzandola e rendendola dipendente in tutto e per tutto dal successo del «suo» padrone.

          Tutto qui. E qualsiasi giurista del lavoro lo sa bene. Se parla d’altro, lo fa con cognizione di causa.