Come viene aggirato l’articolo 18 (B.Ugolini)

05/04/2004


  Atipiciachi di Bruno Ugolini


lunedì 5 aprile 2004

Come viene aggirato l’articolo 18
Tutti noi ricordiamo le epiche battaglie attorno all’articolo diciotto
dello Statuto dei lavoratori. C’erano un governo e una Confindustria che intendevano svuotarlo, almeno in parte. Scioperi generali, manifestazioni, prima unitarie poi promosse dalla sola Cgil fecero accantonare il progetto ancora oggi chiuso nei cassetti del centrodestra. Nel frattempo, però, hanno trovato il modo per scavalcare l’articolo diciotto. Lo spiegano nella introduzione al volume “Lavori e precarietà” (Editori Riuniti, pagine 270) Giovanni Battafarano, Elena Cordoni e Cesare Damiano. È avvenuto, infatti, che nel frattempo lo stesso governo abbia varato provvedimenti di riforma (meglio di controriforma) del mercato del lavoro. Tali norme
portano alla nascita di numerose figure di lavoratori che non vengono conteggiati, onde determinare la famosa soglia dei quindici dipendenti. È la dimensione aziendale nella quale non è possibile applicare la norma che impedisce i licenziamenti facili, ovverosia l’articolo 18. Insomma saranno possibili aziende dove lavorano molto di più di quindici dipendenti ma molti di loro sono apprendisti, lavoratori a progetto, somministrati e quindi non vengono conteggiati. Hanno scritto i nostri autori: “Dopo l’attacco frontale all’articolo 18, con la legge 30 e il relativo decreto delegato, si realizza uno svuotamento dello stesso, meno vistoso, ma molto più efficace”.
Il libro in questione (curato da Bortone, Damiano, Gottardi) raccoglie una serie di analisi approfondite (oltre ai già citati troviamo Gianni Feroldi, Fausta Guarriello, Luigi Mariucci, Gianni Principe, Franco Scarpelli, Valerio Speziale, Gaetano Zilio Grandi). Uno strumento importante anche per i diretti interessati, gli abitanti del pianeta atipico. Corredato, tra l’altro, dai diversi testi legislativi come la legge 30 del 14 febbraio 2003, il malloppo del Decreto legislativo del 10 settembre 2003 (con i suoi 86 articoli), la prima circolare applicativa del 2004.
È una disanima di tutto quello che ci aspetta con la piena apertura di questo “supermercato della flessibilità”. Con una smentita a quello che è diventato una specie di luogo comune secondo il quale quello che ha fatto il governo di centro destra, per queste materie, non sarebbe altro che la continuazione di quanto iniziò a fare a suo tempo il governo di centro sinistra, con il noto “pacchetto Treu”.
È uno studioso come Franco Scarpelli a spiegare dettagliamene le differenze di fondo e tra queste una, eminentemente politica. La coalizione di centro sinistra costruì quel “pacchetto Treu” attraverso na negoziazione e una intesa con le parti sociali, rispettando il ruolo del sindacato nelle nuove regole. Il contrario di quanto ha fatto il centrodestra che ha messo insieme un agglomerato dove le ingerenze ministeriali si intrecciano a forme di contrattazione individuale. C’era un’alternativa a tali stravolgimenti ed è contenuta nelle proposte avanzate dall’Ulivo. È presente, come spiegano Gianni Principe e Geroldi, nell’impostazione sindacale, non contraria al rinnovamento su tali temi ma a favore di una linea di flessibilità e sicurezza, la cosiddetta “flexicurity”. Un orientamento ribadito a Lisbona e Nizza dall’Unione europea, in contrasto proprio con quanto ha messo in campo il ministro del welfare Roberto Maroni.
E non è detto che tutto ciò possa giovare al futuro delle imprese. Come dimostra l’andamento in corso dell’economia. È un altro tra i molti argomenti riportati nel volume in questione. La legge 30, come è detto nella prefazione, con il suo carico di nuove norme, potrebbe rischiare di sconvolgere l’unità di direzione aziendale, rompere un certo rapporto, necessario, di fedeltà tra lavoratori e imprese, colpire la stessa sinergia aziendale. Bel risultato.