Come cambia il lavoro (2) – Disoccupati, sussidi ma anche sanzioni

26/07/2002

26 luglio 2002

Secondo di una serie di articoli
il precedente è stato pubblicato il 23 luglio


1) Disoccupati, sussidi ma anche sanzioni

2) La ricetta dell’Ulivo per gli ammortizzatori sociali

Come cambia il lavoro – Controlli per incentivare la ricerca attiva del posto – Estesa la CassaDisoccupati, sussidi ma anche sanzioni
ROMA – La riforma degli ammortizzatori sociali è stata per Cisl e Uil la partita decisiva, accanto agli impegni del Governo sulla riduzione della pressione fiscale a partire dai redditi medio-bassi, per firmare l’intesa che dà il via alla riorganizzazione del mercato del lavoro scritta in due disegni di legge all’esame del Parlamento. Il Senato ha già dato il primo via libera a uno dei provvedimenti, ora si attende quello definitivo dell’Aula che però non ci sarà prima di settembre. Aumenta l’indennità di disoccupazione. Già il Governo di Centro-sinistra aveva ritoccato l’assegno destinato ai disoccupati. Nel provvedimento dell’Esecutivo Berlusconi il trattamento viene ulteriormente aumentato nell’ambito di un disegno più ampio di revisione dell’intera struttura degli ammortizzatori. L’incremento dell’indennità di disoccupazione passa dal 40 al 60% rispetto all’ultima retribuzione ma la novità non è solo un assegno più corposo quanto il meccanismo con il quale verrà concesso. Innanzitutto le scadenze temporali: per i primi sei mesi al lavoratore sarà assicurato un sussidio pari al 60%, per i successivi tre mesi scenderà al 40%, per gli ultimi tre arriverà al 30% rispetto all’ultima busta paga. L’altra novità riguarda le verifiche e i controlli periodici sui disoccupati per incentivare la ricerca attiva di un nuovo posto di lavoro. È previsto infatti che seguano i corsi di formazione offerti dal servizio di collocamento e che, in caso di rifiuto di un’offerta formativa o di un’occupazione, perdano il sussidio. Stessa "sanzione" si applicherà se, nel corso dei controlli, si accerterà che il disoccupato svolge un’attività di lavoro irregorale. Per quanto riguarda, poi, l’indennità concessa a "requisiti ridotti" destinata a lavoratori stagionali o precari, arriva una correzione di rotta: nel Patto si legge che appare opportuno rafforzare il principio di proporzionalità tra contribuzione e trattamento. Cassa integrazione: via al secondo pilastro. Le regole attuali sulla cassa integrazione non cambiano. Dunque, gli attuali requisiti e condizioni sulla Cassa restano identici. A cambiare invece è tutto ciò che è al di fuori del settore industriale e che non ha, tranne rare eccezioni, coperture sociali. Innanzitutto, per incentivare l’estensione degli ammortizzatori, il Governo s’impegna a definire forme di incentivazione adeguate per i contributi versati dalle aziende. Uno "sgravio" destinato ai settori produttivi che non usufruiscono di ammortizzatori e che potranno provvedere, attraverso i contratti collettivi e mediante propri organismi bilaterali, a prestazioni integrative o sostitutive del livello di base. Un passo che comporterà un incremento del costo del lavoro: di qui gli incentivi previsti dal Governo per incoraggiare l’ampliamento delle tutele. Arriva il sussidio di ultima istanza. Tramonta il reddito minimo d’inserimento, introdotto dal Governo di Centro-sinistra, arriva il sostegno al reddito di ultima istanza «caratterizzato da elementi solidaristici e finanziato dalla fiscalità generale». L’idea è di realizzare un cofinanziamento con una quota delle risorse del Fondo per le politiche sociali, di programmi regionali approvati dall’amministrazione centrale. Il sussidio sarà destinato ai cittadini che sono fuori da tutte le altre misure di sostegno sociale, garantendogli un reddito essenziale. La spesa sociale scende. Si era partiti nel ’96 con una spesa di quasi 10 miliardi di euro, si arriva al 2001 a 7,6 miliardi e le proiezioni per quest’anno (secondo il Rapporto di monitoraggio del ministero del Welfare) indicano un’ulteriore riduzione a 7,1 miliardi di euro. Un andamento legato al ciclo dell’economia come è evidente dalla contrazione delle spese per la cassa integrazione e l’indennità di disoccupazione ma anche al lento estinguersi dei prepensionamenti. Cresce invece in questi ultimi due anni la spesa per l’indennità di disoccupazione: questo è attribuibile sia al deterioramento del ciclo sia all’aumento dell’assegno di disoccupazione deciso dal Governo di Centro-sinistra che lo portò dal 30 al 40% sull’ultima busta paga. Dall’analisi dei beneficiari si nota una tendenza nuova: la crescita dei trattamenti di disoccupazione con requisiti ridotti, cioè l’ammortizzatore "dedicato" ai lavoratori precari. Invece, l’indennità con requisiti pieni, viene utilizzata solo da poco più di un terzo fino al suo limite temporale massimo, segno che «il sussidio – si legge nel Rapporto – non provoca particolari disincentivi alla ricerca di un nuovo posto di lavoro».
Lina Palmerini





La ricetta dell’Ulivo per gli ammortizzatori sociali
ROMA – «Invito il ministro a leggere con attenzione il nostro progetto: troverà che le coperture finanziarie sono tutte indicate e calcolate al centesimo. Per il resto, le sue non mi paiono dichiarazioni serie». L’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu, primo firmatario del progetto di legge dell’Ulivo sugli ammortizzatori sociali, replica a Roberto Maroni ma senza alzare troppo i toni della polemica. Il ministro del Welfare ieri aveva bollato il provvedimento, già presentato in Senato, come «una proposta da dilettanti, demagogica perché non contiene l’indicazione sul come e dove reperire le risorse necessarie». In realtà, nell’ultimo articolo del progetto di legge dell’opposizione, si trovano più di dodici voci di copertura per finanziare i 4,5 miliardi di euro necessari a far decollare il nuovo Welfare targato Ulivo. Raggiunto finalmente l’accordo politico tra i partiti, sia pure con qualche mal di pancia dei Verdi, una parte della Carta dei diritti di Treu-Amato viene così tradotta in formula legislativa. Il provvedimento (27 articoli), ristruttura l’attuale impianto degli ammortizzatori sociali estendendo le tutele di base anche ai collaboratori coordinati e continuativi e ampliando la cassa integrazione ai settori produttivi che ne sono scoperti. Accanto alle misure di integrazione al reddito, sono anche previsti strumenti contrattuali ad hoc di inserimento e reinserimento lavorativo per disoccupati. Dunque, si offrono due sponde ai senza lavoro: il sussidio per fronteggiare situazioni di difficoltà ma anche opportunità di occupazione. «La filosofia del provvedimento – spiega Treu – risponde a queste due esigenze. Si comincia, infatti, dal rafforzamento dei contratti formativi e dal nuovo contratto di inserimento destinato alle fasce deboli di disoccupati, a cui presta molta attenzione l’Europa. Entrambi gli strumenti hanno una dote di incentivazione per le imprese. Questo primo blocco, dunque, risponde a una logica di Welfare attivo. La seconda parte del progetto è invece destinata ai due livelli di ammortizzatori sociali su base universalistica, cioè l’indennità di disoccupazione, anche per i lavori atipici e la cassa integrazione estesa, ex lege, a tutti i settori produttivi senza aumenti di costi a carico dell’impresa». Un’operazione di estensione a costo zero possibile con la fiscalizzazione dei contributi destinati alla Cuaf (assegni familiari). L’indennità di disoccupazione viene elevata ai livelli europei: 60% del reddito per i primi 12 mesi, che diventano 16 per i lavoratori over 45 anni e 20 mesi per gli over 50. La novità è soprattutto il rafforzamento delle tutele per i lavoratori a tempo che oltre all’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti percepiscono una integrazione contributiva ai fini pensionistici: cioè il nervo più scoperto dei co.co.co. «Abbiamo cercato anche cautele per evitare abusi, ponendo come condizione per l’assegno di disoccupazione un tetto di reddito. Inoltre, visto che spesso questi lavoratori percepiscono comunque redditi bassi nonostante il numero di giorni lavorati, si prevede un’integrazione al reddito ma fino al limite di 9.300 euro, per non disincentivare la ricerca di lavoro o, come si dice con una formula europea, to make the work pay». Da sottolineare anche due strumenti di Welfare completamente nuovi per il nostro sistema: un prestito ai giovani over 18 anni per investire in formazione (15mila euro) e il conto di sicurezza individuale per i lavoratori a termine, per garantire alcune esigenze di vita nei periodi di disoccupazione: il pagamento di mutui o di tasse scolastiche.
Li.P.