“Commenti” Dove sbaglia il Financial Times (N.Roubini)

19/04/2006
    mercoled� 19 aprile 2006

    Prima Pagina e pagina 27 – Commenti

    Prodi e l’euro

      Dove sbaglia il Financial Times

        Nouriel Roubini*

          *Docente di Economia alla New York University, consulente del Fondo Monetario Internazionale, gi� consigliere economico di Bill Clinton.

          Wolfgang Munchau ha scritto – nel suo editoriale sul Financial Times – che l’Italia rischia di uscire dall’euro se non affronta le riforme economiche necessarie a ripristinare la perduta competitivit�. Sono argomentazioni non nuove per quanti hanno espresso analoghe preoccupazioni nel recente passato. L’editoriale del Financial Times � stato subito utilizzato dai sostenitori di Berlusconi per addossare a Prodi la responsabilit� dell’attuale situazione finanziaria dell’Italia anche se � stato Berlusconi, non Prodi, a governare ininterrottamente l’Italia negli ultimi cinque anni.

            Ma ci� che � peggio � che il ministro uscente dell’economia Tremonti – quello stesso Tremonti che mi ha insultato in pubblico a Davos per aver osato ipotizzare che l’Italia sarebbe uscita dalla moneta unica se non avesse fatto le riforme – oggi ha reagito all’editoriale del Financial Times affermando – con una impudenza che sfiora la schizofrenia – che �le opinioni di Munchau sono largamente condivise nelle capitali e negli ambienti internazionali pi� rispettati e responsabili�. Che impudente! E – seguendo l’esempio di Tremonti – gli stessi media controllati da Berlusconi che oggi parlano con toni allarmati dei rischi di una uscita dell’Italia dall’euro, hanno ignorato i miei avvertimenti quando era politicamente conveniente ignorarli, cio� a dire prima delle elezioni.

              Ma ci� che � pi� importante � che Munchau � ingiusto con Prodi. S�, � vero che l’esigua maggioranza della coalizione di Prodi non render� agevole il compito di governare, specialmente se Berlusconi e i suoi tirapiedi continueranno a boicottare Prodi in ogni modo possibile ancor prima che dia vita al nuovo governo. Ma sostenere – come ha fatto Munchau – che le riforme di rilancio dell’economia proposte da Prodi sono la medicina sbagliata per l’Italia, � errato.

                Al contrario l’Italia ha disperato bisogno di queste riforme per incrementare la produttivit� e ripristinare la competitivit� perduta in cinque anni di politiche berlusconiane. Inoltre � probabile che Prodi scelga per il suo governo personalit� di primo piano, internazionalmente rispettate e impegnate nei confronti dell’Unione Europea, come Tommaso Padoa Schioppa e Mario Monti, piuttosto che mediocrit� provinciali e di secondo piano come Tremonti. Ed avere un altro esponente di primo piano quale Mario Draghi alla guida della Banca d’Italia, accrescer� le probabilit� che il governo Prodi segua politiche che aiutino l’Italia a rilanciare la crescita e a rimanere con successo nell’Unione Monetaria Europea.

                  Di fatto � probabile che riforme economiche politicamente dolorose che garantiscono benefici solo nel medio periodo, ma che hanno alcuni costi sul breve periodo, siano politicamente pi� accettabili per i sindacati e i lavoratori se il governo che le vara gode di legittimazione politica agli occhi dei lavoratori e dei loro rappresentanti. Tanto � vero che serie riforme economiche di mercato si sono realizzate in Italia – solo sul finire degli anni ’90 – quando erano in carica governi di centrosinistra.

                    Ecco quindi quanto suggerisco a Munchau e al Financial Times: date a Prodi la possibilit� di dimostrare che � in grado di realizzare le riforme necessarie a rilanciare la crescita e la competitivit� dell’Italia e ad evitare una devastante uscita dell’Italia dalla moneta unica. Prodi merita certamente il beneficio del dubbio tanto pi� che non ha ancora formato il suo governo. E state attenti a non diventare un inconsapevole strumento di quanti hanno distrutto l’Italia negli ultimi cinque anni e ora cercano di trovare un pretesto per boicottare Prodi ancor prima che il suo governo abbia visto la luce. Dopo tutto quelli che ci guadagnerebbero da una uscita dell’Italia dall’euro non sono i lavoratori i cui salari reali in euro sarebbero largamente ridotti dal ritorno ad una lira svalutata, n� i piccoli risparmiatori i cui titoli pubblici in euro verrebbero spazzati via dalla conversione nelle nuove lire (nella forzata denominazione in lire dei patrimoni che seguirebbe l’uscita dell’Italia dall’euro).

                      A guadagnarci dall’uscita dell’Italia dell’Unione Monetaria Europea sarebbero gli stessi interessi finanziari e societari che hanno sostenuto Berlusconi e la sua affermazione che l’euro era stato un �disastro� per l’Italia. Quelle stesse elite economiche italiane trarrebbero grande vantaggio dal vedere i loro debiti societari denominati in euro convertiti e ridotti nelle svalutate lire e ci guadagnerebbero nel vedere i loro capitali in euro – messi da parte all’estero dopo decenni di fughe di capitali – incrementati in valore reale rispetto ad una nuova lira svalutata.

                        Quindi diamo una occasione a Prodi: un governo di centrosinistra serio, incentrato sul mercato, riformista potrebbe essere per l’Italia l’ultima possibilit� per fare le riforme necessarie a rilanciare la crescita e l’occupazione e ad evitare una devastante uscita dall’euro. Una siffatta uscita sarebbe pi� probabile con un nuovo governo Berlusconi che con un governo Prodi alternativo e filo-europeo.

                          ***
                          Traduzione di Carlo Antonio Biscotto