Coloniale, quei 250 milioni ai soci

21/01/2004


      Mercoledí 21 Gennaio 2004


      Coloniale, quei 250 milioni ai soci


      MILANO – Capolinea-insolvenza sia per la Coloniale (cassaforte dei Tanzi) e per Parmatour, il disastrato braccio turistico di Collecchio. Mentre il cerchio degli inquirenti si stringe attorno alle attività turistiche della famiglia Tanzi (si veda l’articolo a pag. 5), il commissario straordinario Enrico Bondi si è recato ieri dal giudice fallimentare di Parma. Secondo fonti attendibili, l’attivo patrimoniale della Coloniale conterrebbe fino a 250 milioni di euro di crediti verso soci e consiglieri della stessa società. Sempre nel fine settimana, Bondi, affiancato dal management di Parmatour, aveva continuato ad esaminare le carte del gruppo, che controlla tra l’altro Last Minute Tour, Sestante Uisp, e quattro società all’estero, in paradisi turistici come Zanzibar, Seychelles, Maldive dove hanno, in proprietà o in affitto, villaggi vacanze. La valutazione del Tribunale (attesa nei prossimi giorni) è l’ultimo tassello per l’estensione della procedura, una svolta che porterà chiarezza nei conti della galassia Parmalat (anche se Parmatour non rientra nel consolidato) e che avvia il salvataggio del patrimonio industriale del turismo e dei lavoratori (un migliaio). Parmatour oggi è comunque un bel cumulo di debiti, quasi 400 milioni di euro: 310 milioni di esposizione verso le banche (l’accordo per la ristrutturazione del debito cade in presenza di una procedura concorsuale) e 50 milioni circa verso i fornitori (voli charter, alberghi). Per quanto riguarda il bilancio i conti passano ora a Bondi che, insieme ai consulenti della Price WaterHouseCooper dirà, come è andato il primo anno di vita di Parmatour da quando Hit conferì, il 31 gennaio 2003, il suo ramo d’azienda. Un passaggio, quest’ultimo, studiato anche dall’avvocato Giampaolo Zini, che partecipò ai primi passi della nuova architettura giuridica e industriale del polo del turismo. Per Hit e Hit international, che restano azioniste di Parmatour per pochi decimali e per Nuova Holding (che ha quasi il 100%), si apre ora una nuova fase. Bondi ha chiesto l’estensione della procedura anche a loro, mentre d’altra parte l’a.d. delle Hit, Fabio Branchi, avrebbe presentato un’istanza di fallimento "in proprio" o "atipico" al Tribunale di Parma. Questo gesto potrebbe mettere in moto le revocatorie, poiché compiuto entro un anno dalla nascita della società, ma la procedura dovrebbe prevalere su ogni altra istanza. «Spero che Parmatour si salvi – ha detto al Sole-24 Ore Francesca Tanzi – e che insieme all’azienda abbiano un futuro tutte le persone che ci lavorano». La primogenita di Calisto Tanzi di Parmatour è stata consigliere di amministrazione e ancora oggi è una dipendente, dirigente responsabile della gestione alberghiera. È lei che si occupa del «benessere degli ospiti, questo è sempre stato il mio compito». È lei che visita i villaggi e che fa sopralluoghi in giro per il mondo. Ma è sempre su di lei che sono puntati gli occhi anche per quanto attiene il dissesto finanziario del turismo. La "figlia del padrone", quella che formalmente rispettava le gerarchie, ma che, a sentire gli ex amministratori, dispiegava strategie diverse nei corridoi o nei colloqui privati con papà. Il suo stato d’animo in queste ore «è facilmente immaginabile», dice Francesca, con la voce che a tratti s’incrina. Il padre in carcere, il fratello che ha preso le distanze dal genitore e un futuro pieno di punti interrogativi, sono un fardello non facile da portare. «La magistratura non mi ha ancora mandato a chiamare», taglia corto se le domande si fanno troppo invadenti e il riserbo è totale se le si chiede delle presunte distrazioni di denaro. È questo un tema di cui si stanno occupando gli inquirenti e che gli ex amministratori di Parmatour e di Hit confinano in legittimi «finanziamenti da soci in conto capitale o da terzi». Insomma non risulta, a sentire chi ha guidato il turismo dal ’97 in poi, che i soldi venissero da Parmalat.

      MARIA TERESA SCORZONI