“Commenti” Fratelli d’Italia, teniamo tutti famiglia (S.Romano)

31/07/2006
    luned� 31 luglio 2006

      Pagina 1 e 23 – Opinioni

        Lobby & mercato

          Fratelli d’Italia, teniamo tutti famiglia

          Una parte importante del Paese � complice delle corporazioni
          I sodalizi diffidano del merito: per essi � un fastidioso disturbo

          di Sergio Romano

            Spero che il ministro Pier Luigi Bersani riesca a vincere la sua battaglia per le liberalizzazioni. Ma � possibile che il risultato, alla fine della partita, sia soltanto la versione aggiornata e migliorata di alcuni fra i numerosi concordati che lo Stato italiano � stato costretto a stipulare con i piccoli e grandi poteri corporativi della societ� nazionale. Gli ordini professionali e le associazioni di categoria cederanno alcune prerogative e apriranno qualche varco nelle loro fortezze. Masi batteranno per conservare il diritto di autogoverno e di cooptazione. Sosterranno che questi diritti vengono esercitati nell’interesse della comunit� e servono a garantire la qualit� del servizio prestato.

              Sono argomenti discutibili, spesso infondati, ma le corporazioni possono contare, per opporsi all’iniziativa del ministro per lo Sviluppo economico, sulla complicit� di una parte importante del Paese. Se la battaglia di Bersani � cos� difficile, la causa non � l’importanza dell’associazione interessata da un singolo provvedimento o la sua capacit� di nuocere con la propria resistenza al traffico di una citt�, al lavoro dei tribunali o alle legittime aspettative del cittadino consumatore. La sua forza sta nel tacito consenso di una societ� nazionale in cui ogni cittadino sa che la sconfitta di una corporazione pu� preannunciare la fine della propria.

              Vi � una vecchia leggenda che occorre forse sfatare. Gli italiani non sono individualisti. Il �particulare� di cui parlava Guicciardini non � l’interesse del singolo cittadino, deciso a realizzare se stesso in libera gara con coloro che praticano lo stesso mestiere e hanno le stesse ambizioni. Il �particulare � italiano � l’interesse di gruppi organizzati in cui l’individuo � anzitutto socio, collega, sodale, fratello, compare. Alcuni fra i migliori economisti italiani, da Mario Monti a Francesco Giavazzi, ci hanno spiegato negli scorsi giorni quali effetti negativi queste corporazioni possano avere sul costo, sulla qualit� e sull’efficacia dei loro servizi.

              A me sembra che accanto a questo effetto ve ne sia un altro, forse pi� grave. Le corporazioni diffidano del merito. Sanno che l’applicazione di questo criterio per il reclutamento e la promozione delle singole persone introduce nella professione un intollerabile elemento di imprevedibilit� ed � un attentato al diritto di cooptazione. Gli avvocati, i notai, i professori universitari e altri membri di antiche professioni liberali si considerano comproprietari di un sodalizio cui debbono poter accedere anzitutto i figli, i congiunti, gli allievi, i collaboratori fedeli. � questa la ragione per cui in Italia i pubblici concorsi vengono spesso ritardati, rinviati, aggiustati o pi� semplicemente aggirati con il sistema della chiamata personale, del reclutamento clientelare o dell’ope legis. Il merito come criterio di scelta rappresenta per tutte le corporazioni un fastidioso fattore di disturbo. � meglio cooptare sulla base di altri criteri: i legami di sangue, lo scambio di favori o la fedelt�.

              Commetteremmo un errore se pensassimo che queste caratteristiche appartengono soltanto alle associazioni contemplate nei primi provvedimenti di Bersani. Ve ne sono molte altre, fra cui persino quella dei giornalisti, che dovrebbero guardarsi allo specchio e fare un esame di coscienza. Le societ� di mestiere, con i loro statuti di autoprotezione, hanno svolto in alcuni momenti un ruolo utile al Paese. Oggi sono uno dei motivi della lentezza con cui l’Italia si adatta alle condizioni di un mondo in cui vincono, nelle battaglie dell’economia e del progresso scientifico, soltanto quelli che mettono in campo i migliori.