“Commenti” CoCoCo, sciopero mio quanto mi costi – di B.Ugolini

09/12/2002

            9 dicembre 2002

            Atipiciachi di Bruno Ugolini

            CO.CO.CO, SCIOPERO MIO QUANTO MI COSTI

            Quando un Co.Co.Co. sciopera, come
            capita spesso in questi giorni,
            deve poi subire lo stesso trattamento
            riservato ai lavoratori con posto
            fisso? Deve, in altre parole, accettare il
            taglio salariale del tempo dedicato all’
            astensione dal lavoro? Ma in tal modo
            non è come se mettessero sullo stesso
            piano il lavoro «atipico» con quello «tipico»,
            tradizionale? La domanda è rimbalzata
            nella mailing list voluta dal Nidil
            (nuove identità lavorative) «atipiciachi@
            mail.cgil.it». La prima a porsi l’inquietante
            interrogativo è Simonetta:
            «Vorrei sapere se una giornata di sciopero,
            deve essere detratta dallo stipendio
            mensile pur essendo una Co.Co.Co.».
            Ed ecco la prima risposta di Pierpaolo
            che lavora nel settore pubblico e sostiene
            di gestire collaboratori per la ricerca
            in ambito universitario. «Quando sento
            di questi dubbi, mi pare che la confusione
            creata da padroni e padroncini sia
            veramente tanta e troppa! Il Co.Co.Co.
            è una prestazione d’opera, atipica, ma se
            il datore di lavoro l’aggira per mascherare
            un rapporto di lavoro quasi subordinato,
            non può arrivare addirittura ad applicare
            la trattenuta!». È necessario, secondo
            Gianpaolo, «riportare il Co.Co.
            Co a casa sua (la prestazione d’opera, il
            lavoro autonomo)» e dar vita ad «un
            nuovo rapporto di collaborazione parasubordinata,
            tutelata da regole certe e
            nuove». Sennò si arriva al paradosso
            del Co.Co.Co. con tanto di cartellino
            da timbrare, con le detrazioni per gli
            scioperi, come se fosse un subordinato
            e non un parasubordinato…
            Una testimonianza è riportata da Adorandi
            che racconta come nel luogo dove
            presta la sua collaborazione le hanno
            imposto due possibili soluzioni, dopo
            una mattinata di sciopero. Orecuperare
            le ore perse, oppure subire una decurtazione
            della busta paga. Lei ha scelto
            la trattenuta, racconta, proprio per
            sottolineare il fatto che quella mattina
            il lavoro doveva rimanere come non
            fatto e non solo posticipato. Invece a
            Lia, che collabora presso un Ente pubblico,
            prima il rappresentante sindacale
            (Cgil) le ha fatto notare che non poteva
            scioperare, poi tutti hanno fatto
            finta di niente. «I soldi me li sono decurtati
            da sola», racconta Lia, «pagandoci
            la tessera Nidil e dando una quota
            ad un collettivo intersindacale nella
            mia città». Un altro messaggio proviene
            da Vanessa che invece ha subito la
            trattenuta e che ora vorrebbe sapere se
            se può «recuperare il maltolto». Mica
            per i soldi, aggiunge «che sono comunque
            una barzelletta, ma per il principio…».
            Marco, propone addirittura di ricorrere
            alla magistratura: «Ci hanno sempre detto
            che noi non siamo dipendenti, ma
            alla fine se scioperiamo ci decurtano lo
            stipendio, e quindi ci trattano de facto
            come dipendenti camuffati. Bene, non
            potrebbe questo essere motivo di ricorso
            alla magistratura del lavoro? ….Se mi
            decurtano lo stipendio e mi trattano da
            dipendente con un contratto Co.Co.Co.
            truffano il sottoscritto e truffano lo Stato,
            pagando meno contributi all’Inps
            (tanto per dirne una). Non potrebbe essere
            questo motivo sufficiente per vincere
            una causa contro il datore di lavoro,
            dimostrando che noi siamo dipendenti
            di fatto?». La testimonianza più significativa,
            in tutta questa discussione, la riporta,
            infine, Francesco: «In manifestazione
            un giornalista chiese ad un Co.Co.
            Co.: Quanto le costa questa giornata di
            sciopero? e lui rispose: Mi potrebbe costare
            il posto di lavoro! Credo che questo
            sia il vero problema: con questo contratto
            non è riconosciuto il diritto di manifestare
            un dissenso, ma forse il rischio
            da correre per un ideale, a volte è più
            importante di tante altre cose…».