Collocamento, via alla riforma addio a liste e libretti di lavoro

12/04/2002


 
Pagina 32 – Economia
 
Il governo vara il provvedimento: chiamata diretta, più formazione e nuovo status di disoccupazione
 
Collocamento, via alla riforma addio a liste e libretti di lavoro
 
Cofferati: mancano i soldi per gli ammortizzatori
 
 
 
 
VITTORIA SIVO

ROMA – Addio alle vecchie liste di collocamento e al criterio delle assunzioni per chiamata numerica: in futuro chi vuole assumere manodopera potrà farlo direttamente, con chiamata nominativa, col solo obbligo di comunicare successivamente il nuovo rapporto di lavoro. E´ il perno della riforma del sistema di collocamento pubblico che ieri è stata approvata dal Consiglio dei ministri con un decreto legislativo ricalcato sulle proposte formulate da Marco Biagi, il giurista assassinato dalle Brigate rosse il 19 marzo scorso. «E´ stato l´ultimo lavoro del prof. Biagi», ha detto il ministro del Welfare Roberto Maroni per sottolineare l´importanza del provvedimento.
Chiamata diretta per tutti: Si estende a tutti il principio dell´assunzione diretta, senza più l´obbligo per il datore di lavoro di «pescare» il lavoratore dalle liste secondo le graduatorie di disoccupazione compilate in base all´anzianità dell´iscrizione nelle liste di collocamento. Queste vengono infatti abolite, fatta eccezione per la gente di mare e dello spettacolo, per i disabili e per le liste di mobilità. L´unico obbligo sarà comunicare l´avvenuta assunzione, con una sola dichiarazione che varrà per tutti gli enti interessati (Inps, Inail, ecc.). Chi è senza lavoro o vuole cambiarlo inserirà i suoi dati in un´anagrafe. Verrà abolito anche il libretto di lavoro, da rimpiazzare con una scheda professionale, i cui dati serviranno da base per costruire il futuro Sistema informativo lavoro (Sil).
Stato di disoccupazione: Sarà considerato disoccupato chi è privo di lavoro e dichiari (presso i Centri provinciali per l´impiego) la propria «immediata disponibilità allo svolgimento o alla ricerca di un´attività lavorativa». Spetterà alle Regioni accertare e verificare periodicamente lo stato di disoccupazione e fissare le azioni da mettere in atto per favorire l´incontro fra domanda e offerta di lavoro.
Servizi per l´impiego: E´ previsto un primo colloquio di orientamento a cura dei servizi per l´impiego entro i primi tre mesi dall´inizio dello stato di disoccupazione e una proposta di seguire corsi di formazione entro sei mesi (quattro per i giovani e le donne).
Perdita dello stato di disoccupato: Scatta nel caso in cui il disoccupato rifiuta iniziative formative oppure una congrua offerta di lavoro (se si tratta di lavoro a termine deve essere di durata superiore a otto mesi, quattro per i giovani) nell´abito della regione. Conserva invece la condizione di disoccupato chi svolge un´attività che gli assicuri un reddito inferiore ai 6.145 euro.
Le norme varate ieri dal governo sono una delle tessere del complicato puzzle rappresentato dalla riforma del mercato del lavoro. Anche per disinnescare la mina dell´art.18, il governo continua a lavorare ad un nuovo sistema di ammortizzatori sociali su cui riaprire il dialogo con le parti sociali, dopo lo sciopero generale di martedì prossimo. Il chiarimento in proposito previsto per ieri fra il ministro dell´Economia Tremonti e quello del Welfare Maroni è rinviato ad oggi a Parma, in margine al convegno di Confindustria. Il sottosegretario Maurizio Sacconi ha definito «assurde», al limite della «provocazione», le cifre circolate in questi giorni. Il leader della Cgil Sergio Cofferati ha parlato di 10 miliardi di euro, quello della Cisl Savino Pezzotta di uno stanziamento molto inferiore (500 milioni di euro). Tra le ipotesi allo studio del governo, un sistema mutualistico-assicurativo (sul modello della Cig ordinaria) direttamente finanziato dai datori di lavoro e lavoratori; qualche risparmio da ricavare razionalizzando le erogazioni esistenti; un intervento a carico della finanza pubblica per aumentare entità e tempi di erogazione dell´indennoità di disoccupazione.