Comitato Esecutivo CES, Bruxelles 5 e 6 giugno 2012

Nota sul Comitato Esecutivo CES, Bruxelles 5 e 6 giugno 2012

12/06/2012

Il Comitato Esecutivo della CES si è riunito a Bruxelles nei giorni 5 e 6 giugno scorsi.

Punto principale all’ordine del giorno è stata l’approvazione del “Patto sociale per l’Europa”, la cui elaborazione è stata portata avanti dalla CES e dalle sue organizzazioni affiliate nei mesi scorsi. Si tratta di un documento da sottoporre alla discussione con le organizzazioni datoriali, le istituzioni europee, i governi nazionali sulle proposte della CES per una governance economica diversa e per un profilo dell’Europa sociale da contrapporre alle politiche di austerità al fine di promuovere, proteggere e rafforzare il modello sociale europeo.

Lo scorso dicembre alcune organizzazioni sindacali (CGIL, CC.OO Spagna, UGT Spagna, DGB Germania, CGT e CFDT Francia, FGTB e CSC Belgio) avevano pubblicato su alcuni quotidiani europei un documento comune che chiedeva un nuovo Patto sociale ed economico che includesse alcune questioni principali quali l’occupazione, i salari, le pensioni, le indennità di disoccupazione, il welfare, con il coinvolgimento attivo del sindacato. Molti sindacati, non firmatari dell’articolo, hanno sostenuto tale proposta ed è partito un dibattito in seno alla CES.

I contenuti del Patto sono stati discussi sin dalla Scuola di alto livello di febbraio scorso a Copenhagen, nel corso della quale le varie oo.ss. e la CES hanno proposto una serie di opzioni su come il movimento sindacale europeo potesse affrontare l’impatto della governance economica sui salari e sulle condizioni di lavoro e, più in generale, sulle relazioni industriali. Il Segretario Generale della CES ha poi presentato una prima proposta nel corso della riunione dell’Esecutivo di marzo scorso. Le prime reazioni all’Esecutivo di marzo sono state positive e si è proceduto all’invio di emendamenti scritti. La CGIL, insieme a CISL e UIL, in tutte le sedi e in tutte le riunioni della CES ha sollevato la questione relativa al salario minimo, argomentando le ragioni per le quali il sindacato italiano sia contrario alla sua introduzione, e riaffermando che solo la contrattazione collettiva, l’autonomia delle parti sociali e la più ampia copertura a livello nazionale della contrattazione, possono garantire salari dignitosi e migliori condizioni di lavoro. Per queste ragioni, i sindacati italiani, si sono espressi contro la formulazione del Patto che prevedeva di indicare degli obiettivi quantitativi per gli aumenti dei salari minimi che raggiungessero almeno il 50 % del salario medio o il 60 % del salario mediano.

Fermo restando che il sindacato italiano è favorevole che, laddove esistano, i salari minimi debbano aumentare in percentuali significative per garantire livelli retributivi dignitosi, ciononostante ritiene che 1) in un documento in cui si enunciano principi generali non si debba entrare nel dettaglio fornendo obiettivi che in molti Paesi possono invece creare problemi, vista la diversità dell’importo del salario minimo tra Paese e Paese, e, 2) è evidente da parte delle istituzioni europee e di molti governi nazionali l’intenzione di introdurre il salario minimo legale così da poter intervenire sulle dinamiche salariali quale strumento di competitività dell’Unione Europea. Un’apertura della CES in questo senso potrebbe essere controproducente.

CGIL, CISL, UIL hanno avuto un incontro a Roma con Bernadette Ségol agli inizi di maggio per discutere più nel merito i contenuti del Patto e per spiegare la loro posizione sul salario minimo.

Nel periodo precedente all’Esecutivo di giugno si sono susseguiti contatti ed incontri con vari sindacati europei per cercare di trovare una mediazione possibile sul tema, alla luce dell’insistenza della Ségol a mantenere invariata la proposta CES sulle percentuali indicative per il salario minimo.

Nel corso della riunione dell’Esecutivo, CGIL, CISL, UIL hanno confermato di non poter votare a favore del documento perché in disaccordo con il punto suddetto.

La discussione in Esecutivo ha poi portato DGB Germania, OeGB Austria, LO e TCO Svezia, FTF Danimarca, FGTB Belgio, CC.OO Spagna, CGT Francia e UGT Portogallo, ad appellarsi alla Ségol per stralciare la parte delle percentuali per consentire una approvazione unanime del documento.

La Ségol nelle sue repliche finali ha quindi dovuto accettare la richiesta di stralcio e il documento, con tutte le modifiche richieste, è stato approvato all’unanimità.

La CES, alla vigilia del Vertice europeo sulla crescita del 28 giugno, ha intenzione di organizzare una Conferenza sindacale di alto livello invitando Van Rompuy, Barroso, il Primo Ministro danese, Hollande, Monti, Merkel, Schultz e BusinessEurope, e, in quell’occasione, verrà presentato ufficialmente il Patto sociale. In allegato trovate il testo approvato tradotto in italiano.

Nel corso della riunione è intervenuto il Commissario all’occupazione, affari sociali e inclusione, Laszlò Andor, sul pacchetto occupazione, pubblicato in aprile, che rappresenta la risposta della Commissione europea all’alto livello di disoccupazione dell’Europa, e fissa una serie di obiettivi di medio termine per l’Unione europea e per gli Stati membri per sostenere una “ripresa dell’occupazione” e raggiungere le scadenze previste per la Strategia Europa 2020. La CES ha riconosciuto una serie di sviluppi positivi presenti nel pacchetto, in particolare il riconoscimento da parte della Commissione che la nuova governance europea debba essere coordinata con le politiche sociali e dell’occupazione e che le parti sociale debbano essere coinvolte più strettamente in questo processo. Con una disoccupazione della zona euro che raggiunge l’11% e il 10 % nel resto dell’Unione europea (25 milioni di persone) la priorità per la CES deve essere quella di fermare e capovolgere questa crisi economica devastante e il Pacchetto Occupazione rappresenta un primo passo positivo in questa direzione. Ciò che è preoccupante è che l’UE continua nelle sue politiche di austerità rendendo così vane le proposte positive presenti nel Pacchetto. Per queste ragioni la CES sostiene che sia necessario: una sospensione temporanea della austerità nell’anno in corso e una moratoria sui tagli occupazionali del settore pubblico; un piano di investimenti europeo sugli investimenti strutturali sostenuto da nuove forme di finanziamento compresa una tassa sulle transazioni finanzarie e gli eurobonds; che la BCE possa agire come prestatore di ultima istanza.

La CES inoltre critica uno degli obiettivi principali del Pacchetto, le riforme del mercato del lavoro attraverso un aumento della flessibilità e la deregolamentazione dell’occupazione, che avrebbe come conseguenza quella di creare ancora maggiore disoccupazione nel breve termine.

Altro punto affrontato dall’Esecutivo è stato quello relativo ai negoziati sull’orario di lavoro. I negoziati per la revisione dell’orario di lavoro sono cominciati a dicembre e vi sono stati tre incontri delle parti sociali. Sulla base del mandato, nei primi tre incontri ci si è focalizzati sulla metodologia e sulla scelta dei temi. Businesseurope ha proposto di cominciare a lavorare sul lavoro a chiamata, sui congedi e sul periodo di riferimento, mentre la CES ha proposto l’opting out, la conciliazione e i lavoratori autonomi. In maggio ha avuto luogo un seminario congiunto su questi temi. La prossima sessione negoziale avrà luogo il 26 giugno e sono state già proposte altre due date per settembre e ottobre. Dal punto di vista politico non è chiaro quale potrà essere l’esito del negoziato e le reali intenzioni degli imprenditori di giungere ad un accordo. E’ evidente che è in gioco anche la credibilità delle parti sociali europee.

A conclusione dei lavori è stato approvato un ordine del giorno di solidarietà alle popolazioni dell’Emilia colpite dal terremoto che trovate in allegato.

A cura di Fausto Durante e Giulia Barbucci