“Colf” Più della metà arriva dall’Est (5)

04/04/2007
      del Lunedì
    lunedì 2 aprile 2007

    Pagina 5 – In primo piano

    Il Welfare privato
    Viaggio nel pianeta assistenza

      Intervento

      Più della metà arriva dall’Est

        di Gian Carlo Blangiardo*

        Nel variegato mondo dell’immigrazione proveniente dai Paesi a forte pressione migratoria l’area della collaborazione familiare, rivolta ai lavoratori domestici e/o di assistenza ad aziani e (meno frequentemente) bambini, occupa un ruolo di primo piano. L’indagine nazionale svolta dalla Fondazione Ismu, su incarico del ministero del Lavoro, ha stimato che vi fossero in Italia a metà 2005 circa 536mila donne impegnate in tale ambito. Se si considera che, alla stessa data, le corrispondenti stime sulla presenza globale erano nell’ordine di 3,4 milioni di unità, ci si rende conto che un immigrato su sette risulta funzionale ai servizi alle famiglie, un rapporto che sale a circa uno su tre se ci si limita al solo universo femminile.

        I numeri

          D’altra parte, i dati della stessa ricerca segnalano un’incidenza di domestiche che raggiunge il 39% tra le immigrate in condizione professionale (per 2/3 impegnate "a ore") e che si somma a un 16% di assistenti domiciliari e un 5% di baby sitter. Il Centro-Nord conteggia il 28% di lavoratrici impegnate in attività domestiche – il 9% fisse e il 19% a ore – e il 15% dedite all’assistenza domiciliare, nel Mezzogiorno i corrispondenti valori sono il 35% (con un rapporto assai più sbilanciato verso l’impegno fisso) e il 26% rispettivamente. In ultima analisi, il lavoro in ambito familiare sembra configurarsi al Sud e nelle Isole come il sostegno economico prevalente per la donna immigrata: esso coinvolge quasi due lavoratrici su tre e supplisce la nota carenza di opportunità occupazionali nei settori della produzione e dei servizi. Al Nord la situazione è diversa, orientata anche verso sbocchi occupazionali di altro genere: basti pensare che le domestiche in Lombardia sono "solo" il 26% e le assistenti domiciliari si attestano attorno al 13 per cento.

          L’identikit

            I dati statistici nazionali mostrano come le immigrate coinvolte nei servizi domestici siano mediamente alle soglie dei 40 anni, per più della metà coniugate, nel 45% dei casi cattoliche – con un ulteriore 39% di altra religione cristiana – e sei volte su dieci in possesso di almeno un diploma di scuola media superiore. La provenienza è in gran parte riconducibile a poche nazionalità: ne bastano quattro (Romania, Ucrania, Albania e Filippine) per aggregare il 57% dei casi e includendone altre quattro (Moldavia, Polonia, Perù e Ecuador) si arriva a superare il 75%. Nel 30% dei casi, vivono sul luogo di lavoro, anche se non mancano crescenti soluzioni di autonomia abitativa che arrivano sempre più spesso alla proprietà dell’alloggio (in Lombardia la stima nel 2006 è attorno al 10%). Rispetto al reddito, le lavoratrici in ambito familiare guadagnano mediamente poco meno di 700 euro al mese, ma con una variabilità territoriale che segnala valori più alti nelle regioni del Centro-Nord. Il dato lombardo per l’anno 2006 è infatti nell’ordine di poco più di 800 euro mensili con punte superiori a 1.ooo euro in circa un quarto dei casi.

          *Università degli studi Milano-Bicocca
          Fondazione Ismu