Collocamento, la rivoluzione diventa un «affare privato»

13/01/2003


anno 10 numero 1
venerdì 10 gennaio 2002

1- Collocamento, la rivoluzione diventa un «affare privato»

2- E il Sil è rimasto impigliato… nella rete
3- Ma i centri servono a trovare un impiego?
4- Scompaiono le vecchie liste e nasce l’anagrafe

        MERCATO DEL LAVORO/1
        Nel 2003 la svolta per chi cerca un’occupazione
di ENZO RIBONI
        Collocamento, la rivoluzione diventa un «affare privato»
        C he cento fiori sboccino e mille scuole gareggino», diceva il presidente cinese Mao Tse Dong lanciando la rivoluzione culturale. Che i privati gareggino con il pubblico per far trovare lavoro ai disoccupati, dice il governo che sta facendo approvare la legge delega 848 di riforma del mercato del lavoro. Anche se, va subito detto, per ora c è ben poco da gareggiare visto che, tra collocamento pubblico e privato, oggi si arriva a malapena a intermediare il 4 di chi cerca lavoro. Mentre dunque si spera che la «rivoluzione» liberal-polista dia migliori risultati di quella maoista, il sottosegretario al welfare Maurizio Sacconi non teme l ottimismo: «Il 2003 sarà l anno dei cambiamenti concreti del mercato del lavoro. Si potrà accedere a una diffusa presenza di servizi pubblici e privati all impiego, in rete tra loro e con gli utenti». Ovvero servizi a disposizione di chi è a caccia di un impiego, capaci di compiere il miracolo mai avvenuto in Italia: far incontrare dove e quando serve domanda e offerta di lavoro. «Entro breve tempo – promette Sacconi – puntiamo a un tasso di intermediazione del 20 » .

        IN PRIMAVERA I DECRETI
        Si tratta di un sogno o di un futuro realistico? La 848 è al Senato e, dice Sacconi, «sarà approvata entro gennaio. In primavera vareremo i decreti delegati che renderanno operativi i servizi e le nuove forme contrattuali capaci di far aumentare il tasso di occupazione». Una promessa che punta sull arrivo massiccio dei privati, che dovrebbero diventare competitori dei Centri per l impiego pubblici Cpi , a tutto favore dei lavoratori che vedrebbero, dice Sacconi, «nascere un vero mercato del lavoro, finora mai esistito».
        Ma chi sono i privati che potranno fare mediazione di manodopera? A dire il vero qualcuno con questa facoltà esiste già. Sono le 25 agenzie di collocamento nate a partire dal dicembre 97 decreto legislativo 469 , un gruppo di società molto localizzate sul territorio e che, finora, ha scarsamente inciso nel mercato della forza lavoro. «Effettivamente – conferma Piergiorgio Valbonetti, presidente di Ascop, l associazione che ne raggruppa 23 – ci sono alcune società che sono quasi ferme, altre che ricercano solo una tipologia di lavoratori, per esempio gli infermieri. Trattiamo prevalentemente disoccupati di livello medio-basso, soprattutto giovani. Siamo cioè più o meno speculari al collocamento pubblico». Con in più, in quei pochi luoghi dove i Cpi funzionano, l handicap di una concorrenza gratuita che mette fuori gioco i privati autorizzati a farsi pagare dalle aziende ma non certo dai lavoratori .


        INTERINALE ALL’ASSALTO
        D altro canto la 848 sdogana dei veri fuoriclasse finora non autorizzati a fare mediazione, le società di lavoro interinale. Faranno la differenza per varie ragioni. Prima di tutto per le loro dimensioni: tra le 72 società autorizzate ci sono veri colossi multinazionali, dalla svizzero-francese Adecco, per esempio, all americana Manpower. Secondariamente per le centinaia di migliaia di curricula nel 2002 dovrebbero essere stati avviati circa 800mila rapporti di lavoro temporaneo che sono nelle loro banche dati, già pronte per il nuovo uso del collocamento a tempo indeterminato. Infine perché la loro presenza è capillare: quasi 4mila sportelli in tutta Italia con una sensibile prevalenza nel Centro-Nord .
        La legge lancia però anche nuovi e inaspettati «attori di mediazione» di manodopera che danno fastidio a molti: consulenti del lavoro, enti locali, università, enti bilaterali sindacati dei lavoratori e degli imprenditori . «Ci vuole parità di condizioni – si lamenta Egidio Garbelli, presidente di Assores, l associazione delle società di ricerca e selezione del personale – Nel senso che un consulente del lavoro, se vuol fare ciò che facciamo noi, cioè la caccia di teste a persone di professionalità medio-alta, deve creare una società come le nostre, con tutti gli oneri e le limitazioni che noi abbiamo già. Se ravviseremo spazi per una concorrenza sleale, non esiteremo ad andare a Bruxelles per avere giustizia».


        OPERAZIONE CONSULENTI
        Anche Enzo Mattina, presidente di Confinterim che raggruppa la maggioranza delle società interinali, esige chiarezza. «Nel nostro settore – sostiene – i consulenti potranno mettere in piedi società di lavoro temporaneo, cosa che non potevano fare con la legge istitutiva dell interinale. Ma niente di più». Con la 848, comunque, le occasioni di intervento nel collocamento della manodopera saranno più ampie per tutti i privati che abbiano disponibilità finanziarie, grazie alle nuove forme contrattuali introdotte, a partire dallo staff leasing. «I lavoratori – spiega Garbelli – verranno assunti a tempo indeterminato da società apposite, le quali, poi, li cederanno in leasing alle aziende, anche per un periodo prolungato. Per fare questa attività ci vorranno requisiti finanziari ancor più restrittivi di quelli imposti oggi alle società interinali». Anche se, per ora, le caratteristiche dello staff leasing sono ancora fumose. «Per esempio – sottolinea Mattina – non si sa se ci saranno limitazioni del periodo temporale di utilizzo o del numero di lavoratori impiegabili in ciascuna azienda».
        La nuova legge, sulla carta, permette a tutti di fare tutto previa autorizzazione o certificazione , dall interinale al collocamento, allo staff leasing, all outplacement ricollocamento di licenziati , alla ricerca e selezione. Ma ciò che farà la differenza sarà il contenuto dei decreti delegati, che, qualcuno a partire dai sindacati , teme possa liberalizzare eccessivamente il mercato del lavoro, con il pericolo di ampi spazi per un neocaporalato.
        «Non c è da preoccuparsi – giura però Sacconi – sarà un mercato aperto ma regolato e vigilato».




        MERCATO DEL LAVORO/2
        Doveva essere la Borsa delle opportunità via Internet
E il Sil è rimasto impigliato… nella rete
La domanda è stata posta più volte da Corriere Lavoro: che fine ha fatto il Sil? Istituito alla fine del 97, il Sistema informativo lavoro non è mai nato. La sua assenza è grave, perché il Sil dovrebbe essere una Borsa del lavoro telematica capace di far incontrare, via Internet in tempo reale, domanda e offerta di lavoro, il tassello indispensabile per rendere davvero efficiente qualunque cambiamento nella mediazione di manodopera.
Senza una rete globale che colleghi Cpi e collocamento privato, banche dati con i curricola dei lavoratori e richieste delle aziende che offrono posti di lavoro, i nostri servizi all impiego, se funzioneranno, continueranno a farlo a passo di lumaca.
Il governo Berlusconi aveva promesso che il Sil sarebbe stato operativo entro la fine dell anno scorso. A tutt oggi, invece, della tanto chiacchierata banca del lavoro non c è traccia. «Ma non è certo scomparsa – assicura il direttore generale per le reti informative e l osservatorio del mercato del lavoro, Giancarlo Scatassa – Si tratta solamente di un piccolo ritardo. Entro la fine del mese, infatti, avremo individuato tutte le soluzioni che governeranno il Sil, cioè gli standard operativi che permetteranno di farlo funzionare a livello nazionale, superando i sistemi diversi messi in piedi dalle regioni. Da febbraio, dunque, almeno per quattro o cinque regioni, un lavoratore potrà entrare nel sito del ministero e cercare lavoro da lì».
Che non sarà l ennesima promessa non mantenuta lo giura anche Natale Forlani, amministratore delegato di Italia Lavoro, l agenzia del ministero deputata alla realizzazione del portale Sil: «Su alcune regioni siamo già pronti, ma entro il 2003 dovremo riuscire a coprire i due terzi del territorio nazionale. Contemporaneamente avvieremo l integrazione pubblico-privato e, entro due anni, il sistema funzionerà a pieno ritmo».
E si arriverà così al 2004: l ultima volta che Sil fu annunciato «tra due anni» era il 1997.




        MERCATO DEL LAVORO/3
        I Cpi, strutture pubbliche di servizio che ci avvicinano all’Europa
        Ma i centri servono a trovare un impiego?
        Il 2003, promette il governo, sarà l anno delle grande svolta. Sarà il momento tanto atteso in cui, un lavoratore, disoccupato piuttosto che insoddisfatto e in cerca di un altro posto, entrerà in un Centro per l impiego Cpi e, come nei paesi più avanzati d Europa, presenterà il suo curriculum, riceverà consulenza di carriera e, alla fine, troverà il contatto giusto per ricollocarsi in un azienda. O almeno, assicurano al ministero del Welfare, sarà l anno in cui tutto ciò potrà cominciare. E un obiettivo perseguibile a breve scadenza? A giudicare dallo stato attuale dei Cpi, non possono che sorgere alcune perplessità.

        SERVIZI BOCCIATI
        I Centri, infatti, anche nell ultimo anno sono cresciuti in numero da poco più di 500 a 525 senza però riuscire a mordere proprio sui servizi per favorire l incontro domanda offerta di lavoro. La conclusione si ricava dall ultimo rapporto di monitoraggio maggio 2002 realizzato dall Isfol Istituto per lo sviluppo della formazione dei lavoratori sui Cpi.
        L indagine misura il grado di attivazione dei servizi, assegnando un voto da 1 a 3 a seconda che gli stessi siano di livello elementare, medio o avanzato. Ebbene, nessuna delle voci considerate raggiunge neppure il livello medio.
        I servizi per l orientamento dei lavoratori e per la consulenza alle imprese, in tutta Italia, sono quelli più disastrati: si fermano al voto 1,3 e precipitano a 0,7 nel Sud. Se la passano meglio i servizi per l accoglienza e informazione media 1,7 e quelli per l incontro domanda e offerta di lavoro che toccano quota 1,8, cioè la sostanziale sufficienza. Anche se, va ricordato, i voti non misurano né l efficienza né l efficacia dei servizi, ma solo la loro esistenza nei Cpi. Con l aggravante che il Sud resta sempre su voti compresi tra 0,8 e 1,3.
        «Nonostante questi dati che penalizzano il meridione – commenta Diana Gilli, responsabile Isfol – è proprio in quelle zone che si stanno vedendo i maggiori cambiamenti nei Cpi. Rispetto a prima, infatti, stanno utilizzando meglio i fondi europei, per esempio per migliorare la struttura delle sedi o per la formazione del personale. Certo, sull attivazione dei servizi e sull intermediazione di manodopera sono ancora indietro. Anche se su quest ultima voce nessun Cpi riesce ancora ad ottenere risultati efficaci».
        Questa inefficienza dipende anche dalla concezione ancora antiquata del tipo di attività che devono svolgere gli impiegati dei Cpi. Secondo l indagine, infatti, ancora gran parte del tempo lavorativo di questi operatori va ad intasarsi in adempimenti amministrativi , timbri, bolli e burocrazia varia, anziché finire in servizi utili per i lavoratori.
        In media, un Cpi italiano, nel 2001 ha fatto lavorare i suoi addetti su atti amministrativi per il 68,5 del tempo. A dire il vero la percentuale rappresenta un progresso rispetto al 2000, quando il tasso di burocratismo toccava il 72 , ma, certamente, resta ancora troppo alta. Con punte altissime in regioni come la Campania 81,8 , il Lazio 79,3 , la Calabria 76,5 e la Lombardia 73 e con zone di minor spreco temporale come Bolzano 43,5 o la Liguria 50,5.


        COME FARSI CONSIGLIARE
        «Intanto – spiega Gilli – è cresciuta la frequenza con la quale i lavoratori frequentano i centri: in media due volte il mese con punte di quattro. Inoltre ci vanno non solo per adempimenti amministrativi, per aggiornare la loro posizione nelle liste, ma anche per avere informazioni sulla loro occupabilità, per stabilire contatti, per farsi consigliare».
        E certo che restano rare le situazioni in cui ci si muove nella direzione di interventi mirati per battere la disoccupazione specifica. Per esempio quella femminile, che morde di più e, soprattutto, nel Sud. In tutta Italia solo il 24,8 dei Cpi più un altro 1,2 che li ha esternalizzati ha realizzato servizi all impiego dedicati alle donne. A fronte dell Umbria e del Molise, in cui tutti i Centri hanno uno sportello dedicato, ci sono regioni come Sicilia, Sardegna, Campania e Valle d Aosta in cui neanche un Cpi ha realizzato servizi mirati per le donne.





        MERCATO DEL LAVORO/4
        Un decreto modifica anche i «criteri dello stato di disoccupato»
        Scompaiono le vecchie liste e nasce l’anagrafe
        M entre sembra finalmente in dirittura d arrivo la legge delega che liberalizza il collocamento privato, è appena entrato in vigore un decreto legislativo che cambia drasticamente il collocamento pubblico. Il provvedimento è frutto della delega contenuta nell art. 45 della legge n.144 del 1999 e dovrebbe «agevolare l incontro tra domanda e offerta di lavoro». La novità più evidente è l abolizione di qualcosa che, finora, è servita a poco: le liste di collocamento. In loro vece viene istituita l «anagrafe dei lavoratori», ovvero l insieme delle schede professionali e, appunto, delle schede anagrafiche dei lavoratori che andranno a costituire la base dei dati del Sil, il sistema informativo lavoro non ancora operativo .
        Altra grande novità del mercato del lavoro è il cambiamento dei criteri con i quali viene riconosciuto lo «stato di disoccupazione» di un lavoratore.
        Gli interessati all accertamento dovranno presentarsi entro 180 giorni dall entrata in vigore del decreto per rendere la loro dichiarazione. Viceversa lo stato di disoccupazione verrà perso se non ci si presenterà alla convocazione del servizio competente o se verrà rifiutata una «congrua» che vorrà dire? «offerta di lavoro a tempo indeterminato, o superiore a otto mesi, senza giustificato motivo».
        D altro canto i centri per l impiego non dovranno dormire sugli allori, ma darsi da fare come mai hanno fatto finora. Dovranno infatti offrire ai disoccupati colloqui di orientamento entro tre mesi dall inizio della disoccupazione, oltre che la proposta di adesione a iniziative di inserimento lavorativo oppure di formazione o, ancora, di riqualificazione professionale.
        Un mese in più, prima della proposta, è previsto nel caso di adolescenti, giovani e donne in cerca di reinserimento lavorativo, mentre per i soggetti a rischio di disoccupazione di lunga durata, si sale fino a un massimo di sei mesi di attesa.