COLF: UNA REGOLARIZZAZIONE CHE NON FARA’ EMERGERE IL LAVORO NERO

29/01/2002

FILCAMS-Cgil
FISASCAT-Cisl
UILTUCS-Uil
FEDERCOLF

29 GENNAIO 2002

COLF: UNA REGOLARIZZAZIONE CHE NON FARA’ EMERGERE IL LAVORO NERO

Il 14 dicembre Filcams Fisascat Uiltucs e Federcolf hanno chiesto al ministro del Lavoro un incontro per discutere la regolarizzazione delle migliaia di colf straniere – in parte clandestine, in parte con permesso di soggiorno turistico – che lavorano in nero nel nostro Paese. A tutt’oggi non abbiamo ricevuto risposta.

Scrivono i giornali che il governo è intenzionato a varare una norma per regolarizzare queste lavoratrici. Secondo quanto è stato scritto, per ottenere il permesso di soggiorno la colf dovrà dimostrare di essere regolarmente occupata da una certa data, di avere fissa dimora e di non avere precedenti penali. Il datore di lavoro dovrà pagare una certa quota di contributi arretrati e la colf dovrà versare una parte delle tasse. Sarà obbligatorio dichiarare da quanto è in atto il rapporto di lavoro.

Non è chiaro se tale provvedimento riguarderà tutte le colf o solo chi assiste anziani e/o bambini disabili.

Filcams Fisascat Uiltucs e Federcolf non condividono tale impostazione.

A nostro avviso le modalità enunciate per la regolarizzazione non faranno emergere, se non in minima parte, il lavoro nero. Le quote di contributi arretrati che le famiglie dovranno versare e le imposte a carico delle lavoratrici rappresentano un deterrente all’emersione.

In Italia, chi occupa colf è nella maggioranza dei casi un pensionato o una famiglia di ceto medio. Il provvedimento così congegnato favorirà, ancora una volta, le famiglie ricche.

E ancora una volta si studiano provvedimenti senza sentire il parere delle parti sociali interessate.

Le lavoratrici immigrate hanno bisogno di noi come noi abbiamo bisogno di loro. Le colf straniere sono indispensabili alle famiglie italiane per sopperire a necessità che si chiamano: invecchiamento della popolazione, denatalità, mancanza in tantissime regioni di assistenza domiciliare e di asili nido. Le famiglie sono costrette a trovare soluzioni individuali.

Uscire dal sommerso, avere un contratto di lavoro regolare e un permesso di soggiorno per lavoro, consentirà non solo di rispondere a dei bisogni reciproci, ma permetterà a migliaia di persone – in prevalenza donne – di avere dei diritti negati dal costante ricatto del “ rimpatrio”.

Filcams Fisascat Uiltucs e Federcolf ritengono necessario eliminare la retroattività dei contributi e delle imposte e estendere il provvedimento a tutte le colf, sia che svolgano un lavoro di assistenza, sia che attendano ai lavori domestici.

E’ inoltre necessario, se si vuole far emergere il lavoro nero, intervenire sulla deducibilità fiscale dei costi sostenuti dalle famiglie. La legislazione vigente prevede una parziale deducibilità fiscale sui contributi che i datori di lavoro versano: occorre andare oltre.