Colf: l’Inps attende 500mila ingressi

04/09/2002




      ITALIA-LAVORO


      Mercoledì 4 settembre 2002



      L’Inps attende 500mila ingressi

      M.Pe.


      MILANO – Già oggi in Italia colf e badanti regolari sono soprattutto extracomunitari. Presso l’Inps sono infatti 130mila gli iscritti provenienti dal di fuori dei confini dell’Unione europea, rispetto ai 120mila italiani. Grazie alla sanatoria inserita nella legge Bossi-Fini, la differenza è destinata ad aumentare ancora. Il lavoro domestico sarà sempre più appannaggio degli immigrati: basti considerare che alle Poste sono stati distribuiti oltre 700mila kit (modelli e allegati) per la regolarizzazione. Visto che non necessariamente a ogni kit corrisponderà una regolarizzazione (sia perché alcune pratiche avranno esito negativo, sia perché i moduli sono stati ritirati in blocco anche da consulenti) e che comunque fino all’11 novembre sarà possibile iniziare la pratica, le più recenti stime sugli effetti di questa parte della legge Bossi-Fini indicano 500mila nuove iscrizioni all’Inps di colf e badanti extracomunitarie. Grazie ai lavoratori domestici già regolari (in totale 250mila) nelle casse dell’Istituto previdenziale entrano ogni anno oltre 103 miliardi di euro. Se la stima di 500mila regolarizzazioni risulterà corretta, allora per l’Inps la legge Bossi-Fini – almeno limitatamente a questa parte – garantirà ulteriori 387.342.674 euro annui. È questa la cifra che si ottiene moltiplicando il numero delle regolarizzazioni previste per l’attuale contributo medio di colf e badanti già iscritte, pari a 794,55 euro all’anno. Ma quali sono, al di là della sanatoria, le regole attuali per l’assunzione dei lavoratori domestici extracomunitari? Se il lavoratore si trova al l’estero, prima che venga in Italia il datore di lavoro deve presentare domanda in carta legale all’ufficio provinciale del Lavoro per ottenere l’autorizzazione al lavoro della colf. Nella domanda si deve impegnare ad assicurare il lavoro per almeno 40 ore a settimana anche divise tra più datori di lavoro. Quindi deve assicurare la disponibilità di un alloggio adeguato, il versamento dei contributi Inps, la durata del rapporto di lavoro per 24 mesi e l’impegno a comunicarne la cessazione entro cinque giorni all’Ispettorato del Lavoro. Dovrà quindi confermare che la colf ha preso atto che non potrà, per almeno due anni, svolgere lavoro dipendente diverso da quello domestico, chiedere un nulla-osta provvisorio alla Questura e spedire alla colf nel Paese di residenza l’autorizzazione al lavoro sulla quale è stato apposto il nulla-osta. Dopo l’arrivo in Italia, il datore di lavoro deve chiedere all’Ispettorato provinciale del Lavoro il libretto di lavoro per la colf esibendo il permesso di soggiorno e l’autorizzazione al lavoro, effettuare la comunicazione alla questura entro 24 ore dall’inizio del rapporto di lavoro, comunicare entro 48 ore all’autorità di pubblica sicurezza se la colf è convivente; comunicare entro 20 giorni, all’anagrafe del Comune di residenza, l’eventuale convivenza della colf con la famiglia del datore di lavoro. Il datore di lavoro, infine, deve comunicare all’Inail l’assunzione del collaboratore domestico entro 24 ore.