“Commenti” Difendere chi lavora senza denigrare l’Istat (A.Recanatesi)

06/02/2006
    luned� 6 febbraio 2006

      Pagina 33 -Economia e Finanza

      I CONTI IN TASCA

        Difendere chi lavora senza denigrare le statistiche e l’Istat

          Retribuzioni +3,1%, inflazione ferma all’1,9: dovremmo star meglio
          e invece siamo pi� poveri. Non � un fatto di percezione o sotterfugi,
          la dura realt� � che sempre meno persone sono tutelate da accordi

            Alfredo Recanatesi

              �� la solita media del pollo�. Cos�, per criticare l’ultimo dato dell’Istat sulle retribuzioni contrattuali, una sindacalista non ha fatto altro che scoprire la statistica. Che � fatta, appunto, di medie; anche quella, appunto, sulle retribuzioni contrattuali che l’Istat ha pubblicato per l’intero 2005. A sconcertare i sindacati � stato il fatto che l’incremento accertato dall’Istat � risultato del 3,1% contro una inflazione che, grazie a una ancora non piena incidenza del rincaro dell’energia, si � fermata all’1,9 per cento. � comprensibile che gli imprenditori e (un po’ meno) il governo approfittino di questi dati per sostenere che vi � stato un aumento delle retribuzioni reali in contrapposizione a quanti sostengono che le condizioni dei lavoratori vanno peggiorando; molto meno lo � che chi rappresenta i lavoratori, e in primo luogo i sindacati, non trovi di meglio che cavarsela screditando le rilevazioni statistiche anzich� sollecitare una loro pi� corretta interpretazione.

              Intanto il 3,1 dell’anno passato � un dato forzato dai rinnovi contrattuali di importanti settori quali il commercio, l’edilizia, le forze dell’ordine. Inoltre, si tratta delle retribuzioni contrattuali che sono solo una componente, seppure la pi� importante, delle retribuzioni di fatto. Queste ultime hanno una dinamica ben diversa perch� comprendono voci integrative come premi e gratifiche, riconoscimenti vari monetizzabili e indennit� sulle quali le imprese hanno molto operato per comprimere il costo del lavoro. Infine (ma solo per fermarci ai dati essenziali) la quota dei lavoratori ai quali si applica il contratto pieno si va riducendo; tutti o quasi quelli impiegati con contratti atipici, remunerati ben al di sotto di quanto stabilito dai contratti, non vi rientrano, ragione per la quale questo dato, che tanto risentimento ha suscitato nei sindacati, � sempre meno significativo delle reali condizioni del mondo del lavoro.

              Insomma, la dinamica delle buste paga dei lavoratori dipendenti, compresi gli pseudo-autonomi, � tutt’altra cosa.

              Qualche considerazione anche sul denominatore di quel rapporto tra retribuzioni e prezzi impropriamente assunto come indicatore delle condizioni di vita di queste categorie di lavoratori. I prezzi rilevati dall’Istat (e tanto meno la loro dinamica) non esprimono quel che costa vivere, perch� le spese alle quali una famiglia deve far fronte sono anche molte altre.

              Senza entrare �dentro� l’indice, dove gi� si potrebbe vedere come i prezzi siano cresciuti maggiormente per quei prodotti e servizi che pi� incidono sulle fasce di redditi medio-bassi nelle quali si addensa la parte di gran lunga prevalente dei lavoratori, basterebbe considerare come siano aumentate molte spese a motivo non di rincaro di prezzi o tariffe, ma, ad esempio di una riduzione dei servizi pubblici (assistenza agli anziani o ai disabili, inefficienze dei trasporti soprattutto ferroviari, carenze di servizi sanitari, costo della previdenza integrativa), e di un aumento di esigenze dovute alla evoluzione dei tempi quali telefonini, computer e connessioni internet con banda larga, veicoli non inquinanti per chi ha bisogno di muoversi nelle grandi citt�.

                Redditi di fatto che diminuiscono (anche la precariet� � un fattore di riduzione) e spese che, invece, si moltiplicano e rincarano concorrono a determinare un peggioramento delle condizioni di vita che ampie fasce di popolazione avvertono non per una sensazione soggettiva, ma per dati oggettivi. Per rappresentare questa realt� non c’� bisogno di screditare la statistica, senza la quale ogni confronto diventerebbe solo scontro fra tesi indimostrabili. Basterebbe, al contrario, prendere le statistiche per quello che sono: medie da interpretare, limitatamente ai fenomeni che intendono rappresentare, in base ai criteri con i quali sono costruite. E la realt� della distribuzione del reddito quale � diventata in questi anni emergerebbe con pi� chiarezza e minore controvertibilit�.