Come regolarizzare colf e badanti

15/07/2002


Sabato 13 Luglio 2002


Come regolarizzare colf e badanti
Nella domanda va indicata la retribuzione
Il datore di lavoro che ha occupato irregolarmente colf e badanti può denunciare la sussistenza del rapporto di lavoro. Che deve essere iniziato, però, almeno tre mesi prima dell’entrata in vigore della nuova legge, con possibilità quindi di regolarizzare anche la posizione di lavoratori entrati in Italia nel corso del 2002. Per i collaboratori domestici è previsto il limite di una sola regolarizzazione per ogni nucleo familiare, mentre per i rapporti di assistenza alla persona non vi sono limiti numerici, ma si dovrà presentare una certificazione medica della patologia o dell’handicap del componente della famiglia cui è diretta l’assistenza. La dichiarazione di emersione. Da presentare assieme agli allegati agli uffici postali entro due mesi dall’entrata in vigore della legge, permetterà allo straniero di ottenere il permesso di soggiorno per lavoro subordinato della durata di un anno, rinnovabile alla scadenza. La dichiarazione di emersione, redatta su appositi moduli messi a disposizione dagli uffici postali, deve contenere: le generalità di datore e lavoratore; le mansioni del lavoratore e il luogo di lavoro; la retribuzione concordata tra le parti che, in ogni caso, non potrà essere inferiore a quella prevista dal contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria. In proposito, occorrerà attendere una circolare del Welfare per conoscere se sarà sufficiente dichiarare un rapporto di lavoro part-time oppure a tempo pieno. Ma non solo. Alla domanda di emersione dovranno essere allegate anche: ricevuta del conto corrente postale di pagamento di un contributo forfettario, riferito alla posizione contributiva del lavoratore, nella misura di almeno tre mesi per il rapporto di lavoro dichiarato (l’importo del contributo nonché le modalità di compilazione del bollettino saranno oggetto di una prossima circolare del Welfare di concerto con l’Inps); copia di impegno, sottoscritto dal datore, a stipulare il contratto di soggiorno con il lavoratore; certificazione medica della patologia o dell’handicap del componente la famiglia alla cui assistenza è destinato il lavoratore. La certificazione medica non è richiesta per i rapporti di lavoro domestici. Cause che non permettono la regolarizzazione. I motivi ostativi al beneficio della regolarizzazione per lo straniero sono: la sussistenza a carico del prestatore d’opera straniero di provvedimenti di espulsione adottati per motivi diversi dal mancato rinnovo del permesso di soggiorno; la sussistenza di segnalazioni ai fini della non ammissione nel territorio dello Stato, anche da parte di Paesi con i quali l’Italia abbia stipulato specifici accordi in tal senso; la sussistenza di denunce per uno dei reati indicati negli articoli 380 e 381 del Codice di procedura penale (reati per i quali è previsto l’arresto, obbligatorio o facoltativo, in flagranza e cioè, per esempio, favoreggiamento alla prostituzione, spaccio di stupefacenti, furto, rapina, appropriazione indebita); l’applicazione di una misura di prevenzione allo straniero. I ruoli di Prefetture e questure. Nei 20 giorni successivi alla ricezione della dichiarazione di regolarizzazione, l’Ufficio territoriale del Governo (Utg, le ex Prefetture) e la questura competenti per territorio verificheranno l’ammissibilità e la ricevibilità delle dichiarazioni, nonché la mancanza di motivi ostativi al rilascio del permesso di soggiorno. Se la domanda è ricevibile, l’Utg invita le parti (datore e lavoratore) a presentarsi per stipulare il contratto di soggiorno e il contestuale rilascio del permesso di soggiorno sarà disciplinato in modo difforme rispetto alle altre tipologie di titolo di soggiorno per lavoro. Si tratta, in particolare, di un permesso di soggiorno «della durata di un anno, rinnovabile per uguali, successivi periodi, se è data prova della continuazione del rapporto e della regolarità della posizione contributiva della manodopera occupata». Entro dieci giorni dal rilascio del permesso di soggiorno, il datore e il lavoratore devono stipulare il contratto di soggiorno, sulla base della condizioni dichiarate nella domanda di emersione, presso lo sportello unico per l’immigrazione. La mancata stipulazione del contratto nel termine indicato comporta la decadenza del permesso di soggiorno. Sanzioni. I datori di lavoro che presentano la dichiarazione di emersione non sono punibili per le violazioni delle norme relative al soggiorno, al lavoro e di carattere finanziario. È prevista, però, la reclusione da due a nove mesi per i datori di lavoro che presentino dichiarazioni di emersione su falsi presupposti, conoscendone la non veridicità, al fine di eludere le disposizioni in materia di immigrazione.

Marco Noci