Comincia la discesa del lavoro sommerso

05/12/2003


Venerdí 05 Dicembre 2003



Comincia la discesa del lavoro sommerso

Tra il 1997 e il 2003 l’incidenza sul Pil è calata dell’1,1%


LINZ – L’economia sommersa, per definizione, è difficile da misurare. Per quanto riguarda l’Italia però, su un dato tutte le indagini concordano: la percentuale di lavoro nero rispetto agli altri Paesi dell’area Ocse è altissima, tra il 26,2% e il 30% circa, a seconda delle stime. Dall’Austria arriva ora una buona notizia: secondo uno studio condotto dall’università di Linz, il nostro Paese è all’avanguardia in Europa nello sforzo per ridurre il peso del lavoro sommerso. Dalla ricerca emerge che nel periodo che va dal 1997-1998 al 2002-2003 è diminuito in Italia di una percentuale pari all’1,1% del prodotto interno lordo; solo Finlandia (-1,3%) e Svezia (-1,2%) sono riuscite a fare meglio. Ma i due Paesi scandinavi partivano da dati ben diversi: nel 1997-1998 in Finlandia la percentuale complessiva era stata del 16,8% del Pil, in Svezia del 19,8%, mentre in Italia era stata del 27,3 per cento. a ricerca condotta dal l’ateneo austriaco, il più accreditato in Europa nello studio dell’economia sommersa grazie al team guidato dal professor Friedrich Schneider, è stata riportata ieri con grande risalto dal quotidiano tedesco «Frankfurter Rundschau», perché oltre al dato italiano, anche quello tedesco sorprende.
In negativo però. La Germania è infatti in netta controtendenza rispetto a Italia, Finlandia e Svezia, è addirittura il fanalino di coda dell’Europa, con un aumento del lavoro nero, tra il 1997 e il 2003, dell’1,9 per cento. Non vanno meglio le cose neppure in Austria e Svizzera, dove il lavoro sommerso è aumentato, rispettivamente, dell’1,8% e dell’1,4 per cento. Storia a sé fa la Francia, dove la situazione è rimasta in pratica immutata: nel periodo preso in considerazione dallo studio il lavoro nero è diminuito dell’0,1 per cento. In termini assoluti, nel 2003, secondo le stime preliminari dello studio austriaco, il lavoro sommerso ha rappresentato in Italia il 26,2% del Pil, collocando il nostro Paese al secondo posto dietro la Grecia con il 28,3% e davanti a Spagna e Portogallo (22,3), Belgio (21,5), Norvegia e Svezia (18,7), Finlandia (17,6), Danimarca (17,5) e Germania (16,8%).
La classifica dei più virtuosi tra i Paesi Ocse vede in testa gli Stati Uniti, dove l’economia sommersa pesa sul prodotto interno lordo per un "misero" 8,6 per cento. Seguono Svizzera (9,5), Austria (10,8), Giappone (11) e Gran Bretagna (12,3).
La ricerca austriaca è stata condotta con gli approcci currency demand (basato sulla domanda di moneta, ndr) e Dynamic (Dynamic multiple-indicators multiple-causes), metodi tra i più usati in questo tipo di studi, perfezionati proprio dal professor Schneider di Linz. Il dato percentuale indica un volume economico che andrebbe sommato al Pil ufficiale per ottenere una visione completa dell’economia reale. Un volume che comprenda sia le attività illegali sia quelle legali e nascoste al fisco.

GIULIA CRIVELLI