Colony sulla Rinascente

22/11/2004

    sabato 20 novembre 2004

    pag: 7
    pagina a cura di
    Carlo Festa

    Grandi magazzini - Tutti i nomi dei gruppi che puntano alla partecipata di Ifil
    Colony sulla Rinascente

      Si accende la corsa per Rinascente. Dopo che Ifil ha ceduto al partner francese Auchan la quota detenuta nelle attività alimentari di Rinascente per 1,063 miliardi, si stanno definendo in queste settimane le alleanze fra private equity e bracci immobiliari: la scadenza per le offerte non vincolanti da consegnare alla Lazard (advisor di Eurofind) è stata prevista per il 24 novembre. «Tuttavia non è detto — spiega una fonte vicina all’operazione — che molti gruppi interessati si presentino in modo sparso alla scadenza per poi arrivare a definire delle alleanze più precise successivamente».

      L’asta, del resto, si concluderà nel primo trimestre 2005 e il prezzo verrà fatto dal mercato, quindi sarà definito in base alle offerte dei diversi concorrenti. Circa 30 soggetti finanziari e immobiliari si sarebbero mossi per visionare il dossier: un deal diffile, spiegano diversi addetti ai lavori, e che richiederà alla cordata vincitrice un attento lavoro sugli asset per la creazione di valore tramite uno spin-off immobiliare e lo spezzatino delle attività. Numerosi i soggetti immobiliari in lizza: in corsa infatti ci sarebbe anche il fondo immobiliare americano Colony Capital di Tom Barrack, salito finora agli onori della cronaca per aver comprato il complesso alberghiero Starwood in Costa Smeralda.

      Della partita potrebbero inoltre essere altri investitori come la tedesca Deutsche Bank,laCb Investors del gruppo Cb Richard Ellis elaSimon Property, che ha già concluso un accordo con Rinascente sui centri commerciali, e Morgan Stanley. Infine c’è la Caisse de Depot (Cdc Ixis), che avrebbe esaminato il dossier. Tra i soggetti immobiliari ci sarebbero poi in corsa anche Blackstone, Beni Stabili (probabilmente con advisor Lehman Brothers) e Pirelli Real Estate. Anche tra gli operatori di private equity si segnalano delle «new entry». Starebbe infatti esaminando il dossier e cercando un alleato la Pm Partners, l’operatore guidato da Francesco Panfilo che ha ancora a disposizione oltre 100 milioni di euro dei 215 del fondo Emerald. Della partita sarebbe anche Texas Pacific Group, molto motivato a chiudere un nuovo deal in Italia dove finora ha fatto Ducati e poco altro. Tra gli altri fondi di private equity interessati ci sarebbero anche Investitori Associati, Bc Partners, Carlyle, Bain Capital, Permira, Doughty Hanson, Apax Partners, Bs Private Equity, Pai, Cvc, Vestar e Abn Amro Capital. Bridgepoint ha invece preferito lasciar perdere il dossier. Alleato di un fondo potrebbe essere anche l’ex manager di Benetton e di Marzotto, Silvano Storer.

      Infine tra i soggetti industriali che starebbero valutando il dossier ci sono gruppi industriali stranieri come la svedese H&M e la spagnola Zara, anche se quest’ultima sembra poco propensa a continuare. Le alleanze sarebbero in corso di definizione. Bc Partners si sarebbe alleato con Beni Stabili. Cvc sarebbe affiancata a Morgan Stanley. Possibile partner di Colony Capital potrebbe invece essere secondo le indiscrezioni Texas Pacific Group.

      Gli immobili avranno un peso preponderante nell’operazione: i grandi magazzini sono infatti in carico a circa 250 milioni, ma ai prezzi di mercato potrebbero valere 600-800 milioni. Sulla marginalità del settore tessile potrebbero al contrario pesare gli affitti da pagare sugli immobili. Alla divisione tessile fanno capo 18 magazzini Rinascente (otto in proprietà e dieci in leasing) e 147 negozi Upim. Alcuni degli immobili sono nei centri storici delle principali città: la storica sede di Milano in piazza Duomo resta la più redditizia. Rinascente e Upim nel bilancio del 2003 hanno evidenziato 900 milioni di ricavi con un margine operativo lordo di oltre l’8 per cento.

      Chi non aderì all’Opa promossa da Eurofind
      La palla ai nuovi azionisti

        Cosa succederà a quei pochi azionisti di risparmio Rinascente (circa lo 0,9% ) che nel 2002 decisero di non aderire all’Opa promossa da Eurofind? Per ora non c’è una risposta, ma è possibile fare previsioni. Questo sparuto gruppo di azionisti conoscerà le sorti delle proprie azioni (quindi se potrà o meno liquidarle) sulla base delle decisioni dei nuovi proprietari. I titoli Rinascente sono stati scorporati in modo proporzionale: 4 milioni 322mila azioni alimentari e la stessa quantità di azioni tessili. Nel primo caso sarà l’azionista Auchan, effettuato il closing dell’operazione con il via libera dell’Antitrust, a decidere se comprare o meno lo 0,9% in circolazione. Nel secondo caso saranno invece i nuovi padroni dei grandi magazzini a valutare se fare un’offerta o meno sullo stesso 0,9%. È comunque previdibile (oltre che logico) che un’offerta dei nuovi proprietari per una quota così esigua possa presto arrivare.