Collocamento più «libero»

27/07/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Il Governo avvia la deregulation: apertura a tutti i soggetti privati e meno burocrazia nelle procedure

    Collocamento più «libero»
    La riforma sarà inserita nel collegato alla Finanziaria – Allo studio anche nuovi schemi contrattuali
    Li.P.
    ROMA – Mentre dal Parlamento arrivano i primi pareri favorevoli al decreto legislativo sul tempo determinato, il Governo si prepara alla campagna d’autunno. Una stagione che si preannuncia difficile alla luce delle misure annunciate, da discutere a settembre con le parti sociali in concomitanza con la verifica delle pensioni. «Faremo di tutto per non parlare solo di previdenza a settembre ma anche di Welfare e mercato del lavoro» continuano a dire al ministero del Lavoro dove si sta mettendo a punto un libro bianco sull’occupazione in Italia. Una ricognizione su strumenti e organizzazione del mercato del lavoro per mettere in luce le dissonanze che frenano la crescita degli occupati e apprestare le misure nuove, in parte già annunciate nel Dpef. In primo piano la riforma del collocamento. Un atto dovuto, si potrebbe dire, visti i dati sul servizio pubblico e privato che incrocia domande e offerte di lavoro. Queste cifre — rilevate dall’Isfol — parlano di una media di 44,7% di senza lavoro iscritti al collocamento pubblico e di appena un 2,5% di occupati che ha trovato lavoro a seguito dell’iscrizione. A guardare bene, poi, (vedi la tabella qui a fianco) al Sud chi ha conquistato un posto con la carta-collocamento è solo l’1,8% contro un 4,4% del Nord-Est: si tratta quindi di percentuali irrilevanti anche in mercati del lavoro dinamici. In questo scenario, l’accesso al lavoro resta affidato alle conoscenze familiari, agli amici degli amici, mentre anche i mitici concorsi ormai offrono pochissimi spazi d’impiego (appena il 2,5%). Si tratta dunque di recuperare trasparenza e far occupare quel vuoto che oggi riempiono gli amici e le conoscenze, a operatori efficienti e professionali. Una necessità che è forte soprattutto nel Mezzogiorno dove i canali alternativi ai due estremi — il collocamento (di scarsissima efficacia) e le amicizie familiari — sono davvero ridotti. Se infatti nelle regioni del Nord funziona la presentazione di curriculum o domande di lavoro (41%) al Sud chi si fa largo in questo modo è solo il 9,7 per cento. Il Governo ha intenzione di spingere l’accleratore proprio sulla liberalizzazione del collocamento. Che si attuerà su due fronti: apertura a tutti i soggetti privati, incluse le agenzie di interinale che oggi sono fuori per espresso divieto della legge del ’97, e alleggerimento burocratico delle procedure di assunzione e passaggio dagli uffici di collocamento. L’obiettivo è quello di creare una rete capillare sul territorio di agenzie e "dirottare" il servizio pubblico sulle fasce deboli e sull’azione di prevenzione della disoccupazione di lunga durata. «Abbiamo — dice Maurizio Sacconi, sottosegretario al Lavoro — un record negativo in Europa in questo campo, il 9% di senza lavoro di lungo periodo. Ma il problema è anche nel tasso di occupazione generale che è tra i più bassi nell’Unione». L’obiettivo è dunque spogliarsi di questa "maglia nera" e cercare di guadagnare terreno e posizioni intervenendo oltre che sul collocamento anche sugli strumenti contrattuali. Le misure, dopo la discussione con le parti e l’eventuale placet sul pacchetto, saranno inserite con ogni probabilità nella Finanziaria, o meglio nei disegni di legge collegati. Più che interventi articolati, si tratterà di togliere, sfoltire e deregolare. Non solo sul collocamento, anche sul part-time è allo studio uno sfoltimento della parte relativa alle clausole elastiche, quelle cioè che regolano i cambiamenti di fascia oraria, e una rivisitazione dei meccanismi di incentivazione che fino ad oggi hanno prodotto esiti debolissimi. In quest’ottica di svecchiamento della strumentazione, forse si troverà spazio anche per un contratto nuovo, quello a progetto, dedicato soprattutto al terziario avanzato e alla new economy. Si tratta di una forma a tempo determinato, non legato a una durata prestabilita ma a una prestazione richiesta. L’articolo 18 entrerà nella discussione: l’approdo è tutto da vedere ma sarà sicuramente tra gli argomenti di discussione anche se il Governo non intende farne un punto dell’agenda. Anche sulla riforma della contrattazione il Lavoro lascia campo libero alle parti sociali ma il Governo è pronto a sostenere l’ipotesi di un decentramento contrattuale.
    Venerdí 27 Luglio 2001
 
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