Colf, sulla sanatoria il rebus contributi

24/07/2002

24 luglio 2002



Spunta il rischio di richieste per gli anni pregressi
Colf, sulla sanatoria il rebus contributi
È oramai chiarito che la procedura per la regolarizzazione di colf e badanti extracomunitari è demandata alle Poste le quali trasmetteranno, tramite il loro Centro servizi, i dati acquisiti alle ex Prefetture, al Centro elaborazione nazionale della Ps di Napoli e alle questure. Anticipando i tempi, la circolare 13/2002 del ministero dell’Interno (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri) avverte che le istanze saranno suddivise, a seconda che si tratti di lavoro domestico o subordinato, in ottemperanza all’ordine del giorno con il quale il Governo si impegna a presentare un provvedimento – contestualmente all’entrata in vigore della nuova legge ipotizzata ai primi di settembre – di legalizzazione degli irregolari extracomunitari, che prestano lavoro subordinato, alle stesse condizioni previste dall’articolo 33 della nuova legge. Ricevuta l’istanza, saranno le ex Prefetture a convocare le parti che, presentandosi all’apposito, istituendo, Sportello polifunzionale, acquisiranno il codice fiscale per il lavoratore, passando quindi alla postazione della Prefettura per l’esame nel merito della dichiarazione, al rappresentante dell’Ufficio provinciale del lavoro per la stipula del contratto di soggiorno per lavoro e, infine, alla postazione della questura per la consegna del permesso di soggiorno. Sarà cura dell’Inps definire la posizione contributiva del lavoratore straniero. Fin qui tutto sembra facile. Ma dalla lettura dell’articolo 33 emergono alcuni aspetti sostanziali di non altrettanto facile lettura. Ci si chiede, per esempio, l’effetto che la presentazione di emersione produce in ordine ai periodi pregressi stante che, presupposto oggettivo, per accedere ai benefici è che il lavoratore sia stato occupato presso il datore «nei tre mesi precedenti» la data di entrata in vigore della legge. Le istruzioni rilasciate dall’Interno precisano, a tal proposito, che all’istanza deve essere allegata l’attestazione del versamento di un trimestre di contribuzione, in misura forfettaria, il cui importo non è ancora noto ma che potrebbe equivalere alla classe più bassa di contribuzione stabilita per i collaboratori familiari. Il comma 6 dello stesso articolo 33 rimanda, però, a un decreto ministeriale (ancora da emanare) la determinazione delle modalità di corresponsione, di somme e interessi dovuti per i contributi previdenziali concernenti i periodi denunciati antecedenti ai tre mesi di cui sopra. Il riferimento ai «periodi denunciati» sembra in contrasto con la regolarizzazione «forfettaria» e nel far intendere che è possibile regolarizzare periodi di lavoro superiori a tre mesi, non sembra precludere un’eventuale richiesta di maggiore contribuzione, da parte del lavoratore o degli enti. Anche se il dichiarante non è punibile per le violazioni in ordine al lavoro dello straniero regolarizzato, è questo un punto che richiede un intervento chiarificatore: è pur vero che i datori di lavoro che presentano la dichiarazione di emersione del cittadino straniero non saranno punibili per la violazione delle norme relative al soggiorno e al lavoro, in relazione all’occupazione dei lavoratori regolarizzati, ma la sanatoria non appare compatibile con la possibilità di ulteriori, eventuali, richieste. Ulteriori chiarimenti, inoltre, sarebbero opportuni su alcuni aspetti del contratto di soggiorno della durata di un anno che deve essere conforme al dettato dell’articolo 5-bis del Dlgs 286/98, introdotto dall’articolo 6 della nuova legge sull’immigrazione. Il titolo di soggiorno, infatti, deve contenere la garanzia da parte del datore della disponibilità di un alloggio i cui costi potranno essere posti a carico del lavoratore a condizioni che sono, anch’esse, demandate a un regolamento da emanare entro sei mesi dall’entrata in vigore della nuova legge, quindi, al momento non passibili di valutazione.
Maria Rosa Gheido