“Comenti&Analisi” Sulle pensioni Pezzotta ed Epifani giocano al rinvio (M.Unnia)

15/12/2003

ItaliaOggi (Commenti)
Numero
295, pag. 1 del 13/12/2003
di Mario Unnia

Sulle pensioni Pezzotta ed Epifani giocano al rinvio

La questione delle pensioni è ormai calda, e dunque ci si può porre questa domanda: quali vantaggi avrebbe il governo a chiudere al più presto la partita, assumendo anche i rischi di uno strascico di opposizione sindacale? Per rispondere, occorre prendere le mosse dalle strategie dei suoi interlocutori, Pezzotta ed Epifani.

Apparentemente sembrano coincidenti, i due si ammantano dell’etichetta unitaria sbandierata nelle adunate romane, ma le cose non stanno così. La Cgil non vuol chiudere le vertenza pensioni, vuole portarla in lungo, per qualche mese almeno, fino a quando la campagna elettorale starà per entrare nel vivo. E a tal fine ne dilata continuamente i contenuti: secondo Epifani, non si tratta di riformare solo il sistema previdenziale, occorre andare più in là, ridisegnare l’intero welfare, certamente il sistema di relazioni industriali che vi è strettamente connesso, e perché no, anche le appendici fiscaliÉ Poiché a giugno i temi europei non saranno al centro dell’attenzione, dal momento che l’opinione pubblica ne ignora i termini e le piccole beghe amministrative non sono tali da emozionare gli elettori, l’effetto pensioni si spalmerà sui comizi, sui talk show, e la fanfara antiberlusconiana potrà essere suonata a piene note fino al giorno del voto.

Anche Pezzotta non vuol chiudere la vertenza adesso: vorrebbe trascinarla almeno a febbraio e celebrare un accordo ponte che veda la Cisl al centro nel ruolo di demiurgo. Il segretario generale sa che la riforma è indilazionabile, ma il suo obiettivo è un altro: persegue un compromesso con Tremonti che serva da trampolino per riportare la sua confederazione al centro dello schieramento sindacale. Ha infatti sperimentato a sue spese che i comizi unitari e le passeggiate romane portano acqua alla Cgil: una prospettiva di subordinazione che può accettare il suo collega dell’Uil, ma non lui.

La riforma pensionistica ´aperta’ consente dunque ai sindacati di tenere sulla corda il governo e di lavorare obiettivamente per l’opposizione: ma, per contro, non si vedono i vantaggi che la maggioranza può ricavare da questa situazione. Si dice da parte di An e di Udc che la questione va risolta con il consenso delle parti sociali, come usa dire: a costo di dilazionare la soluzione. Anche dalle imprese sono venute alcune voci tartufesche che vorrebbero la riforma senza rischiare un po’ di pace sociale. Ma poiché al fondo del tunnel già si intravede quale potrebbe essere lo sbocco dell’operazione (una miniriforma e un costo aggiuntivo sicuro per il lavoro autonomo) non si vede quale vantaggio può venire alla Casa delle libertà dal tenere ulteriormente aperta la vertenza.

Gli scenari sono dunque due. Il primo è quello già descritto, nella versione di Epifani e in quella di Pezzotta. Poiché è inimmaginabile che in tempi brevi sia presentata dai tre sindacati una proposta unitaria e, quel che più conta, praticabile, il governo per un paio di mesi sarà tenuto in ballo e dovrà subire gli attacchi concentrici della piazza, delle confederazioni e dell’opposizione. Le adunate romane si susseguiranno al ritmo di una al mese e all’approssimarsi della campagna elettorale sarà costretto ad accettare il compromesso suggerito da Pezzotta, compreso l’aumento dei contributi degli autonomi: in più dovrà affrontare le stroncature da sinistra e le critiche da destra.

L’altro scenario vede invece una decisione unilaterale del governo in tempi brevissimi, dopo aver preso atto che non esiste una proposta unitaria dei sindacati, e che non è dignitoso attendere oltre un certo limite il parere di coloro che non rappresentano l’interesse collettivo. La riforma appena varata sarebbe al centro del dibattito pre elettorale né più né meno di come previsto dallo scenario precedente: la reazione del fronte sindacale e della sinistra non dovrebbe farsi attendere, si avrebbe su per giù lo stesso numero di adunate romane, ma una parte dell’elettorato del centro-destra non si sentirebbe la vittima sacrificale della riforma. Fatti i conti, la situazione avrebbe il merito di aver chiuso una vertenza che dura da troppo tempo e ha condizionato tutto il dibattito politico da molti mesi a questa parte.

La condizione perché si attui questo secondo scenario è la determinazione della maggioranza, e in particolare di Forza Italia. È questa possibile? L’impressione che si ricava dalla vicenda è che il partito di Berlusconi abbia smarrito l’identità sociale del suo elettorato. Si tratta del ceto medio produttivo, quello delle partite Iva, in sostanza delle professioni e del terziario, dell’artigianato e dei servizi alle imprese. Un’area sociale che vive un momento non facile, come hanno illustrato recenti indagini, perché si è visto falcidiato il risparmio e non vede buone prospettive nell’incertezza della situazione economica che colpisce particolarmente i suoi settori di attività. Le decisioni governative che penalizzassero questi ceti avrebbero una ricaduta negativa sulle loro scelte elettorali: l’astensionismo potrebbe essere la risposta.

Gli altri soci della Casa delle libertà hanno preso a tutela parti diverse del vasto elettorato di centro-destra: An guarda con l’Udc al pubblico impiego, la Lega agli operai delle valli e ai bottegai della Pianura padana. Forza Italia non mostra di avere una strategia sociale altrettanto mirata: non è percepita come la voce dei cosiddetti poteri forti ma neppure come l’interprete e il difensore della parte di società civile che si identifica nei valori liberali e liberisti. Anzi, nel necessario compromesso con le altre componenti della Casa delle libertà, la sua connotazione ideologica e programmatica, fin dall’inizio piuttosto debole, si è ulteriormente sfuocata. Per queste ragioni, la rapida conclusione della riforma previdenziale secondo lo schema previsto fin dall’inizio della vertenza potrebbe consentirle di riagganciare il proprio elettorato che ha provato finora qualche delusione rispetto a quanto promesso. Ci sono dei rischi, ma il gioco può valere la candela.