Come dividere Previti da Berlusconi

30/01/2003

EDITORIALE del 30 Gennaio 2003


SCIAGURE
Come dividere Previti da Berlusconi

Attenzione. Noi siamo tra quelli che pensano che la condanna del presidente del Consiglio
per corruzione di magistrati sarebbe una sciagura per l’Italia. E’ già sciagurato che, alla
vigilia di importanti consultazioni a Londra e Washington sulla guerra, il premier di questo
paese lanci proclami televisivi contro la magistratura del suo stesso paese. Ma la condanna
sarebbe anche peggio. Berlusconi è l’unico primo ministro che abbiamo. Vorremmo vederlo
nell’esercizio pieno e dignitoso delle sue funzioni finché l’elettorato non decida altrimenti.
E’ proprio per questo che abbiamo trovato sbagliato e pericoloso il suo pronunciamento

televisivo di ieri. Anzi, innanzitutto esagerato. L’opinione pubblica può credergli se dice che
c’è qualche pm che lo perseguita per ragioni politiche, può credere al fatto che ci siano dei
tribunali condizionati dal clima ambientale; ma non può credere che tutta la magistratura
inquirente e giudicante, e perfino quella suprema della Cassazione, che fino all’altro ieri era
stata presentata come l’unico giudice giusto capace di garantire lo stato di diritto, siano in
preda a un raptus golpista. Sopra la Cassazione rimane solo Dio. Vogliamo fare un’ordalia
medievale, far camminare Berlusconi a piedi nudi nel fuoco, per stabilire se è innocente?
Berlusconi ha dato ieri una grande delusione a chi continua a credere che la sua legittimità a

governare gli è stata data dal popolo, proprio perché ha messo il popolo in contrapposizione
al potere giudiziario. Appunto perché il popolo è sovrano, non lo si può usare come arma
di rappresaglia personale contro lo stato di diritto. Il popolo sceglie chi governa, e guai a
chi gli tocca questo potere. Ma, in nome del popolo, quelli «che hanno vinto un concorso
e indossano la toga» amministrano la giustizia, applicando le leggi vigenti, compresa la Cirami.
L’Italia si sta così avviando verso il rischio di un elettrochoc istitituzionale.

Se Berlusconi venisse condannato per corruzione tra qualche mese, questo disgraziato paese
dovrà partecipare a una probabile guerra e dirigere l’Europa per sei mesi con un primo ministro
moralmente azzoppato. Nel frattempo dovrà superare il trauma politico di un referendum al
calor bianco sull’articolo 18 e di delicate elezioni amministrative. Ci auguriamo perciò con tutto
il cuore che Berlusconi abbia ragione, quando si dice certo della sua innocenza e dell’assoluzione.
Nel frattempo, che fare? Una prima cosa la possono fare i magistrati: tacere.

Non ribattere, rispondere, litigare col presidente del Consiglio e con i suoi parlamentari.
La seconda cosa la potrebbe fare l’opposizione: riconoscere che un filtro tra magistratura e
potere politico deve esistere in democrazia, come esiste in ogni grande democrazia.
L’idea di agire sull’articolo 68 della Costituzione per stabilire che chi svolge funzioni pubbliche
di primaria importanza può essere indagato e processato, ma che la sentenza si sospende finché
continua a ricoprire quelle cariche, ha del buono e ci renderebbe più simili a paesi come la
Francia o la Spagna (dove casi analoghi sono già accaduti). Solo che oggi è irrealistica.
E lo è proprio perchè Berlusconi ha scelto ieri l’ordalia. Nello stesso Polo ci si chiede perché
mai sia stata intrapresa la strada tortuosa della Cirami e non quella più limpida della guarentigia
al presidente del Consiglio. Chi si risponde dice che la ragione è una sola: quella soluzione avrebbe
messo al riparo Berlusconi per tutta la durata del suo mandato, ma non Previti.
E Previti deve essere salvato, per ragioni che immaginiamo inconfessabili.
Eppure, se così fosse, converrebbe forse proprio all’opposizione rilanciarla. L’Ulivo non ha

evidentemente nessun interesse alle elezioni anticipate. Non è solo per alto e apprezzabile senso
delle istituzioni che ieri Rutelli ha ribadito che non chiederà le dimissioni di Berlusconi fino a
condanna passata in giudicato. La prospettiva di un plebiscito in cui gli italiani fossero costretti a
scegliere tra Berlusconi e i giudici sarebbe una tragedia per tutti, qualunque ne fosse l’esito.
Se l’opposizione avesse le mani libere, e un leader, potrebbe dunque giocare a proprio vantaggio la
carta di dividere Previti da Berlusconi. Ma non ha le mani libere, e non lo farà.