Colf nuove clienti: per i consulenti

08/04/2005
    venerdì 8 aprile 2005

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        Il nuovo modello Unico rende più complessi gli adempimenti delle collaboratrici domestiche.
        Colf nuove clienti. Per i consulenti
        La dichiarazione dei redditi si complica. E triplica i campi

          di Daniele Cirioli

          Devi assumere una colf? Fai attenzione al titolo di studio: bene se è ragioniera, ottimo se laureata in economia e commercio, superlativo se ha alle spalle qualche anno di praticantato in uno studio di consulente del lavoro. Non si tratta di nuove disposizioni legislative; ma è un suggerimento per non sentirsi in colpa alla cessazione del rapporto di lavoro. Il nuovo modello Unico da utilizzare per la dichiarazione dei redditi ha moltiplicato (elevandoli da 11 a 39) i campi del modello destinati all’indicazione dei redditi soggetti a tassazione separata erogati da datori di lavoro non sostituti di imposta, come sono le famiglie per i collaboratori domestici. Cosicché la situazione paradossale che si viene a creare è la necessità, per gli ignari collaboratori domestici, di rivolgersi a professionisti per venire a capo dell’obbligo di dichiarazione. Facciamo l’esempio di una colf o una badante che durante tutto il 2004 abbia percepito una retribuzione di 1.000 euro, a fronte della quale ha maturato il diritto alla buonuscita (trattamento di fine rapporto lavoro o tfr) per 74 euro. Per dire al fisco che ha incassato questa somma nel nuovo modello Unico, dovrà sborsare 150/200/300 e forse più euro (dipende dal luogo in cui si trova) al professionista al quale si vedrà costretta a rivolgersi per la compilazione della dichiarazione dei redditi.

          Il lavoro domestico

            Il lavoro domestico è soggetto a una propria disciplina speciale per gli aspetti legati a contribuzione e tassazione fiscale. È pur sempre un rapporto di lavoro subordinato: consiste, infatti, nella prestazione di un lavoratore che partecipa al funzionamento della vita familiare. Tra gli altri, sono considerati domestici gli autisti, i giardinieri, i custodi, i portieri e poi le più famose colf e badanti.

              La peculiarità del rapporto di lavoro riverbera gli effetti, come si accennava, specialmente con riguardo alle regole su contribuzione e tassazione. Per il primo aspetto, il datore di lavoro, che può essere una singola persona, una famiglia o anche una comunità religiosa, è tenuto ad assicurare il lavoratore all’Inps e all’Inail e a versare la relativa contribuzione. Per l’aspetto fiscale, invece, il datore di lavoro non è tenuto ad alcun adempimento. Infatti, la legge non lo individua sostituto d’imposta e, pertanto, non è obbligato ad effettuare le ritenute fiscali (Irpef) sulla retribuzione periodicamente corrisposta ai lavoratori domestici, e nemmeno a rilasciare alcuna documentazione ai fini fiscali.

                A proposito di retribuzione, questa è erogata con apposito prospetto paga (una ricevuta) e contiene, tra l’altro, il minimo contrattuale, gli scatti di anzianità, il superminimo, il vitto e l’alloggio (ovvero l’indennità sostitutiva qualora il lavoratore non ne usufruisca direttamente). Al lavoratore spettano anche la gratifica natalizia e la buonuscita, ossia il trattamento di fine rapporto lavoro che deve essere determinato, seguendo le regole previste per la generalità dei lavoratori subordinati (ex codice civile).

                  L’Irpef la paga la colf

                    La peculiarità del rapporto di lavoro domestico riverbera gli effetti anche sul collaboratore. Questi, infatti, è tenuto a provvedere autonomamente alla tassazione dei proventi (le retribuzioni incassate), presentando la propria dichiarazione dei redditi.

                      Alla risoluzione del rapporto di lavoro, il lavoratore incassa la buonuscita che, anche in questo caso, è liquidata senza applicazione della tassazione fiscale da parte del datore di lavoro. Il lavoratore, pertanto, è tenuto a indicarla in dichiarazione dei redditi.

                        Il Tfr in Unico 2005

                          I domestici che hanno risolto il rapporto di lavoro e percepito una buonuscita durante il 2004 avranno una brutta sorpresa quest’anno. Il modello Unico 2005, da utilizzare per dichiarare i redditi percepiti lo scorso anno, ha voluto perfezionare le informazioni riguardo ai redditi corrisposti da soggetti non obbligati per legge a effettuare le ritenute d’acconto e, rispetto agli anni passati, si è passati a una sezione più articolata nei dati. Il quadro di riferimento è contrassegnato dalle lettere RM, la sezione la XI (si veda la riproduzione in pagina).

                            Prima di tutto, il lavoratore domestico dovrà ripartire in due quote il trattamento di fine rapporto che va a denunciare: la parte riferibile (cioè maturata) fino al 31 dicembre 2000 e la parte maturata a partire dal 1° gennaio 2001 in poi. Con riferimento a quest’ultima quota, inoltre, dovrà ripartire quanto costituisce il capitale (ossia il tfr vero e proprio) e quanto è relativo alle rivalutazioni annuali, sulle quali, peraltro, andrà determinata l’imposta sostitutiva dell’11%. Tutti calcoli che sono necessari perché la tassazione del trattamento di fine rapporto lavoro segue distinte discipline, a seconda dell’epoca di riferimento. E siamo solo all’inizio: il lavoratore, poi, dovrà proseguire in una serie di calcoli che servono, tra l’altro, a determinare l’importo delle deduzioni che può operare sul trattamento di fine rapporto lavoro maturato fino al 31 dicembre 2000 (così da versare meno tasse), nonché quello delle detrazioni riconoscibili sul trattamento di fine rapporto lavoro maturato dal 1° gennaio 2001.

                              Non si ritiene di falsare il vero affermando che la compilazione del quadro RM è cosa praticamente impossibile a chi della consulenza del lavoro non ne ha fatto la sua professione. Fino allo scorso anno, la dichiarazione appariva più sostenibile ed era facilmente risolvibile (andavano indicati, tra l’altro, l’importo del trattamento di fine rapporto lavoro e la quota riferibile alle rivalutazioni per l’applicazione dell’imposta sostitutiva dell’11%) anche senza ricorso a esperti della materia. Da quest’anno (con riferimento ai tfr liquidati nel 2004) è necessario conoscere a fondo la disciplina sulla riforma della tassazione separata e della previdenza complementare. I primi a pagarne le spese saranno i datori di lavoro, cioè le famiglie, alle quali prima di tutto i collaboratori si rivolgeranno nella speranza di conoscere le informazioni dovute al fisco. (riproduzione riservata)