Collocamento, soffia vento di crisi

22/04/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
095, pag. 3 del 22/4/2003
di Teresa Pittelli


Lo scenario emerge dal monitoraggio delle politiche occupazionali predisposto dal minwelfare.

Collocamento, soffia vento di crisi

Non decollano le strutture pubbliche, ridotta l’offerta privata

Collocamento in crisi, sia nel settore pubblico che privato. Rispetto a una platea di 3,7 milioni di iscritti (due terzi dei quali si trovano nel Mezzogiorno), i servizi pubblici all’impiego sono riusciti a contattare in tutto 100 mila disoccupati nel primo semestre del 2002.

Diminuiscono, inoltre, le iscrizioni, decurtate di 494 mila unità rispetto al 2001. Un dato da leggere come conseguenza non solo del calo della disoccupazione, ma del diffondersi dell’incertezza sul ruolo del collocamento pubblico, oggetto di ripetute riforme, da un lato, e del lavoro sommerso che, soprattutto al Sud, scavalca la funzione dei spi. Il mancato decollo delle strutture pubbliche, però, va di pari passo con il rallentamento di quelle private, che forse in ragione del ciclo economico negativo, hanno ridotto di circa un quarto il volume delle offerte rispetto al primo semestre del 2001. Questo lo scenario del collocamento in Italia descritto dal ´Monitoraggio delle politiche occupazionali e del lavoro’ del 2003, a cura del ministero del welfare. Una situazione di stallo, dunque, sulla quale il governo spera di incidere con le riforme avviate quest’anno, e cioè da un lato la legge Biagi sul mercato del lavoro n. 30/2003, che liberalizza il collocamento privato, e dall’altro il dlgs 297/2002, che affianca ai spi ´altri servizi autorizzati o accreditati a svolgere le previste funzioni’.

- Ancora poche le risorse. Sono circa 10 mila gli addetti ai centri per l’impiego (cosiddetti cpi, articolazioni provinciali dei spi), che hanno nella maggior parte dei casi dimensioni piccole (fino a 9 dipendenti) o medie (tra 10 e 15). La situazione è un po’ diversa nel Mezzogiorno, dove il 15% delle strutture conta più di 21 addetti, e dove, non a caso, opera circa il 60% del complesso del personale impiegato nei cpi (che sono 219 al Sud su un totale nazionale di 527).

In ritardo, inoltre, il Mezzogiorno, nelle dotazioni informatiche e nei collegamenti in rete. Se la media nazionale, infatti, mostre un ´apprezzabile miglioramento sul 2001′, come spiega il rapporto, ´rimane abissale il ritardo del Sud che ha un indice sintetico (in termini di numero di pc per operatore e presenza di reti intranet, per valori compresi tra 0 e 1, ndr) di 0,33 a fronte dello 0,85 del Centronord’.

Stesso discorso per i carichi di lavoro, particolarmente gravosi nelle regioni meridionali rispetto alle altre, soprattutto quelle del Nordest.

- I servizi attivati. Più positiva, invece, la situazione dei livelli di attivazione delle funzioni dei spi, che soprattutto nell’area accoglienza e mediazione tra domanda e offerta di lavoro mostrano segni di miglioramento in tutta la penisola. In avanzamento, soprattutto nei centri per l’impiego settentrionali, sono poi gli indici relativi ai servizi più complessi, come l’orientamento. Mentre il rapporto definisce invece ´interlocutoria’ la situazione dei servizi di consulenza, come la consulenza alle imprese.

Anche nell’attivazione dei servizi, però, il divario tra Nord e Sud rimane il dato più macroscopico, ´anche a causa di un mercato del lavoro nel quale trova un’elevata diffusione il ricorso al lavoro sommerso e l’utilizzo di canali informali di incontro tra domanda e offerta’, dice il rapporto, ´che finiscono con il bypassare il canale istituzionale rappresentato dai servizi per l’impiego’.

- Le riforme del governo. Il dlgs 297/2002 punta allo svecchiamento degli uffici di collocamento, e introduce lo status di disoccupato (essenziale per ricevere i sussidi). Disoccupato non è più chi è privo di lavoro, bensì chi è ´alla ricerca di un’attività secondo le modalità definite con i servizi competenti’. Inoltre, così come fa la legge Biagi sul versante privato, il dlgs 297 liberalizza il settore affiancando ai cpi ´altri soggetti autorizzati’. Secondo il rapporto ´rimane da definire il ruolo dell’operatore pubblico e le sue priorità concrete, rispetto al quale le previsioni normative rischiano di essere troppo generiche’. Mentre l’identificazione del ruolo dei spi andrebbe ´collegata agli interventi sugli ammortizzatori sociali, prospettati dal governo ma non ancora definiti’.