Collocamento più efficiente

25/10/2002



          25 ottobre 2002


          ITALIA-LAVORO


          Collocamento più efficiente

          Via libera del Consiglio dei ministri al riordino del servizio pubblico in vista della deregulation

          Serena Uccello


          MILANO – L’obiettivo è ambizioso e si sviluppa su tre direzioni: «consentire il rispetto degli impegni assunti dall’Italia in sede europea, utilizzare in maniera efficace i fondi a sostegno di iniziative per l’occupazione stanziati nell’ambito del Fondo sociale europeo e risolvere i gravi deficit di funzionalità dei centri per l’impiego». Prende forma, con questa "dote", l’ultimo tassello normativo della riforma del collocamento pubblico. Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il decreto legislativo che, integrando e correggendo i contenuti di un precedente decreto (il 181 del 21 aprile 2000), introduce nuove disposizioni per il riordino del servizio pubblico. Riformato dalla legge 59 del ’97, il collocamento pubblico è stato infatti in questi anni al centro di un profondo processo di rinnovamento che ha trasformato i "vecchi" uffici in moderni centri per l’impiego, permettendo il passaggio da una logica di strutture a carattere esclusivamente burocratico-amministrativo a centri in grado di erogare servizi come l’orientamento e l’inserimento nel mercato del lavoro. Un cambio di funzioni che ha coinciso anche con un cambio dell’amministrazione di riferimento: i centri cioè, prima di competenza statale, sono passati sotto la giurisdizione delle regioni, in un primo momento, e poi delle province. Tanto basta per creare quello che il Governo ha definitivo come «un disordine normativo e una sovrapposizione di disposizioni che fanno capo a logiche contrastanti, in parte vincolistiche e in parte liberalizzanti». Per fare chiarezza e, soprattutto, per accrescere l’efficienza dei centri arriva ora questo provvedimento, «grazie al quale – spiega il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi – i servizi per l’impiego saranno liberati definitivamente da molte funzioni burocratiche e potranno dedicarsi a monitorare tutti i cittadini in età di lavoro, accompagnando loro come pure le imprese nei momenti della ricerca di lavoro o di lavoratori». Scompaiono, infatti, il vecchio libretto di lavoro e le liste collegate alla vecchia chiamata numerica, per far posto alla scheda anagrafica dei lavoratori, che costituirà il data base del sistema informativo lavoro (Sil). «Si affermano per la prima volta – aggiunge Sacconi – i diritti dei disoccupati involontari, ma anche i loro doveri per fruire dei sussidi al reddito». Secondo il sottosegretario, in questo «nuovo contesto normativo sarà ancora più agevole per i servizi per l’impiego sviluppare convenzioni con le associazioni di categoria per canalizzare la domanda di lavoro, e con gli istituti scolastici, le università, gli enti locali ed altri soggetti per canalizzare l’offerta di lavoro». La novità più importante riguarda proprio la definizione delle categorie che potranno usufruire del collocamento. Il testo stabilisce cosa si debba intendere per «stato di disoccupazione», per «giovani in cerca di occupazione» e chi sono «i disoccupati di lunga durata», in modo da calibrare sull’utenza gli interventi, a partire dalla possibilità di usufruire di un colloquio di orientamento entro tre mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione. Ma anche per vigilare sugli abusi: in caso di una mancata presentazione, senza giustificato motivo, alla convocazione dei centri o nel caso di rifiuto di un’offerta di lavoro a tempo pieno e indeterminato o comunque giudicata "congrua" può scattare la perdita dello «stato di disoccupazione». «Tutto ciò – continua Sacconi – è la premessa per la prossima riforma che, ragionevolmente entro pochi mesi, liberalizzerà gli operatori privati di servizi all’impiego».