“Commenti” G.Berta e P.Costa – Il sindacato e lo sciopero di domani

17/10/2002

Oltre l’opposizione di Giuseppe Berta
Oltre le trappole di Paolo Costa



IL SINDACATO E LO SCIOPERO DI DOMANI
Oltre l’opposizione

17 ottobre 2002

di Giuseppe Berta

LE cronache milanesi riferiscono che Sergio Cofferati ha partecipato, la settimana scorsa, alla prima assemblea sindacale indetta alla Pirelli dopo il suo rientro in azienda.

È stata una presenza silenziosa, forse perché l’ex leader della Cgil si è giustamente preoccupato di non far pesare sulla discussione la propria autorità politica. Ma qualche cronista ha rilevato anche che, al momento della convocazione dell’assemblea, ben pochi fra gli impiegati hanno lasciato gli uffici per raggiungere il luogo della riunione.

Fra i «colletti bianchi» la partecipazione sindacale è oggi, se possibile, ancora più ristretta che nel passato e nemmeno il rientro nelle loro file di un protagonista di primo piano della vita politica e sociale del paese sembra incidere sui comportamenti di coloro che gli sono vicini, almeno sul luogo di lavoro.

Alla Pirelli, come nel resto delle imprese italiane, in assemblea si è affrontato il problema dello sciopero generale che la maggiore confederazione sindacale ha indetto per domani, allargando i motivi della protesta dalle modifiche dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori alla Legge finanziaria e alla politica economica del governo.

Un clima di incertezza avvolge questa nuova scadenza sindacale: da un lato c’è chi si attende che l’iniziativa della Cgil catalizzi la protesta contro il governo Berlusconi in un momento di difficoltà e di ristagno dell’economia; dall’altro vi è chi teme, all’interno delle forze politiche del centrosinistra, che l’azione di lotta possa cristallizzare la divisione entro il movimento sindacale, quando in realtà esisterebbero le condizioni per ricomporre la frattura che ha opposto le confederazioni negli ultimi mesi.

In questo senso andava l’appello, poi fatto rientrare, di un gruppo di parlamentari dei Ds e della Margherita, che domandavano alla Cgil un rinvio dello sciopero in vista di un’intesa unitaria con Cisl e Uil.

Biasimata da più parti (Cofferati fra i primi) come un’ingerenza nella vita interna della Cgil, questa mossa rivela tuttavia come la protesta del 18 ottobre sia carica di significati e valenze.

Prendendo di petto la Finanziaria e, con essa, il Patto per l’Italia, lo sciopero ha accentuato la sua caratterizzazione politica, proponendo la Cgil come centro per aggregare un’opposizione sociale.

Ma c’è da chiedersi se una simile operazione possa funzionare in una società in cui l’azione collettiva promossa dai sindacati si incontra sempre meno con un mondo del lavoro col quale si accentuano le distanze.

Impiegati e «quadri» continuano a restare in larga maggioranza esterni alle logiche della rappresentanza sindacale, anche laddove sono toccati dalle crisi e dalle ristrutturazioni aziendali.

Quanto ai nuovi lavori – quelli delle collaborazioni flessibili e precarie – essi si muovono lungo percorsi che non incontrano la tutela sindacale.

Eppure il sindacato trova nei problemi economici e industriali di questi giorni nuovi motivi che legittimano le sue ragioni.

Difficilmente, tuttavia, potrà sperare di far sentire il proprio peso se si limiterà a riproporre schemi e rituali del passato, senza innovare le forme della tutela del lavoro.

Ma proprio la migliore tradizione del sindacato ha elaborato, nella sua storia, una cultura che dovrebbe dotarlo della capacità di affrontare il cambiamento, anche quando appare più arduo.

Nessuno dovrebbe saperlo meglio del nuovo segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che all’esordio nella sua organizzazione, tanti anni fa, raccolse e curò gli scritti di un grande negoziatore riformista, Bruno Buozzi.

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IL SINDACATO E LO SCIOPERO DI DOMANI
Oltre le trappole

17 ottobre 2002

di Paolo Costa*

ALLA vigilia dello sciopero indetto dalla Cgil per la difesa dei diritti, per la sanità, la scuola, le pensioni, i salari, e contro l’operato del governo, in particolare contro l’impostazione della Finanziaria, una riflessione si impone, anche da parte di chi, all’apparenza, non sembrerebbe coinvolto, come noi amministratori di Comuni e di Regioni.

Il governo Berlusconi è nato autodichiarandosi «di parte»; conseguentemente, ha operato per cancellare il metodo della concertazione; e ha creduto di governare giocando sulla rottura. Così, prima ha puntato a un accordo unilaterale con la Confindustria, poi ha spinto i sindacati a rompere l’unità.

Ma questa strategia si è ben presto dimostrata miope e sbagliata: le reazioni alla Finanziaria lo dimostrano chiaramente. La Confidustria ha bocciato la proposta del governo, dichiarando addirittura che questa è la più brutta Finanziaria mai vista; i sindacati che hanno firmato il Patto non nascondono di trovarsi senza garanzie, e nei fatti l’unità sindacale si sta ricomponendo nella opposizione alla manovra del governo.

Il governo non uscirà da questo tunnel senza sbocco se non riprendendo la strada maestra della concertazione; il presidente del Consiglio sembra essersi reso conto di questa esigenza, visto che negli ultimi giorni ha aperto qualche spiraglio in tal senso.

Sarebbe un delitto non cogliere l’occasione, in questo contesto, per ricercare l’unità sindacale, che si manifesta ancora una volta essenziale. Lo sciopero proclamato dalla Cgil si compia, ma si proponga, oltre la protesta, come un importante momento di svolta, per far uscire tutti dalle trappole che il governo Berlusconi ha teso anche a se stesso.

L’unità sindacale è oggi assolutamente necessaria se si vuole avviare la stagione di una «nuova» concertazione, dalla quale nessuno ormai può pensare di prescindere. La tensione all’unità deve, in parallelo, estendersi alle forze politiche di centrosinistra, se vogliono dimostrare effettiva credibilità di forza alternativa di governo.

Come ricordavo anche nel firmare l’appello degli amministratori promosso da Vasco Errani, l’esperienza di ogni giorno dei sindaci del centrosinistra testimonia la bontà di una azione tesa a mettere assieme posizioni e prospettive diverse: metterle assieme nobilmente, cioè garantendo le diverse identità e rendendole più fruttuose nell’incontro, guardando non ai diversi punti di partenza ma al comune punto d’arrivo.

È quello che oggi il Paese chiede ai sindacati e alle forze politiche: e il centrosinistra può e deve essere capace di rispondere per primo, e nel modo migliore.

*Sindaco di Venezia