Collocamento, Regioni in campo

04/11/2002




          2 novembre 2002

          NORME E TRIBUTI
          1- Collocamento, Regioni in campo
          2- Ma i vincoli aumentano
          3- Per le assunzioni modifiche a raffica

          Collocamento, Regioni in campo

          La riforma appena varata dal Governo affida alle Autonomie il potere legislativo concorrente sul mercato del lavoro


          Il decreto legislativo sul collocamento dei lavoratori, che è stato approvato il 25 ottobre dal Consiglio dei ministri e che modifica il Dlgs 181/2000, prevede che i servizi competenti per l’impiego dei lavoratori non devono più intendersi soltanto i centri previsti dall’articolo 4, comma 1, lettera e) del decreto legislativo 469/97, ma anche gli «altri organismi autorizzati o accreditati a svolgere le previste funzioni, in conformità alle norme regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano». Le Regioni entrano dunque nella gestione del mercato del lavoro con potestà legislativa concorrente. Infatti, modificando gli articoli 2, 3 e 4 del Dlgs 181/2000, le Regioni, seguendo i principi di carattere generale individuati con il decreto legislativo approvato di recente, potranno definire un nuovo quadro normativo che tenga conto delle rispettive ed effettive realtà. Ora sarà compito delle Regioni: definire gli indirizzi operativi per l’accertamento e la verifica dello stato di disoccupazione da parte dei servizi; definire gli obiettivi e gli indirizzi operativi delle azioni che i servizi effettuano per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e per contrastare la disoccupazione di lunga durata. In proposito vengono fissati almeno due interventi ritenuti essenziali, quali: il colloquio di orientamento entro tre mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione; la proposta di adesione a iniziative di inserimento lavorativo o di formazione o di riqualificazione professionale o ad altra misura che favorisca l’integrazione professionale; stabilire i criteri per procedure uniformi in materia di accertamento dello stato di disoccupazione sulla base di principi generali che il nuovo articolo 4 del Dlgs 181/2000 fissa, per una uniforme base legislativa regionale, per la conservazione dello stato di disoccupazione, per la perdita – in caso di mancata presentazione a seguito di convocazione del servizio, ovvero in caso di rifiuto ad "una congrua offerta di lavoro" -, oppure per la sospensione. Una particolare riflessione va fatta in merito al sistema sanzionatorio che deriva dal decreto legislativo in esame. L’articolo 9 bis del Dl 510/96, convertito dalla legge 608/1996, disciplina al comma 2 gli obblighi di comunicazione da parte dei datori di lavoro, in occasione dell’assunzione dei lavoratori subordinati. L’articolo 6, comma 2, del nuovo decreto sostituisce integralmente, il comma 2 dell’articolo 9 bis ed estende l’obbligo di comunicazioni anche alle "assunzioni" dei collaboratori e dei soci lavoratori delle cooperative. La sanzione (da 258 a 1549 euro) in caso di «mancato invio alla sezione circoscrizionale per l’impiego – ora servizi – della comunicazione», si applicherà per inadempimento dell’articolo 9 bis, comma 2 che include le collaborazioni coordinate e continuative, nonché i soci lavoratori delle cooperative, indipendentemente, dunque, dalla forma di rapporto che sia stata prescelta, per questi ultimi, dalla coop. Non sono, invece, previste sanzioni per le omesse o tardive comunicazioni riguardanti i rapporti di lavoro interinale e la trasformazione dei rapporti speciali in contratti di lavoro a tempo indeterminato. Resta confermata, invece, l’omessa o ritardata comunicazione della risoluzione (dopo cinque giorni) dei rapporti a tempo indeterminato; l’obbligo non sussiste, invece, quando si tratta di contratto a termine con l’apposizione del termine finale. Resta confermata, infine, la sanzione per l’omessa o ritardata consegna al lavoratore all’atto dell’assunzione della dichiarazione contenente i dati, a lui riferiti, registrati sul libro matricola.
          Luigi Caiazza






          Ma i vincoli aumentano


          Il decreto legislativo di riforma del collocamento, approvato di recente dal Governo, ridisegna le regole in materia di assunzioni dei lavoratori, modificando l’attuale impianto legislativo. In particolare sostanziali modificazioni vengono apportate al recente decreto legislativo 181/2000 con il quale era già stata tentata una prima modifica in materia ma, evidentemente, ritenuta insufficiente. L’attuale quadro normativo, così come si delinea dopo la riforma, induce ad alcune riflessioni.
          Comunicazione delle variazioni del rapporto. Al Dlgs 181/2000 viene aggiunto un nuovo articolo, il 4-bis, che disciplina una serie di adempimenti, alcuni già noti e altri nuovi. Tra quelli di nuova istituzione registriamo l’obbligo (peraltro non sanzionato), previsto dal quinto comma, di comunicare entro cinque giorni al servizio competente, le trasformazioni dei rapporti (da tempo parziale a tempo pieno, da tempo determinato a indeterminato eccetera). Ciò che stupisce nella prescrizione è la precisazione che queste segnalazioni devono essere eseguite «anche in caso di trasformazione da rapporto di tirocinio e di altra esperienza professionale a rapporto di lavoro subordinato». Sul punto va osservato che il tirocinio, così come altre esperienze professionali, non sono qualificati dal nostro ordinamento giuridico alla stregua di rapporti di lavoro subordinato. Ne consegue, quindi, che non si verte in un’ipotesi di trasformazione in rapporto di lavoro subordinato. Semmai si tratta di una nuova assunzione che segue una formazione di carattere generale. A comprendere la logica del provvedimento non aiuta neanche la lettura del novellato secondo comma dell’articolo 9-bis del Dl 510/96, convertito in legge 608/96, nella parte in cui estende l’obbligo di comunicazione contestuale di assunzione anche all’instaurazione di rapporti di «tirocinio di formazione e orientamento e a ogni altro tipo di esperienza lavorativa a essi assimilata». Per dare significato alla formulazione legislativa si potrebbe pensare che il legislatore voglia conoscere la natura dei rapporti di lavoro instaurati prima dell’assunzione per verificarne l’effettività. Reddito minimo personale escluso da imposizione. La lettera a) del primo comma del nuovo articolo 4 del Dlgs 181 offre la possibilità di conservare lo stato di disoccupazione ai soggetti che svolgono un’attività lavorativa dalla quale traggono un reddito non superiore a quello minimo escluso da imposizione (si ritiene di tipo fiscale). Finora nessuna norma ha mai identificato esplicitamente una soglia di reddito minimo escluso da imposizione. Implicitamente tale limite lo si ottiene considerando quel reddito che produce un’imposta corrispondente all’ammontare totale delle detrazioni spettanti; in tal caso, infatti, l’imposta non è dovuta per effetto dell’abbattimento operato dalle detrazioni fiscali stesse. Poiché l’applicazione delle detrazioni varia in funzione della situazione del soggetto percipiente, potremo avere diverse soglie di reddito personalizzate in funzione delle quali si potrà mantenere lo stato di disoccupazione. Con molta probabilità, a partire dal prossimo anno, l’istituenda «no-tax area» svolgerà un ruolo determinante.
          Giuseppeantonio Cela
          Giuseppe Maccarone





          Per le assunzioni modifiche a raffica
          Maria Rosa Gheido


          La riforma delle disposizioni sul mercato del lavoro archivia molte delle norme che hanno, negli ultimi cinquant’anni, regolato l’assunzione dei lavoratori dipendenti. L’articolo 8 del nuovo decreto, infatti, abroga pressoché tutte la norme che, dal 1935 al 1996, hanno disciplinato l’avviamento al lavoro, a cominciare dalla legge 112/1935 relativa al libretto di lavoro di cui ogni lavoratore doveva essere dotato. Sono abrogati gli articoli 33 e 34 della legge 300/1970 con la previsione del passaggio diretto. Della legge 264/1949 vengono abrogati, salvo poche eccezioni, tutti gli articoli del Titolo I e del Titolo II che disciplina il collocamento: si salva il primo comma dell’articolo 11 che vieta l’esercizio della mediazione e il sesto comma dell’articolo 15 che riconosce il diritto di precedenza nella riassunzione dei lavoratori licenziati per riduzione di personale. L’assunzione diretta da parte dei datori di lavoro privati e degli enti pubblici economici di tutti i lavoratori per qualsiasi tipologia di lavoro diventa la regola generale, salvo le disposizioni specifiche per il collocamento obbligatorio delle persone disabili, per l’assunzione di lavoratori italiani da trasferire all’estero o salvo che lo statuto dell’ente pubblico economico preveda l’obbligo dell’assunzione previo concorso. Le modifiche interessano anche il collocamento agricolo, con l’abrogazione di buona parte della legge 83/1970. La determinazione di eventuali quote di riserva nelle assunzioni passa alle Regioni. Queste possono prevedere che una percentuale delle assunzioni dirette sia rivolta a particolari categorie di lavoratori a rischio di esclusione sociale. Viene conseguentemente meno, con l’entrata in vigore del nuovo decreto, l’attuale obbligo di riserva a favore delle categorie "deboli" di cui all’articolo 25 della legge 223/1991, anch’esso abrogato. I datori di lavoro con più di dieci dipendenti non dovranno più riservare il 12% delle assunzioni nominative ai lavoratori disoccupati da oltre due anni o con specifiche problematiche sociali: saranno le singole Regioni a stabilire i nuovi, eventuali vincoli. Anche parte della legge 56/1987 viene abrogata, ma vengono confermati alcuni articoli fra i quali quelli relativi alle disposizioni concernenti lo Stato e gli enti pubblici, per i quali vengono confermate le attuali modalità di assunzione dei lavoratori. Della legge 56 si salvano, inoltre, le regole sul lavoro dei detenuti e degli internati, nonché quelle relative alla possibilità di assumere non meno di tre apprendisti, all’instaurazione di rapporti di lavoro (sei mesi) con giovani in possesso di diploma di qualifica fruendo dello sgravio contributivo, oltre alle disposizioni inerenti la partecipazione dei Comuni agli oneri logistici del collocamento. Nell’ambito degli adempimenti posti a carico del datore di lavoro dall’articolo 1 del decreto legislativo in esame risultano, infine, favorite le imprese fornitrici di lavoro temporaneo, che dovranno comunicare ai servizi per l’impiego, entro il giorno 20 di ogni mese, le assunzioni, le proroghe e le cessazioni dei lavoratori temporanei assunti nel corso del mese precedente.