Comitato Esecutivo CES, Bruxelles, 6 e 7 marzo 2012

Comitato Esecutivo CES, Bruxelles, 6 e 7 marzo 2012
13/03/2012  | Politiche europee

L’Esecutivo della CES, tenutosi a Bruxelles nei giorni 6 e 7 marzo, ha discusso diversi temi importanti per la fase di crisi che l’Europa sta vivendo. In particolare ci si è concentrati sulle conclusioni della Scuola di alto livello di Copenhagen dello scorso febbraio che ha messo al centro la linea strategica della CES nei confronti delle politiche di austerità portate avanti dalle istituzioni europee e dai Governi nazionali. Si è riconfermata l’importanza della contrattazione collettiva e del dialogo sociale come compito primario del sindacato e si è evidenziato come questi siano sotto attacco ma necessari per contrastare e risolvere i problemi generati dalla crisi e le disuguaglianze sempre più presenti nella società europea. Il sindacato nazionale e europeo è la sola risposta al momento alle politiche di governance economica per influenzare le istituzioni verso un cambiamento che riteniamo necessario e possibile verso una idea alternativa di politica economica. L’idea di un Contratto sociale per ‘Europa che contrasti il Patto fiscale ed economico è stata sostenuta da tutte le oo.ss. affiliate alla CES. L’Europa infatti non può essere sostenibile senza una visione sociale e il documento approvato (in allegato) è una Dichiarazione solenne sul modo in cui la CES vede l’Europa odierna facendo delle proposte concrete. La CES presenterà il testo definitivo di Contratto sociale alla prossima riunione dell’Esecutivo di giugno, successivamente si avvierà una Conferenza di presentazione dello stesso, diventando anche argomento centrale della Campagna CES.

Si è poi discusso della Giornata di Azione della CES del 29 febbraio u.s., realizzata con diverse modalità nei 27 Paesi UE con lo slogan comune “Per l’occupazione e la giustizia sociale”. La CES ha avuto incontri con Barroso, Van Rompuy, Schultz, i Presidenti dei gruppi politici del Parlamento europeo, Eurodeputati e Junker. A tutti questi soggetti la CES ha chiesto un impegno sulla crescita e che si adottino misure concrete per gli investimenti e l’occupazione. Quello che continua a prevalere invece è l’austerità anche con il moltiplicarsi di riforme strutturali (vedi mercato del lavoro). Ciò che sta inoltre prevalendo è che molti Governi (Spagna, Olanda) hanno problemi a rispettare gli obblighi previsti dal Patto di bilancio e si profilano delle deroghe al Trattato appena firmato (che dovrà essere ratificato dai singoli Governi), così come il referendum indetto dall’Irlanda pone a tal proposito problemi di sostenibilità del progetto stesso.

Per quanto riguarda il Vertice tripartito del 1° marzo ci si è limitati ad un semplice scambio di pareri: la CES ha criticato la dichiarazione di Draghi sul modello sociale e Van Rompuy nella Conferenza stampa ha espresso la sua contrarietà a definire il modello sociale europeo alla sua fine.

Come Cgil abbiamo fatto presente che il Contratto sociale va fatto vivere, i suoi principi vanno valorizzati con i lavoratori a tutti i livelli creando anche delle alleanze con la politica. Il Patto fiscale vuole distruggere l’edificio europeo, attaccando la contrattazione collettiva e l’autonomia salariale delle parti sociali nella definizione dei salari, spostando la contrattazione a livello aziendale, riformando a scapito dei lavoratori le pensioni, deregolamentando il diritto del lavoro e i mercati del lavoro. A ciò dobbiamo dare risposta. E’ fondamentale un rilancio economico e un coordinamento delle politiche economiche per creare occupazione e posti di qualità.

L’altra questione connessa al Contratto sociale e stata quella di avviare una riflessione sull’iniziativa dei cittadini (art.11 TUE) e se la CES possa utilizzare questo nuovo strumento per contrastare il patto fiscale così come la CES approfondirà dal punto di vista giuridico eventuali azioni di tipo legale in violazione del trattato di diritto europo o in ambito OIL.

La CES ha approvato una Dichiarazione di solidarietà sulla Grecia, esempio di come le medicine imposte al Paese siano peggiori della malattia: la Grecia sta vivendo la disgregazione delle relazioni sindacali e del sindacato; il 30 % della popolazione è scesa al di sotto della soglia di povertà; il 50 % dei disoccupati sono giovani (in allegato la Dichiarazione).

Il punto 5 all’odg dell’Esecutivo è stato il Rapporto della Commissione sulla crescita 2012. I messaggi lanciati sono sempre gli stessi (austerità fiscale, riforme strutturali del mercato del lavoro, completamento del mercato interno accelerando le liberalizzazioni e la promozione di accordi commerciali); non c’è nulla di concreto sulla crescita. Essenzialmente le raccomandazioni politiche sono contraddittorie e, a fronte delle pressioni dei mercati finanziari e delle indicazioni politiche della Troika, gli orientamenti politici prevalenti sono quelli relativi all’austerità senza prendere in considerazione gli aspetti di tipo sociale. La CES propone al contrario di investire sull’economia sostenibile, su posti di lavoro di qualità e sull’uguaglianza sociale, sostenendo la piena partecipazione delle parti sociali a livello nazionale ed europeo. I piani di riforma nazionale saranno presentati entro la metà di aprile e il sindacato nazionale dovrebbe essere coinvolto a pieno titolo (in allegato il documento in italiano e la relativa Risoluzione del Parlamento europeo).

Alleghiamo anche il programma di lavoro delle parti sociali 2012-2014 (in inglese) approvato dalle rispettive istanze delle parti sociali europee e presentato al Vertice sociale tripartito. La priorità è la disoccupazione giovanile e l’avvio dei negoziati per un accordo quadro per la disoccupazione giovanile il cui mandato dovrà essere approvato entro il 6 maggio p.v. per delle raccomandazioni concrete anche in vista del G20 e dell’iniziativa OIL.

Per quanto riguarda il Libro Bianco sulle pensioni la CES presenterà nelle prossime settimane una sua posizione che conterrà i seguenti punti principali:

    • viene data una risposta insufficiente alla situazione attuale;
    • si critica l’approccio prevalentemente economico;
    • si sottolinea che l’Unione europea non è competente sulle pensioni e ciononostante vengono dati degli indirizzi agli Stati membri;
    • è necessario sottolineare il ruolo pubblico dei sistemi pensionistici;
    • dare enfasi a misure sull’occupazione dando priorità all’occupazione di qualità piuttosto che all’allungamento dell’età pensionabile;
    • non si danno risposte ai lavori usuranti e ai cinquantenni espulsi dal mercato del lavoro.

Su questi temi la CES organizzerà nei prossimi mesi una Conferenza europea.

A cura di: Nicola Nicolosi – Giulia Barbucci