Come cambia il lavoro (1) – Rivoluzione al collocamento

23/07/2002

23 luglio 2002

IL DOSSIER
Comincia oggi un "viaggio" a tappe attraverso i due disegni di legge delega di riforma del mercato del lavoro. Dal collocamento agli ammortizzatori sociali, dalla modifica dell’articolo 18 alle nuove forme di flessibilità: sono questi i percorsi che seguiremo approfondendo i contenuti di ciascun provvedimento legislativo attualmente all’esame di uno dei rami del Parlamento. Contenuti in parte recepiti dal patto per l’Italia, firmato da 39 organizzazioni datoriali e del lavoro, ad eccezione della Cgil.
Sul lavoro, dunque, si prepara una sfida delle più importanti del Governo Berlusconi: queste deleghe sono infatti la naturale prosecuzione di un cammino di riforma cominciato nel 1997 con la legge Treu che introdusse primi elementi di flessibilità. Ora, si continua e si rafforza quel percorso che coinvolge tutti i segmenti del mercato del lavoro a cominciare dall’incrocio tra domanda e offerta di lavoro, passando attraverso la formazione, gli incentivi all’occupazione, la revisione di alcuni istituti contrattuali come il part-time. L’efficacia dei nuovi strumenti si misurerà sulla base di un obiettivo europeo, fissato al vertice di Lisbona: portare il tasso di occupazione italiano dal 53% al 70%.


1) Rivoluzione al collocamento: spazio ai privati

2) Offerte di impiego, le agenzie vincono 18 a uno

Come cambia il lavoro/1 – Le novità del Ddl delega che sarà esaminato questa settimana dall’Aula del Senato
Rivoluzione al collocamento: spazio ai privati
Società di occupazione temporanea e organismi bilaterali faranno concorrenza agli uffici statali
ROMA – Si ricomincia questa settimana. La maggioranza tenta la volata sul disegno di legge delega che riforma il mercato del lavoro ma l’esito non è scontato. Non è detto, cioè, che il provvedimento riesca a tagliare il traguardo al Senato prima della pausa estiva per riprendere, poi, a settembre l’iter parlamentare alla Camera. Il primo degli articoli che l’Aula di Palazzo Madama dovrà votare riguarda il collocamento: premessa necessaria per affrontare una revisione complessiva del mercato del lavoro, come è negli obiettivi ambiziosi del Governo. I risultati scadenti degli uffici pubblici, le performance ancora deboli dei privati (ma pur sempre migliori del servizio pubblico), sono i due punti di partenza su cui si costruisce il nuovo sistema basato su una competizione-collaborazione tra operatori pubblici e privati oltre che su norme più stringenti per i disoccupati. Lavori in corso nel pubblico. Il cantiere è ancora aperto. Né basterà il decreto varato lo scorso aprile per chiudere i lavori in corso che da tempo cercano di trasformare il collocamento pubblico in un sistema efficiente di incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Le premesse, nella nuova normativa, ci sono tutte: revisione dello stato di disoccupazione, alleggerimento burocratico dell’iscrizione (fatta con un’autocertificazione), allestimento di servizi finora sconosciuti come l’orientamento e la consulenza alle imprese. Il tentativo del Governo si muove su due direzioni, sul disoccupato per incentivarlo alla ricerca attiva di lavoro e sugli uffici ampliando l’offerta di servizi. Sul primo versante, l’operazione è tutta concentrata sulla revisione dello status di disoccupato: per acquisirlo bisogna non solo essere "privi di lavoro" ma anche essere immediatamente disponibili al lavoro e attivi nella ricerca di un posto. È prevista anche una sanzione: il disoccupato che rifiuta le offerte formative o un posto di lavoro dai servizi pubblici all’impiego perde il suo status ed esce dalle liste. Intanto gli uffici di collocamento sono alla prova più dura: quella di una riorganizzazione non solo tecnica ma culturale. Da un ruolo meramente burocratico si passa a un ruolo attivo di collaborazione con il disoccupato attraverso l’offerta di servizi informativi, formativi e di consulenza (estesa anche alle imprese). Gli ultimi dati diffusi dall’Isfol non rincuorano: gli uffici pubblici su questo versante restano ancora al palo facendosi surclassare dalle agenzie private. Non solo, il numero delle persone contattate dagli uffici nel secondo trimestre del 2001 è diminuito da 169mila a 113mila mentre i soggetti raggiunti dalle strutture private passano da 454mila a 464mila. Ingresso libero per i privati. La novità è l’arrivo delle società di lavoro temporaneo. Se oggi alle agenzie è vietato operare nel collocamento, con la delega il divieto cade. Si cancella, cioè, il vincolo dell’oggetto sociale esclusivo che ora costringe le società a svolgere solo attività di fornitura di lavoro interinale. L’ingresso di queste società non è un passaggio di poco conto: la diffusione capillare sul territorio, il bagaglio di esperienza accumulato, le banche dati "ricche" di curriculum di aspiranti lavoratori e di richieste di imprese, porteranno una svolta nella competizione pubblico-privato. A cambiare sarà poi tutto il regime burocratico. Si passa da un sistema che prevede autorizzazioni diverse per ogni società privata che opera sul mercato, a un regime unico che graduerà le garanzie richieste dal ministero del Welfare in funzione del tipo (o tipi) di attività che la società dichiara di voler svolgere. E debuttano, nel settore del collocamento, anche gli organismi bilaterali (costituiti da sindacati e imprese) citati non solo nella delega ma anche nel Patto per l’Italia siglato il 5 luglio. Il modello "job center". Il modello che la delega vuole seguire è quello dei job center anglosassoni. Cioè veri e propri sportelli-negozi dove i disoccupati possono entrare, lasciare i curriculum, svolgere colloqui di orientamento, avere informazioni sui corsi di formazione. I servizi, per il lavoratore, sono tutti gratuiti (a differenza delle imprese). L’arrivo delle società di interinale darà una spinta a questo processo visto che già oggi di fatto queste agenzie svolgono un’attività di collocamento sia pure attraverso la fornitura di lavoro temporaneo. Il debutto dello staff leasing. Di anglosassone non c’è solo il modello di collocamento ma anche una nuova formula contrattuale: lo staff leasing. In pratica, un’azienda potrà per ragioni tecnico-organizzative individuate dalla legge o dai contratti "affittare" manodopera anche a tempo indeterminato presso agenzie specializzate. Viene quindi abrogata del tutto la legge 1369/60 che vietava l’intermediazione di manodopera e che era stata già "toccata" per consentire in Italia, nel ’97, il debutto del lavoro interinale.
Li.P.





Offerte di impiego, le agenzie vincono 18 a uno
ROMA – Trovare un lavoro è soprattutto avere amici. O avere una rete familiare "efficiente" che funzioni da ufficio di collocamento. Non servono neppure le tabelle (come quella che pubblichiamo in basso) per descrivere una situazione nota da tempo, cioè che un posto si trova soprattutto fuori e al di là del sistema allestito dallo Stato. Né sono bastate le riforme degli ultimi tempi, peraltro sollecitate dalla Corte di Giustizia europea, che anni fa condannò il nostro Paese reo di mantenere un monopolio pubblico nei servizi all’impiego. Da quella condanna cominciò un percorso "virtuoso" che ha portato anche i privati a svolgere le funzioni di incrocio tra domanda e offerta di lavoro per anni riservate al pubblico. Una tradizione che ha generato le distorsioni di oggi: liste di collocamento da cui solo per il 4% si pesca per offrire lavoro. Per il resto, la funzione resta meramente burocratica e assistenziale: consentire l’accesso ad alcuni sussidi e agevolazioni legate allo status di disoccupato. In pratica, chi va all’ufficio di collocamento e si iscrive alle liste (con il nuovo decreto si fa con un’autocertificazione) tutto aspetta fuorché un’offerta di lavoro. Quell’iscrizione, nella maggioranza dei casi, serve ad altro. Più semplice è stato affidarsi ai privati, come dimostrano i numeri. Le agenzie di collocamento, che offrono il servizio gratuitamente ai lavoratori, funzionano come uno sportello: si entra, si compila il proprio curriculum che viene inserito in una banca dati dove si incrociano le offerte delle imprese con le richieste dei disoccupati. In breve tempo, gli operatori privati hanno surclassato il servizio pubblico: anche gli ultimi dati dimostrano che la partita è vinta 18 a 1. Nei primi sei mesi dello scorso anno, infatti, le offerte di lavoro provenienti dalle agenzie private sono state 546mila (delle quali 425mila rivolte a lavoratori non iscritti al collocamento) contro le 31mila proposte dagli uffici pubblici. Ora, la partita pubblico-privato, si allarga a tutto campo con l’arrivo delle società di lavoro interinale anche nel settore del collocamento.