Come tenere la colf in regola

12/11/2002




            11 novembre 2002

            AFFARI PRIVATI / Immigrati
            1- Come tenere la colf in regola
            2- Spada di Damocle, ma spuntata
            3- Si può rimediare a errori e sviste
            4- I Documenti
            5- Il Contenzioso

            Dopo la sanatoria
            Come tenere la colf in regola

            Ultimo giorno per le domande – Inizia la fase degli adempimenti


            Con la chiusura degli uffici postali termina oggi la regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari occupati presso le famiglie ovvero nelle industrie. A breve inizierà quindi l’istruttoria, da parte delle Prefetture e delle Questure, delle domande di emersione presentate a partire da settembre. Subito dopo si passerà alla convocazione delle parti – sempre su iniziativa delle Prefetture – per la stipula del contratto di soggiorno e per il rilascio del relativo permesso di soggiorno (di durata annuale per colf e badanti, di uno o due anni per i lavoratori dipendenti): la "chiamata" arriverà, tramite lettera raccomandata o telegramma, all’indirizzo dichiarato dal datore di lavoro in fondo alla domanda. Il rilascio del permesso di soggiorno al momento della stipula del contratto di lavoro, comporta la contestuale revoca degli eventuali provvedimenti di espulsione adottati nei confronti degli stranieri. La revoca dovrebbe operare ex lege senza richiedere un apposito provvedimento del Prefetto. Non sono noti i tempi di attesa per la convocazione, ma non è da escludere che serviranno alcuni mesi dato l’elevato numero di pratiche presentate.
            Gli adempimenti. Nel frattempo, il rapporto di lavoro continua e il datore di lavoro è tenuto a tutti gli adempimenti previsti dalla normativa:
            -lavoro domestico: la denuncia di rapporto di lavoro domestico dovrà essere presentata entro il 10 gennaio 2003, con obblighi contributivi a partire dal 10 settembre 2002;
            -lavoro subordinato: la denuncia e il versamento dei contributi, con effetto dal 10 settembre 2002, devono essere effettuati entro la scadenza del periodo di paga riferito al mese di novembre e cioè entro il 16 dicembre 2002, senza aggravio di somme aggiuntive.
            Imprevisti in corso. Nell’iter normale il rilascio del permesso di soggiorno segue, in ordine temporale, la stipula del contratto di soggiorno per lavoro subordinato. Ma che cosa succede se il lavoratore decide di interrompere il rapporto di lavoro perché ha reperito una nuova occupazione? In casi come questi, il datore di lavoro è tenuto a comunicare allo Sportello unico per l’immigrazione (presso la Prefettura) qualunque variazione del rapporto, pena la sanzione amministrativa da 500 a 2.500 euro. Tutti gli obblighi previsti dalla normativa (rispetto del Ccnl di categoria, garanzia dell’alloggio e impegno al pagamento delle spese rientro) si trasferiranno sul nuovo datore di lavoro. Può accadere, invece, che il rapporto di lavoro si interrompa per licenziamento o altra causa. In tal caso, il lavoratore manterrà il permesso di soggiorno fino alla scadenza e potrà rinnovarlo per lavoro (in caso di nuova occupazione) ovvero per attesa occupazione.
            a cura di
            Marco Noci



            La causa di lavoro
            Spada di Damocle, ma spuntata
            Maria Rosa Gheido


            La previsione del rilascio del permesso di soggiorno per sei mesi al lavoratore extracomunitario che inizia una vertenza nei confronti del datore di lavoro che non ha voluto regolarizzare il rapporto di lavoro (o lo ha interrotto per evitare la regolarizzazione) ha molte difficoltà applicative. Prima di tutto perché è arrivata a pochi giorni dalla scadenza della sanatoria. Il lavoratore avrebbe dovuto (o dovrebbe), entro il termine (quindi oggi), chiedere il permesso di soggiorno allegando i documenti comprovanti la lite in corso, sia essa in camera sindacale sia giudiziaria.
            Il lavoratore. Non è affatto chiaro che cosa succeda dopo la presentazione della richiesta da parte del lavoratore che, ovviamente deve essere in possesso dei requisiti che consentono la legalizzazione. La nota del ministero dell’Interno si limita ad assimilare la posizione di questi lavoratori a quella in cui si troverebbe qualunque lavoratore straniero che, in caso di interruzione del rapporto di lavoro per il quale è stato rilasciato il permesso di soggiorno, ha diritto di rimanere in Italia almeno sei mesi per cercare un altro posto di lavoro. In realtà la situazione è assai più complessa poiché nella maggioranza dei casi si va ad argomentare di licenziamento che, in prima battuta non sembra potersi definire per giustificato motivo o per giusta causa. La circostanza non è priva di rilievo per i rapporti di lavoro diversi da quelli domestici, per le conseguenze, che nel nostro sistema normativo possono derivare da un licenziamento illegittimo, a seconda del numero dei lavoratori in forza presso l’azienda incriminata.
            Il datore di lavoro. Questi rischia, in caso di soccombenza, di essere condannato al risarcimento del danno provocato al lavoratore e, se del caso, al reintegro nel posto di lavoro. Certamente, in caso di condanna, non potrà usufruire delle cause di non punibilità delle violazioni commesse in materia di lavoro, fiscale e relative alle leggi sull’immigrazione. L’aspetto debole della misura decisa dal ministero dell’Interno di identifica, pertanto, con il fattore temporale in quanto, sembra evidente che, a fronte delle sanzioni civili, amministrative e penali che il datore di lavoro non riuscirebbe più a evitare appare piuttosto improbabile che la vertenza possa essere composta, a termini scaduti per la sanatoria, presso il sindacato o presso la commissione di conciliazione.
            I tempi. Si ritiene che sarà il Tribunale in funzione di Giudice del lavoro a dover decidere se la richiesta del lavoratore è fondata, se il "licenziamento" del lavoratore irregolare sia stato veramente tale. La decisione del Tribunale potrà essere appellata e ancora, successivamente, portata in Cassazione. I tempi in materia di lavoro sono, di norma, più brevi di quelli in materia civile, anch’essi però si protraggono per anni e, a termini chiusi, nemmeno si può ipotizzare una pronuncia d’urgenza che obblighi il datore di lavoro a presentare la dichiarazione di legalizzazione

            Pratiche incomplete

            Si può rimediare a errori e sviste

            Marka
            Dalle domande di regolarizzazione presentate finora è emerso che, in molti casi, le pretiche contengono
            errori ovvero sono incomplete o, ancora, non sono
            state correttamente compilate. Queste istanze saranno accantonate ed esaminate per ultime.
            Gli inconvenienti emersi si possono così riassumere:
            - sono incompleti i dati che riguardano il lavoratore: in tal caso sarà richiesto al datore di lavoro di fornire i dati
            mancanti; - mancato inserimento nel plico della fotocopia di tutte le pagine del passaporto dello straniero: è il caso più frequente.
            La Questura procederà a verificare la veridicità della
            dichiarazione di emersione presentata dal datore di lavoro riguardo all’effettiva occupazione dello straniero dal 10 giugno 2002 in poi. È comunque necessario che in questo caso lo straniero si presenti, presso lo sportello polifunzionale della Prefettura-Utg, munito del passaporto che è indispensabile per la firma del ontratto di soggiorno e per il rilascio del permesso di soggiorno.
            La seconda convocazione. Nel caso in cui il datore di lavoro o il lavoratore non si presentino all’appuntamento, la Prefettura provvederà a riconvocarli per un secondo appuntamento.
            Persistendo l’assenza delle parti, la pratica sarà
            archiviata. Il contratto di soggiorno per lavoro subordinato sarà predisposto, su appositi moduli, dalla Prefettura tenendo conto dei dati indicati nella domanda di emersione.
            I dubbi irrisolti. Rimangono inesplicati i dubbi che la
            regolarizzazione porta con sé fin dalla sua nascita: la garanzia dell’alloggio e l’impegno a pagare le spese di rientrodello straniero. Riguardo all’alloggio, l’obbligo del datore di lavoro si limita alla verifica dell’esistenza della sistemazione alloggiativa del lavoratore e della sua idoneità ai sensi delle diverse leggi regionali sull’edilizia residenziale pubblica. Per i soggetti diversi dal datore di lavoro, l’obbligo relativo alla comunicazione ell’alloggio di cui all’articolo 7 del decreto legislativo n. 286/98, può essere adempiuto entro l’11 novembre 2002. In merito alle spese di rimpatrio del lavoratore, l’amministrazione dovrà chiarire i limiti dell’impegno del datore di lavoro

            I DOCUMENTI

            Nell’attesa della convocazione in
            Prefettura per la firma del contratto
            di lavoro e il conseguente rilascio
            del permesso di soggiorno annuale,
            il lavoratore straniero può circolare
            liberamente soltanto sul territorio
            nazionale, mentre non può recarsi
            negli altri paesi Schengen.
            Il lavoratore, inoltre, dovrà tenere
            sempre con sé una fotocopia del
            modulo di emersione (quello
            compilato dal datore di lavoro
            e inserito nella busta riconsegnata
            all’ufficio postale) insieme
            all’originale del tagliando della
            cedola dell’assicurata postale:
            questo servirà a dimostrare, in caso
            di eventuali controlli, di avere in
            corso la procedura di
            regolarizzazione.
            In assenza di un’espressa
            circolare ministeriale, il lavoratore
            extracomunitario che è in attesa di
            concludere la pratica di
            regolarizzazione dovrà trascorrere le
            prossime festività natalizie in Italia.
            Intanto oggi è l’ultimo giorno
            utile per riconsegnare alle Poste i
            kit di colore bianco per colf e
            badanti e azzurro per i lavoratori
            subordinati: la compilazione e la
            consegna sono a cura del datore di
            lavoro. Il costo della regolarizzazione,
            da versare con il bollettino postale
            contenuto nel kit è di 290 per colf e
            badanti (più 40 per le spese postali) e
            di 700 per i lavoratori subordinati
            (più 100 per le spese di invio).

            IL CONTENZIOSOI DIRITTI COPERMESSO

            Controversie in materia di lavoro
            - La procedura interessa tutti i rapporti
            di lavoro subordinato privato, anche se
            non inerenti all’esercizio di un’impresa
            Fonti
            - Articoli 409 – 447 Codice di procedura
            penale
            Conciliazione in sede sindacale
            - È regolata dai contratti collettivi di
            lavoro
            Tentativo obbligatorio di conciliazione
            - È il tentativo esperito presso la
            Commissione di conciliazione
            provinciale, anche su richiesta
            dell’associazione sindacale
            Giudice competente
            - In primo grado la controversia è di
            competenza del Tribunale, in funzione di
            giudice del lavoro, del luogo ove è sorto
            il rapporto di lavoro o dove si trova
            l’azienda presso la quale è impiegato il
            lavoratore; in secondo grado, alla Corte
            d’appello