Collaboratori all’appello per i sostegni al «nucleo»

05/12/2002




            5 dicembre 2002

            NORME E TRIBUTI
            Collaboratori all’appello per i sostegni al «nucleo»
            GIUSEPPE RODÀ


            Conto alla rovescia per i parasubordinati che hanno diritto, dal 1º gennaio 1998, agli assegni per il nucleo familiare . L’Inps, con un comunicato stampa, segnala che scade il prossimo 31 dicembre il termine di presentazione della richiesta per gli assegni per il nucleo familiare a partire dal 1º gennaio 1998. Il decreto interministeriale (Welfare ed Economia) del 4 aprile 2002 (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» 136 del 12 giugno 2002 ed entrato in vigore lo stesso giorno) ha dettato le regole applicative per gli assegni di maternità e al nucleo familiare nei confronti degli iscritti alla gestione separata (articolo 2, comma 26, della legge 335/95), tenuti al versamento anche della contribuzione dello 0,5% per l’allineamento di queste prestazioni economiche alle forme e alle modalità previste per il lavoro dipendente. La fonte normativa di tale allineamento è contenuta nell’articolo 80, comma 12, della legge 388/2000 (norma di interpretazione autentica dell’articolo 59, comma 16, della legge 449/97). Trattandosi di interpretazione autentica gli effetti sono retroattivi al 1º gennaio 1998. Il decreto 4 aprile 2002 ha abrogato il Dm 27 maggio 1998, introducendo il diritto all’indennità di maternità (in luogo dell’assegno di parto), l’indennità in caso di adozione o affidamento e l’indennità di paternità. Sul piano dell’assegno per il nucleo familiare ha eliminato le limitazioni relative alla composizione del nucleo familiare e i limiti di reddito pro capite. Dal 1º gennaio 1998, l’assegno per il nucleo familiare viene corrisposto anche ai nuclei composti da due genitori e un figlio minore e ai nuclei senza figli minori (esclusi dalla precedente normativa) con gli stessi criteri che disciplinano l’individuazione del nucleo per l’erogazione della prestazione ai lavoratori dipendenti. Il 70% del reddito complessivo che deve derivare dalle attività previste dall’articolo 2, comma 26, della legge 335/95. Comprensiva di ogni altra indennità per malattia, la "maternità" spetta, dal 1º gennaio 1998, per i due mesi precedenti la data del parto e per i tre mesi successivi. A differenza delle lavoratrici dipendenti non è prevista l’indennità per interdizione anticipata dal lavoro poiché per le autonome non c’è obbligo di astensione dal lavoro. Nei 12 mesi precedenti i due mesi anteriori alla data del parto devono risultare attribuite almeno tre mensilità del contributo dello 0,50 per cento. L’indennità di maternità è prevista anche in caso di adozione o affidamento per i tre mesi successivi all’effettivo ingresso nella famiglia della lavoratrice del bambino che non abbia superato l’età di 6 anni all’atto dell’adozione o affidamento (fino alla maggiore età in caso di adozione o affidamento preadottivo internazionale; tale estensione ha efficacia dal 1º maggio 2000 secondo la circolare Inps 97/2001). Il requisito minimo contributivo delle tre mensilità deve essere individuato nei 12 mesi precedenti la data di effettivo ingresso del minore nella famiglia della lavoratrice. Se al momento dell’evento indennizzabile la lavoratrice madre non risulti più iscritta alla gestione separata ma abbia comunque raggiunto il requisito contributivo minimo, il diritto è comunque acquisito, salvo che la lavoratrice non abbia diritto a prestazioni di importo più elevato in relazione a un’attività lavorativa subordinata o autonoma prestata successivamente.