Colf, un bollettino da oltre mille €

29/09/2003


      Lunedí 29 Settembre 2003

      Sanatoria/2


      Colf, un bollettino da oltre mille €

      Sanatoria/2 – Ammonta esattamente a 1.202 euro l’esborso totale da versare all’Inps per un rapporto di lavoro domestico da 25 ore alla settimana


      La sanatoria chiama alla cassa per chiudere i conti con l’Inps. Proprio in questi giorni, infatti, la maggior parte dei datori di lavoro che ha attivato (entro l’11 novembre 2002) la procedura di legalizzazione di colf e badanti extracomunitari – e che ha presentato all’Inps la formale denuncia di rapporto di lavoro (modello LD09) – sta ricevendo i bollettini di pagamento. Così, in vista della scadenza del 10 ottobre per il versamento della contribuzione del trimestre in corso, conviene fare il punto per quantificare il conto complessivo – cioè con gli arretrati – della sanatoria (si veda l’esempio pubblicato a fianco).
      La data di partenza. Innanzitutto, tenendo conto della concatenazione dei vari periodi previsti dalla legge Bossi-Fini (legge 189/2002) si deve segnalare che esiste una ripartizione temporale infra trimestrale che riguarda la generalità dei datori di lavoro. Si tratta dei periodi di lavoro effettuati dai collaboratori domestici e dai/dalle badanti dal 10 giugno 2002 al 9 settembre 2002 e dal 10 settembre 2002 in poi.
      Il periodo coperto da forfait. Per i periodi di lavoro effettuati dal 10 giugno 2002 al 9 settembre 2002 i relativi versamenti sono già stati effettuati da tutti i datori di lavoro entro l’11 novembre 2002 (decreto ministeriale 26 agosto 2002). Infatti erano compresi nel contributo forfettario di 290 € che oltre a regolarizzare la posizione del lavoratore extracomunitario in materia di permesso di soggiorno – richiesto a corredo della denuncia di emersione – ha consentito agli stessi di adempiere (con 268 € escludendo i 22 di spese amministrative), anche agli obblighi previdenziali relativi ai 90 giorni antecedenti il 10 settembre 2002, data di entrata in vigore della legge Bossi-Fini. L’arretrato. Per mettersi in pari con il pagamento relativo al periodo 10 settembre 2002-28 giugno 2003 si devono considerare i relativi trimestri di riferimento. È opportuno ricordare che, per tutti i periodi scaduti, il versamento deve avvenire entro i 30 giorni successivi alla data riportata sulla lettera che accompagna l’emissione dei moduli di pagamento. Seguendo le comuni regole che disciplinano i versamenti della contribuzione domestica, per quietanzare questi arretrati a cavallo tra il 2002 e il 2003, si dovranno compilare ben quattro distinti bollettini di conto corrente. Operando in ordine cronologico, la redazione dei primi due moduli riguarderà la parte residuale del terzo trimestre dell’anno scorso, ovvero le ultime tre settimane di settembre (da martedì 10 a sabato 28 settembre) e l’intero quarto trimestre del 2002 che, ai fini del computo del ore lavorate è compreso tra domenica 29 settembre e sabato 28 dicembre. Chiaramente, per le operazioni di calcolo della contribuzione dovuta per l’anno 2002 si dovrà operare con la tabella relativa a quell’anno (pubblicata di fianco in basso). Con il terzo e il quarto modello i datori di lavoro dovranno versare, rispettivamente, la contribuzione relativa al primo (da domenica 29 dicembre a sabato 29 marzo 2003) e al secondo trimestre 2003 (da domenica 30 marzo a sabato 28 giugno 2003). I conteggi, in questo caso, dovranno essere effettuati con la tabella relativa al 2003.
      Gli sconti del Fisco. Il collegato fiscale alla Finanziaria 2000 prevede la deducibilità dei contributi obbligatori versati per gli addetti ai servizi domestici e per l’assistenza personale e familiare. Lo sgravio è consentito in relazione alla sola quota obbligatoria a carico dei datori di lavoro che potranno portare in deduzione nella dichiarazione del 2004 i contributi versati nell’anno 2003. Si ricorda che il datore di lavoro, ai fini degli accertamenti fiscali (articolo 43, Dpr 600/73), è tenuto a conservare la documentazione comprovante i versamenti effettuati (ricevute di versamento) e a esibirla agli uffici dell’amministrazione finanziaria in caso di richiesta. L’importo massimo che il datore di lavoro può dedurre dal proprio reddito complessivo è di 1.549,37 € all’anno.