Collocamento, privati al debutto

29/10/2002





          29 ottobre 2002
          Collocamento, privati al debutto
          Li.P.


          ROMA – Passaggio lampo in Commissione Lavoro di Montecitorio, ieri l’approdo in Aula. Per il disegno di legge delega-lavoro il Governo punta a un’approvazione entro l’anno, come ha ripetuto il ministro Maroni ieri, che scommette sulla piena operatività delle nuove norme entro marzo del prossimo anno. Il cammino, fin qui, è stato non solo lungo ma anche tormentato dalla vicenda delle modifiche all’articolo 18, che furono stralciate prima dell’estate per raggiungere una mediazione con Cisl e Uil. Ora, le nuove regole sui licenziamenti sono finite in un provvedimento (esaminato non prima di gennaio) mentre la delega-lavoro ha avuto il suo primo via libera alla Camera con però alcune importanti novità. Uno dei cambiamenti del primo passaggio parlamentare in Commissione (in cui però sono stati esaminati solo due dei sette articoli del testo), è l’estensione del collocamento anche ai consulenti del lavoro e alle università. Resta l’apertura alle società di lavoro temporaneo che oggi non possono incrociare domande e offerte di lavoro per il vincolo dell’oggetto sociale esclusivo. Il provvedimento fa cadere questo vincolo e apre nuovi spazi ai privati. Arrivano novità anche sul trasferimento di ramo d’azienda, cioè sulle norme che regolano le operazioni di esternalizzazione (outsourcing). Mentre il testo originario prevedeva la caduta del requisito dell’autonomia funzionale per poter trasferire all’esterno una (o più) attività dell’azienda ora invece il vincolo resta ma a una condizione: che l’autonomia sussista al momento del suo trasferimento. Le nuove norme, poi, dovranno essere in sintonia con tutta la disciplina comunitaria . Il testo si arricchisce anche di un’altra delega: viene introdotto, infatti, un articolo aggiuntivo che attribuisce al Governo la possibilità di disciplinare la normativa sul socio lavoratore dando preminenza al vincolo associativo piuttosto che al rapporto di lavoro. Contratto a chiamata (job on call), coordinato e continuativo, staff leasing, job sharing: è questo il corposo pacchetto di flessibilità contrattuali su cui scommette il Governo per alzare il tasso di occupazione italiano fermo al 53 per cento. In particolare, il contratto a chiamata dà margini di flessibilità in più all’impresa che potrà chiamare in qualsiasi momento (ma in un arco di tempo contrattato) il lavoratore: a fronte della reperibilità accordata, il lavoratore riceve un’indennità cosiddetta di disponibilità, più la retribuzione per le ore di lavoro effettive. Arrivano, poi, le prime norme anche per i collaboratori coordinati e continuativi (alcune tutele come la maternità o la malattia sono già previste) mentre si regola il job sharing, cioè la condivisione di due lavoratori di un rapporto di lavoro a tempo pieno. Altra new entry è il contratto occasionale, inizialmente previsto solo per le prestazioni di lavoro di tipo assistenziale ora previsto anche in altri settori come l’agricoltura (in determinate circostanze). Con lo staff leasing si dà invece la possibilità alle aziende di affittare manodopera anche a tempo indeterminato. Ma il contratto di punta è il part-time: diventa più facile l’accesso al lavoro supplementare (lo straordinario) e il cambio di fascia oraria.