“Commenti& Analisi” Contro la crisi orari più lunghi (G.Baglioni)

02/11/2004

              martedì 2 novembre 2004
              sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 17
              ANALISI
              Contro la crisi orari più lunghi
              Ma nelle relazioni industriali c’è bisogno di partecizione

              DI GUIDO BAGLIONI

              Da alcuni mesi si discute e si applica una prassi contrattuale con la quale si allunga l’orario di lavoro a parità di retribuzione o si riduce il costo del lavoro per favorire la competitività delle imprese e per salvaguardare l’occupazione, specie nei confronti della delocalizzazione. La Germania è il paese protagonista di questo processo, in presenza di accordi conclusi (Siemens) o di trattative in corso (Volkswagen); processo implicitamente previsto dall’accordo fra sindacato metalmeccanico e datori di lavoro in tema di deroghe al contratto nazionale (febbraio 2004).

              Questa prassi contrattuale viene discussa in Italia e in altri paesi europei per il suo significato e per possibili applicazioni. Intanto è bene ricordare che essa non è inedita: sotto il nome di concession bargaining, si afferma negli Stati Uniti, in settori importanti (auto, acciaio, trasporto aereo), su materie molto simili (salvo per la manovra sull’orario di lavoro), nei primi anni ’80.


              Questa prassi contrattuale può essere valutata con due prevalenti prospettive: quella dei suoi effetti economici, quella del suo impatto sulle relazioni industriali.


              Nel primo caso, ci si è chiesti se essa poteva favorire la svolta di cui necessita l’economia europea, se poteva rappresentare la soluzione per le esigenze di competitività delle imprese, soprattutto della grande impresa industriale. La risposta è stata generalmente negativa, ritenendo evidente la sproporzione fra la soluzione richiesta e la contrattazione in questione. Infatti, l’operazione negoziale della Siemens o altre simili vanno valutate primariamente nell’ambito delle relazioni industriali. Tale operazione, per intenderci, ha poche analogie con la vicenda Alitalia, una società con l’acqua alla gola e lo spazio negoziale assai ridotto.


              La vicinanza è riscontrabile su un punto: la rappresentanza sindacale opera con condizioni e con linee difensive. Ma queste appaiono una componente ricorrente dell’esperienza sindacale. Essa, infatti, può essere complessivamente classificata come progressiva (ogni contratto migliora il grado di tutela del lavoro) o come difensiva (si vuole salvaguardare le precedenti acquisizioni).


              La componente difensiva include molteplici temi delle relazioni di lavoro, come i livelli salariali, la difesa del loro potere d’acquisto, orario e altri istituti normativi. Il tema più incisivo è ovviamente quello della difesa del posto di lavoro. Su questo tema avvengono scontri duri fra le parti, uso frequente dello sciopero e altre manifestazioni di protesta, mediazioni politiche e ammortizzatori sociali. Accanto a tutto ciò, la difesa (più o meno temporanea) del posto di lavoro può essere affrontata con il metodo negoziale, con una contrattazione collettiva adattiva: la rappresentanza sindacale svolge il suo ruolo naturale, in condizioni sfavorevoli (come il ristagno dell’occupazione in Europa), cercando di trovare ragionevoli compromessi fra le concessioni inevitabili e i rimedi compensativi.


              La prassi contrattuale adattiva fa sorgere più di una domanda, che qui riprendiamo con brevi accenni. Per le relazioni industriali, siamo di fronte a una tendenza contingente o destinata a durare? Non sarà una tendenza contingente, per numerosi aspetti è già iniziata da tempo e riguarda la crescita dell’insicurezza e la revisione (non sempre peggiorativa) delle precedenti acquisizioni, pur senza toccare i diritti fondamentali.


              Tale prassi è generalizzabile? Applicabile anche in Italia? Nelle relazioni industriali di oggi e di domani non c’è molto di generalizzabile, soprattutto a livello territoriale e dell’impresa. Ad esempio: la stessa manovra dell’allungamento dell’orario interessa la Siemens e non la Volkswagen.


              La contrattazione adattiva è un segnale del declino del sindacato? Dagli anni’60 in avanti, in almeno due o tre periodi molti osservatori scorgono il declino del sindacato. Certo, da allora, esso non si è complessivamente rafforzato, per ragioni strutturali, nei rapporti con la sfera politico-istituzionale, anche per suoi errori strategici. Tuttavia, il suo ruolo di attore per la regolazione collettiva del rapporto di lavoro si è accentuato con le diversità del mercato e dei rapporti di lavoro, con l’economia concorrenziale e con il tetto delle risorse per la spesa sociale. Il suo ambito d’azione sarà in parte progressivo e, non meno, difensivo. Bisogna cogliere la differenza fra le due componenti. In entrambe c’è necessità di relazioni industriali collaborative, meglio ancora se partecipative, per le quali è assai rilevante il concorso attento e innovativo della parte manageriale e imprenditoriale.