Collaboratori a proroga limitata

27/09/2004


            sabato 25 settembre 2004

            sezione: NORME E TRIBUTI – pag: 29

            RIFORMA BIAGI • Il correttivo al Dlgs 276 prevede il rinvio di un anno solo se c’è accordo sindacale

            Collaboratori a proroga limitata
            Nella riconduzione a un progetto rivedibili i diritti derivanti da un rapporto di lavoro già in essere

            ALFREDO CASOTTI

            Gli accordi sindacali aziendali non potranno prorogare per più di un anno, dal 24 ottobre 2004, gli effetti dei "vecchi" contratti di collaborazione coordinata e continuativa che, senza l’accordo, cesseranno i solo effetti da tale data se non saranno ricondotti al nuovo contratto "a progetto". È questa una delle modifiche che entreranno in vigore dopo la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» del decreto correttivo al 276/2003 e che hanno ulteriormente ristretto l’ambito di operatività delle collaborazione instaurate secondo la normativa previgente.

            Il comma 1 dell’articolo 86 del Dlgs 276/03 stabiliva, come regola generale, la possibilità, per i contratti in essere al 24 ottobre 2003 stipulati seconda la normativa previgente, di continuare nella loro efficacia fino a scadenza e in ogni caso non oltre un anno dalla data di entrata in vigore dello stesso Dlgs 276/03. E ancora si prevedeva che termini diversi e anche superiori all’anno avrebbero potuto essere stabiliti nell’ambito di accordi sindacali di transizione al nuovo regime.

            Con il decreto correttivo approvato il 3 settembre dal Consiglio dei ministri tale formulazione è stata profondamente rivista. Si prevede infatti, in sede di correzione, che termini diversi — comunque non posteriori al 24 ottobre 2005 — di efficacia delle collaborazioni coordinate e continuative stipulate ai sensi della disciplina vigente potranno essere stabiliti nell’ambito di accordi sindacali di transizione al nuovo regime di cui al presente decreto, stipulati in sede aziendale con le istanze aziendali dei sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale.

            Si passa quindi da una previsione assolutamente "aperta" a una chiusa e determinata che consente il termine massimo di un anno di ulteriore proroga dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa, fino al 24 ottobre dell’anno prossimo.

            Si dovrà pertanto avere attenzione a entrambe le scadenze. La prima è quella del 24 ottobre prossimo allo spirare della quale i contratti esistenti e che non potranno essere ricondotti a un progetto o a una fase di esso, cesseranno definitivamente la loro efficacia e potranno essere trasformati in uno dei contratti previsti dal Dlgs 276/03 o preesistenti.

            La seconda è quella del 24 ottobre 2005 prevista, come si è detto, dal decreto correttivo e alla quale i contratti, oggi in essere e stipulati seconda la vecchia normativa, potranno essere condotti, a condizione che esistano accordi sindacali di transizione al nuovo regime stipulati prima del 24 ottobre 2004.

            Il decreto correttivo richiamato provvede anche a sostituire l’articolo 68 del Dlgs 276/03, prevedendo che nella riconduzione a un progetto, programma di lavoro o fase di esso dei contratti a progetto, i diritti derivanti da un rapporto di lavoro già in essere possono essere oggetto di rinunzie o transazioni tra le parti in sede di certificazione del rapporto di lavoro di cui al Titolo VIII del presente decreto legislativo secondo lo schema dell’articolo 2113 del Codice civile.

            La previsione riguarda solo il contratto a progetto ma non sarebbe stato male allargare tale possibilità anche ad altri contratti di lavoro che comunque entrano in gioco nel passaggio dalla vecchia alla nuova normativa. Ci si poteva aspettare, lecitamente, che il decreto correttivo, almeno in materia di contratto a progetto, intervenisse su alcuni punti di criticità da più parti segnalati in questo primo periodo di vigenza delle nuove disposizioni, cosi che oggi imprese e collaboratori potessero tranquillamente gestire i loro rapporti nella certezza degli obblighi e doveri reciproci.

            Così non è stato; bisognerà quindi attendere l’ulteriore revisione programmata per la fine del periodo di transitorietà, il che consentirà indubbiamente di "smaltire" tutti quei contratti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati senza i necessari presupposti, sperando che tutti trovino adeguata collocazione in una delle tipologie che, oggi, il mercato del lavoro consente.