Collaboratori, rebus aliquota

26/01/2004



      Sabato 24 Gennaio 2004
      NORME E TRIBUTI


      Collaboratori, rebus aliquota

      Previdenza – Dopo la circolare dell’Inps incerta l’equiparazione al prelievo per i commercianti


      Anche per i collaboratori coordinati e continuativi privi di copertura previdenziale obbligatoria c’è incertezza sulla nuova aliquota contributiva da applicare. Questo quanto emerge dalla circolare 9/04 dell’Inps che illustra gli effetti previdenziali prodotti dalla riforma Biagi e dalla legge 326/03 su collaborazioni coordinate e continuative e lavoro occasionale (si veda «Il Sole 24-Ore» di ieri). I chiarimenti. L’Istituto elenca i soggetti obbligati alla gestione separata, rappresentati dai collaboratori coordinati e continuativi, dai prestatori di lavoro occasionale (e dai venditori a domicilio) con reddito annuo superiore a 5mila euro. Nella categoria dei co.co.co. debbono intendersi compresi tutti i rapporti riconducibili all’articolo 409 del Codice di procedura civile. La distinzione tra co.co.co per i quali è obbligatoria l’esistenza di un progetto e collaborazioni che rimangono, invece, escluse dall’area del progetto (articolo 61, comma 3 del decreto legislativo 276/03) non assume alcun rilievo sotto il profilo previdenziale. E, infatti, entrambe le tipologie di co.co.co, vanno iscritte alla gestione separata. Considerato che tra le co.co.co escluse dall’obbligo del "progetto" ci sono anche le «prestazioni occasionali», ovvero quelle caratterizzate dai requisiti del compenso non superiore a 5mila euro e dalla durata non superiore a 30 giorni nel singolo anno, ne discende, per l’Inps, che anche queste ultime sono tenute agli obblighi contributivi verso la gestione separata. I dubbi. La circolare Inps, però, rinvia a un successivo intervento due importanti questioni, quali la nuova aliquota contributiva per i co.co.co privi di una forma di previdenza obbligatoria e quella relativa ai criteri e modalità di versamento per i prestatori di lavoro occasionale. Con riferimento all’aliquota dovuta dai co.co.co privi di copertura previdenziale (pari al 14% per il 2003) i dubbi sono nati dall’articolo 45 del Dl 269/03 che prevedeva con decorrenza 1° gennaio 2004 l’equiparazione dell’aliquota contributiva di questi soggetti a quella degli iscritti alla gestione commercianti. La prima perplessità nasce dal fatto che la gestione commercianti prevede due aliquote (17,39% e 18,39%, pari alle aliquote previste per il 2003 aumentate dello 0,20% in base alla legge 449/97) che corrispondono a due massimali diversi (37.884,08 euro e 82.402,00, pari ai massimali del 2003 rivalutati secondo l’indice Istat). Anche dopo la circolare permane, quindi, il dubbio se ai co.co.co si devono applicare entrambe le aliquote con i relativi massimali, ovvero un’aliquota e il massimale dei "nuovi iscritti". Al riguardo bisogna ricordare che l’articolo 45 recita che «dall’1.1.2004 l’aliquota degli iscritti alla gestione separata senza altra forma di previdenza obbligatoria è stabilita in misura identica a quella prevista per la gestione commercianti»: pertanto un’interpretazione letterale potrebbe far ritenere che i co.co.co senza altra copertura ereditino dalla gestione commercianti solo l’aliquota pensionistica e non l’intero sistema. Rimangono, pertanto, dubbi sull’esatta misura della nuova aliquota. Questa potrebbe, infatti, essere pari al 17,89%, corrispondente al 17,39% (aliquota pensionistica della gestione commercianti) più lo 0,50% destinato, invece, al finanziamento di prestazioni di maternità, assegni nuclei familiari e ricovero ospedaliero. Molti interpreti ritengono, invece, che l’aliquota debba essere il 17,80%, posto che lo 0,09% ricompreso in quella dei commercianti è destinato a finanziare la "rottamazione" delle licenze commerciali. Per quanto concerne, invece, la nuova categoria dei collaboratori occasionali con reddito annuo superiore a 5mila euro da assicurare dal 1° gennaio l’Inps si riserva di fornire istruzioni per il versamento.

      BARBARA MASSARA